In viaggio tra le fabbriche del sole in crisi

In Veneto già 1250 cassa integrati. Appello di aziende, sindacati e Istituzioni al Governo Monti

DA PADOVA

Con circa 200 imprese che formano il distretto fotovoltaico e un indotto di 5000 persone, la provincia di Padova rappresenta il cuore pulsante dell’industria del solare italiana che oggi rischia di arrestarsi. Il settore, colpito duramente già il maggio scorso all’epoca dell’approvazione dell’ultimo Conto Energia, è oggi in ginocchio a causa del dumping cinese e della stretta del credito da parte delle banche.

Per far fronte a questa emergenza economica ed occupazionale la Provincia di Padova e l’Assessore al Lavoro Massimiliano Barison, le associazioni sindacali e di categoria oltre alle imprese più importanti del settore hanno firmato un protocollo di intesa da presentare al Governo. Il documento si propone, in quattro punti, di delineare le strategie future a sostegno del comparto analizzando anche la situazione che, secondo i firmatari, si è aggravata a causa della mancanza di un piano energetico nazionale e dei ritardi di allaccio da parte di Terna o di Enel. La prima parte del documento analizza il settore; la seconda ne individua le criticità; la terza ne esplicita i costi e i benefici; la quarta elenca le proposte che aziende, associazioni di categoria e sindacati indicano al Governo e agli enti locali per rilanciare il settore.

Ad oggi le sette più importanti realtà del distretto (Solon, Helios Technology, X Group, Ecoware, Ambra Sol, Ecoprogetti ed Espe) hanno dovuto ricorrere alla cassa integrazione con ripercussioni disastrose sull’indotto di artigiani, fornitori e aziende collegate.

Andrea Bonato della FIM Cisl

“Da  novembre – ha spiegato Andrea Bonato della Fim Cisl – ci sono già 1250 lavoratori in cassa integrazione e altri 5 mila rischiano il posto nei prossimi mesi. Numeri spaventosi che si aggiungono al milione di euro già erogato nel 2011 solo per la cassa integrazione”. “Cancellare il lavoro per decreto – ha proseguito Bonato – così come il Ministro Romani ha fatto la scorsa primavera, è un’infamia che grida vendetta. Stiamo parlando di migliaia di persone e delle loro famiglie che hanno fatto tanti sacrifici per 1250, 1300 euro e per 7400 ore di lavoro all’anno, senza conoscere sabato o domenica di riposo”.

Ed è proprio dagli operai che comincia il viaggio nei dintorni di Padova dove le aziende, da fuori, sembrano solo aziende dove il personale è in ferie mentre, all’interno, le macchine si sono fermate da tempo. Alla Ecoware di Padova del gruppo Kerself, la produzione è ferma dal luglio scorso e da allora ci sono solo una decina di operai addetti alle macchine sui 120 a pieno regime.

Ma anche alla X Group di San Pietro Viminario, l’immenso stabilimento con oltre 40 milioni di investimento sui macchinari, tutto è desolatamente silenzioso. Fuori due grandi torri di pannelli fotovoltaici non funzionanti e qualche auto nel cortile. All’interno, nessuno alla reception, nessuno negli uffici e nessuno nell’immenso capannone. La catena di montaggio praticamente nuova che fino a qualche mese fa produceva celle che venivano assemblate per diventare moduli, oggi è spenta. “L’ultima linea di produzione – spiega Carlo Cotogni, amministratore unico di X Group – è stata inaugurata solo lo scorso mese di marzo e allora producevamo 150 megawatt. Oggi, dai 5 milioni di utili del 2010 (su 97 milioni di ricavi) siamo arrivati ad un passivo di 18 milioni di euro e la produzione di celle è crollata in pochi mesi. La discesa è stata da allora inesorabile: da 80 mila che producevamo nel 2009 siamo via via crollati dalle 40 mila prima alle 20 mila poi, fino allo zero di oggi. Il crollo non ha ovviamente risparmiato i nostri dipendenti. I primi ad essere colpiti dalla crisi sono stati 52 interinali, a cui è seguita la cassa integrazione per 70 persone. Anche la nostra sede di Latina ha subito questi tagli che in tutto hanno coinvolto 120 persone”.

Una crisi nella crisi che, secondo Andrea Bonato: “comunque andrà a finire  ci vorranno due mesi per far ripartire le macchine a pieno regime e riportare in uso la catena di montaggio”. Nel frattempo il piano di risanamento di X Group è già in atto anche se, secondo Cotogni: “il 2012 sarà più duro del 2011 a causa della crisi finanziaria. Da parte nostra continueremo a garantire i pagamenti attraverso i flussi che ci garantiscono i nostri parchi fotovoltaici realizzati per 16 MW in Emilia Romagna e in Puglia con l’obiettivo di far ripartire un’azienda che deve produrre celle italiane e lo deve fare al costo e, non al profitto”.

Per chi sta ancora producendo come la Helios Technology del gruppo Kerself con sede a Carmignano del Brenta, si aggiunge un altro problema: lo smaltimento delle scorte di magazzino. “Gli incentivi – secondo il responsabile operativo di Helios, Franco Tadiotto – hanno spinto tantissimi a buttarsi nel solare e oggi ne stiamo pagando le conseguenze. La sovraproduzione insieme al crollo dei prezzi, alla domanda che si è comunque arrestata a causa della crisi e del periodo invernale, oltre all’avanzata inesorabile dei cinesi verso i mercati europei, ci hanno messo in ginocchio. Ora la parola è alle banche da cui stiamo aspettando la ricapitalizzazione destinata a tutto il gruppo Kerself per circa 100 milioni di euro. A gennaio, dopo una serie di casse integrazioni a singhiozzo, prevediamo di ripartire a pieno regime e di reintegrare tutti i nostri 180 lavoratori”.

“Helios Technology – secondo Andrea Bonato – rappresenta l’eccellenza del fotovoltaico italiano e ci chiediamo perché in un paese come l’Italia non si riesca ad incentivare la ricerca e lo sviluppo e a premiare quelle aziende che lo fanno. Nel nostro paese chi lo fa viene quasi punito e ora più che mai sono necessari incentivi alla produzione piuttosto che ai consumi”.

Anche la Solon di Carmignano, business unit italiana del gruppo tedesco Solon che nei giorni scorsi in Germania ha visto l’apertura di un processo di pre insolvenza, dal 5 dicembre scorso e, fino al 17 di febbraio, ha previsto la cassa integrazione ordinaria per 80 persone. “Il business del fotovoltaico – ha spiegato Wojciech Swietochowsky, Amministratore Delegato della sede italiana – sta cambiando rapidamente perché, oltre agli stravolgimenti del mercato, siamo vicini alla grid parity, quando cioè l’energia solare costerà come quella tradizionale. Questo vuol dire che finalmente anche un privato potrà decidere di dotarsi di un impianto fotovoltaico, senza contare sugli incentivi perché produrre energia in autonomia costerà meno. Il futuro, a nostro avviso, è l’autoconsumo e i prodotti che il fotovoltaico dovrà proporre dovranno essere diversificati. Non ci sarà più posto per la speculazione e probabilmente dalla produzione di moduli ci si dovrà orientare soprattutto verso il servizio di alta qualità. La nostra speranza è che dall’Italia parta un’offensiva per aggredire gli altri mercati e portare così finalmente l’eccellenza italiana di questo settore nel mondo”.

Nel frattempo anche i Comuni si stanno attrezzando per far fronte all’emergenza. Il Comune di Carmignano del Brenta, su proposta del vice Sindaco, anche Assessore alle Politiche per il Lavoro e la Famiglia, Alessandro Bolis, ha approvato stamattina la Borsa per il lavoro solidale. “Un fondo straordinario – ha spiegato Bolis – del valore di 30 mila euro che coprirà 4000 ore di lavoro al mese e che coinvolgerà tutti i lavoratori in mobilità. Il fondo, gestito in collaborazione con cooperative e enti privati, si propone di sostenere o integrare gli ammortizzatori sociali per venire incontro alle aziende e a tutti i lavoratori del nostro comune temporaneamente in difficoltà”.

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24 Risposte a “In viaggio tra le fabbriche del sole in crisi”

  1. Georgio
    20 Novembre 2012 a 01:13 #

    Hello, everybody !
    PV modules overproduction&crisis is a due result of elaborated sales and distribution programme absence. PV modules producers&managers are ‘narcissusly’ short-sighted in a way and do not involve elementary outsourcing by ‘sales projects’tenders or freelancers with ‘peripheral vision’.No sales – no funds.
    Is production for the sake of production to pile up store-houses ?
    To be short, I had to be involved with the problem because one of PV modules producers is my debtor. But the company can not recover my credit. I had to rack my brains to get back my money. I found prospect consumers for about 20,000 wind-and-solar modules. Now I shall have to talk my debtor into the project.
    There are more place with more consumers. Siesta is a good habit but not for all times. Hunger can be stronger than mind laziness.

  2. gini franco
    24 Gennaio 2012 a 17:39 #

    Gentile Lucia; da dicembre 2011 a Merano, la MEMC (multinazionale americana) che produce silicio policristallino partendo dalla TRASFORMAZIONE della silice a TCS ha fermato l´impianto (che serve anche per produrre silicio per l´elettronica)con la conseguenza di 350 lavoratori in C.I., imp. inaugurato nel corso del 2011 per una spesa di circa 190 milioni di euro. Direzione e sindacato si muovono per chiedere una riduzione del costo dell´energia, materia prima usata in grande quantitá, ma (secondo me) non é la vera causa della crisi. Anche quando é iniziato la costruzione del nuovo imp. il costo dell´energia era noto all´imprenditore.. .quindi??
    La vera causa,(secondo me) purtroppo é cambiato il vento delle politica ambientale internazionale a favore del petrolio, nucleare, utilizzatori di energie fossili e che questo governo MONTI si é ben guardato di prendere posizioni chiare anzi é favorevole alle trivellazioni per cercare petrolio. La frittata é pronta. C´é bisogno di regole. Una potrebbe essere che i pannelli fossero posti in vendita accompagnati da una certificazione ambientale che ne attesti che si é usata per costruirli,energia pulita, questo potrebbe servire per battere la concorrenza cinese che invece usa quella proveniente da energie fossili; e quindi inquinanti. Poi il denaro pubblico deve servire per le aziende che sviluppano ricerca e innovazione e sono insediate nel territorio da tempo come ad es. il silicio della MEMC dal 1964.

    • Lucia Navone
      24 Gennaio 2012 a 21:57 #

      Cosa sta succedendo in MEMC sembra ormai chiaro. Quello che non è chiaro è perchè si è arrivati a questa situazione quando il Governo parla di incentivare e aiutare aziende che fanno innovazione, attraggono capitale estero e distribuiscono ricchezza al territorio. La MEMC e altre aziende “innovative” stanno scontando in modo pesante la mancanza di una politica industriale ed energetica a livello centrale. Vero è che di fronte alla crisi finanziaria i paesi europei hanno fatto marcia indietro sulle politiche ambientali perchè troppo onerose per gli Stati e, il Governo Monti sta seguendo questo indirizzo. Il Governo si è appena insediato e quindi è giusto dargli tempo ma la mia impressione è che chi dovrà crescere e chi dovrà scomparire è già stato deciso a tavolino, tanto tempo fa. Non dal Governo dei professori ma da quello dei politici.

  3. RA
    12 Gennaio 2012 a 08:56 #

    Gentili signori,

    occorrerebbe analizzare a monte quale sia stata la reale pianificazione finanziaria di queste aziende che, già un paio di anni fa, urlavano al vento i loro risultati in termini di decuplicazione del fatturato annuale, quando ben sapevano che un’attività economica che si basa ad libitum sull’incentivo statale, deve anche programmare soluzioni alternative e di salvaguardia per il proprio personale dipendente, tenendo altresì conto della concorrenza cinese che si stava nel frattempo imponendo. Almeno dalla mia triste esperienza, invece, ho constatato esclusivamente supermanager strapagati (e con una competenza alquanto scarna) ed operai ai minimi salariali. Se nella gestione societaria regna la confusione ed il raggiungimento del proprio risultato personale, invece di quello aziendale, questi sono i risultati ed è inutile ora piangere il morto…

    • Lucia Navone
      12 Gennaio 2012 a 10:17 #

      Gentile RA,
      un buona politica di incentivi dovrebbe promuovere: 1) lo sviluppo delle imprese con produzioni ad elevato valore aggiunto e tecnologicamente avanzate; 2) la promozione della concorrenza, adottando modelli coerenti con l’innovazione tecnologica ossia la contendibilità dei mercati e con il controllo delle autorità indipendenti; 3) la fornitura di servizi efficienti per le imprese a cominciare dalla logistica e in generale dai servizi che utilizzano le tecnologiche; 4) l’internazionalizzazione delle imprese intesa sia come localizzazione sia come intensificazione delle relazioni di collaborazione con le imprese estere. Forse una soluzione semplice potrebbe essere realizzare gli impegni presi, documentare i risultati, garantire la trasparenza nell’azione pubblica, avere il coraggio di allontanare le imprese che agiscono all’ombra dell’illegalità Anche il management delle conoscenza dovrebbe essere un altro utile strumento. Perciò la ricetta è sempre la stessa: innovazione, investimenti, competitività e non rendite a favore di pochi.

  4. Defcon70
    10 Gennaio 2012 a 11:37 #

    Ma quale R&D! Cioè, mi vorreste far credere che pensate veramente che 20 ricercatori messi lì dal CNR potrebbero fare qualcosa di meglio di 200.000 ricercatori pagati dal governo di Pechino per rendere più efficienti e competitivi i pannelli prodotti dall’industria cinese? Con tutti i settori della tecnica in cui ci sono ottime prospettive di risultati in R&D, proprio dove ci sono concentrate le attenzioni dei big cinesi ci dobbiamo infilare?
    Io capisco l’interesse di una giornalista per quel che accade sul territorio, ma commento dopo commento, ci siete arrivati da soli ai vari nodi del problema dell’industria FV padovana. Non ci sono valide ragioni per cui quelle aziende debbano riaprire. E non devono riaprire con soldi pubblici! I 1300 disoccupati padovani, hanno ottime prospettive di ritrovarsi un nuovo lavoro.

  5. Orso Tibetano
    6 Gennaio 2012 a 21:07 #

    Tutto esatto quello detto daMarco Mandelli… non si può pensare di poter continuare a vita “abusando” di qualcosa… aggiungo solo un paio di cose:

    1) Cit.Nel frattempo l’Italia è diventata la “mecca” del fotovoltaico e sono calati “gli unni”, mettendo a “ferro e fuoco” le campagne del centro-sud.

    anche il centro nord … nella provincia di Ravenna è un disastro, tant’è che poco più di un anno fa la regione è dovuta intervenire per mettere un freno!

    2) Cit.Le energie rinnovabili vanno inquadrate in una strategia ambientale fatta di efficienza, di risparmio, di progresso (culturale e sociale).

    e soprattutto in armonia e tutelando la Natura, le are verdi e fertili del paesaggio italiano e non in contrapposizione e spremendo l’ambiente come invece quasi sempre, per non dire sempre accade…

    • Lucia Navone
      7 Gennaio 2012 a 17:52 #

      Il Gazzettino di Padova, notizia del 5 gennaio 2012 (estratto pag. 10)
      Continua la collaborazione tra Energoclub onlus e X Group per la fornitura di moduli fotovoltaici made in Italy…….grazie al successo della collaborazione precedente, nel 2011 è stata riconfermata la partnership tra EnergoClub e X Group……e, aggiungo io, per il 2012? La produzione ad oggi è ferma e le dichiarazioni di intenti non servono a riaprire le fabbriche. La trasparenza, aggiungerei, a questo punto è fondamentale e sarei ben lieta di ospitare anche il parere delle aziende.

  6. Marco Mandelli
    4 Gennaio 2012 a 15:18 #

    Mi occupo di energie rinnovabili dal 2000.
    Quello che sta accadendo nel distretto fotovoltaico padovano era ampiamente prevedibile e si era già visto in precedenza a livello mondiale.
    Il fotovoltaico avanza da anni, nel mercato internazionale, con vari “stop & go”, non si riesce mai a far combaciare la domanda con l’offerta: un periodo c’è stata carenza di materia prima (silicio fotovoltaico di grado solare), poi si sono buttati tutti a fare moduli ed ora c’è un eccesso di offerta.
    Nel frattempo l’Italia è diventata la “mecca” del fotovoltaico e sono calati “gli unni”, mettendo a “ferro e fuoco” le campagne del centro-sud.
    Ora tutti si lamentano. Ma L’INGORDIGIA PRIMA O POI PAGA PEGNO.
    Col conto energia in molti hanno pensati di fare i soldi facili; del resto in Italia funziona così: ogni due-tre anni esce qualche “business” farlocco, dove in pochi fanno i soldi a spese della collettività (totale debito pubblico = 1900 miliardi di Euro).
    Le energie rinnovabili vanno inquadrate in una strategia ambientale fatta di efficienza, di risparmio, di progresso (culturale e sociale).

    • Lucia Navone
      4 Gennaio 2012 a 16:07 #

      Grazie Marco per il commento su cui mi trovi perfettamente concorde. Continua a seguirmi e vedremo se il 2012 porterà efficienza, risparmio e progesso (culturale e sociale).

  7. Policristallo
    1 Gennaio 2012 a 10:27 #

    Mabe anch’io lavoro nel distretto e la tua analisi per quanto aspra è totalmente corretta. Tanti che a parole si sono detti interessati alle sorti del fv poi o se la stanno squagliando oppure (es. Veneto Sviluppo) quando hanno visto che non c’era da “inzuppare il biscotto” sia in termini economici che politici hanno segato il palo.
    L’unica possibilità è quella di muoverci dal basso per salvare il salvabile e per cercare di allontanare tanti avvoltoi.
    Da parte mia ho già fatto qualcosa in passato e vorrei continuare a farlo. Se vuoi possiamo parlarne.

    policristallo@libero.it

  8. Mabe
    1 Gennaio 2012 a 09:43 #

    Per attirare l’attenzione del Presidente di Confindustria (Massimo Pavin) dovevi inserire sul Documento Prodotto un bel piano di realizzazione strade. Con la scusa per esempio di collegare le fabbriche del fotovoltaico tra loro o che le parti si impegnavano per realizzare il collegamento di Padova con la pedemontana.

    http://www.padovanews.it/notizie-di-padova-e-provincia/economia-e-lavoro/131582-piano-provinciale-viabilit-confindustria-ance-padova-sette-priorit-per-ripartire-pavin-efficienza-viabilit-condizioner-svilupp

  9. Nicola Baggio
    31 Dicembre 2011 a 18:57 #

    Pianificare. Quello che le aziende e le istituzione non hanno saputo fare è una seria pianificazione. Certamente i motivi di crisi delle singole aziende sono diversi, tuttavia un contributo (più o meno rilevante) lo ha dato la continua incertezza. Sperare di risolvere le cose con nuovi incentivi, con aiuti diretti alle imprese o con altre azioni “una tantum” servirà a poco.
    Bisognerebbe partire da una strategia energetica nazionale sensata, che in cascata si rifletta in piani energetici regionali attuabili.
    La strategia energetica dovrebbe essere affidata a persone competenti in materia energetica, econonomica ed ambientale e solo in seguito dovrebbe essere discussa dalla politica.
    Il documento prodotto dal Tavolo presso la provincia di Padova è stato scritto al 70% dal sottoscritto, non perchè io sia particolarmente brillante ma perchè ero l’unico attorno al tavolo con un quadro minimamente completo e non soggettivo. Molti altri sono ben più preparati di me, e potrei fare nomi e cognomi, ma queste persone, le uniche che potrebbero costruire una pianificazione, non vengono mai chiamate in causa o non hanno il coraggio di mettersi in gioco, di esporsi.

    Essendomi occupato di R&D non condivido appieno l’osservazione: il problema non è la mancanza di R&D, è la frammentazione, l’inutile gara tra professori di diverse università, la mancanza di regole chiare. Pensiamo per esempio alla concentrazione: è mai possibile che fino al 2011 la concentrazione fotovoltaica fosse sostanzialmente vietata? Oggi è ammessa ma con regole ancora poco chiare, tant’è che le competenze ci sono ma nessuno osa investire perchè non è chiaro se un modulo accederà o meno al Titolo IV del Conto Energia.
    Ha senso che a Padova, che è il cuore dell’industria del settore, non ci sia nessun ente pubblico di ricerca sul fotovoltaico?? ENEA, CNR, RSE,… tutti altrove… ha senso??

    L’R&D tuttavia deve essere maggiormente focalizzato sul “competitive manufacturing” e non sul risultato eclatante da laboratorio: una politica seria darebbe incentivi per questo.

    Il discorso è lungo e complesso, nel frattempo molti colleghi sono senza lavoro e Confindustria Padova, dimostrando ancora una volta da che parte sta, è l’unico ente che non ha sottoscritto il documento della Provincia per non infastidire l’ENEL.

    Bel gesto… da sottolineare.

  10. MAYA
    31 Dicembre 2011 a 10:38 #

    E” inamissibile che un paese come l’italia non si riesca ad incentivare la ricerca e lo sviluppo..abbiamo bisogno degli incentivi e il governo cosa sta’ facendo?..invece di far ripartire l’economia si pensa solo a mettere in ginocchio sto’ paese…il fotovoltaico e’ l’unico settore che potrebbe far lavorare centinaia di persone,e x questo sembra quasi che venga punito.ABBIAMO BISOGNO DI INCENTIVI, altrimenti anche questo settore avra’ ripercussioni disastrose x centinaia di famiglie. MA CHE FUTURO AVRA’ L’ITALIA?.

    • Lucia Navone
      31 Dicembre 2011 a 11:11 #

      Gentile “Maya” penso che tu abbia proprio centrato il problema. Perchè il conto energia non ha mai realmente incentivato la ricerca e lo sviluppo? L’innovazione sta a un PIL di un paese più di qualsiasi altra manovra economica e fa crescere anche la classe imprenditoriale. Purtroppo dal mio punto di vista non saranno solo nuovi incentivi ad arrestare questa emorraggia, data la situazione a livello internazionale del fotovoltaico e, della crisi finanziaria. Le ripercussioni sul campo ci sono già ma la cosa preoccupante è che nessuno se ne occupa, a parte qualche iniziativa a livello locale.

  11. Mabe
    31 Dicembre 2011 a 09:31 #

    Sono uno dei 5000 che lavora nel padovano. Cerchiamo di non fare falsi moralismi. Questo non è più un paese civile, le istituzioni intervengono solo quando gli si rompono le scatole.
    Se vogliamo capire i reali problemi del fotovoltaico padovano, dobbiamo analizzare come è nato e tutti i passi che ha compiuto. Per esempio:perchè Veneto Sviluppo ad inizio anno ha messo 4 milioni di euro in X-Group invece di creare un progetto tra le aziende padovane del fotovoltaico?

    • Lucia Navone
      31 Dicembre 2011 a 10:42 #

      Gentile “Mabe” qui non si tratta di fare falsi moralismi ma di fare al meglio il proprio lavoro, ognuno per la parte di propria competenza. Il compito di un giornalista è quello di raccontare i fatti, solo se comprovati ed ufficiali. Come avrà avuto modo di notare questo blog è tra i pochi che segue da parecchi mesi la situazione del fotovoltaico, non solo in Veneto perchè, come ha scritto il collega Giorgio Bocca nel suo ultimo libro: “in Italia passano sotto silenzio cose che invece dovrebbero farci indignare”.

      Lucia Navone

  12. Orso Tibetano
    30 Dicembre 2011 a 12:10 #

    Non è ipotizzabile e nemmeno accettabile che il mercato del fotovoltaico possa continuare ad andare avanti con la scandalosa speculazione dei certificati verdi, o il fotovoltaico che per inciso NON dovrebbe usare aree verdi e terreno fertile riesce a camminare da solo, oppure… è giusto che venga ridimensionato!

  13. Mabe
    30 Dicembre 2011 a 08:28 #

    Il grande problema del fotovoltaico è l’enorme speculazione che c’è stata sotto oltre al classico sistema di lavorare degli italiani. Le tre più grandi realtà del panorama padovano stanno pagando tre diversi problemi. Una ditta paga l’inesperienza di realizzare un prodotto così delicato; un’altra paga una serie di lobby che hanno permesso ad un personaggio qualunque di ottenere finanziamenti così alti ingiustificabili per le sue esperienze nel campo e nell’imprenditoria; la terza paga l’avidità di un imprenditore che ha cercato di fregare degli stranieri.

    • Lucia Navone
      30 Dicembre 2011 a 13:14 #

      Vi ringrazio per i commenti e aggiungo però che a fare le spese delle speculazioni sono sempre i più deboli. Penso ai 1250 che nel distretto di Padova festeggeranno a casa il Capodanno. Questo in un paese civile non è ammissibile e soprattutto non è ammissibile che sia consentito e che le Istituzioni facciano finta di niente o che non prendano provvedimenti. E’ notizia di oggi che lo stabilimento produttivo di moduli fotovoltaici di 3Sun (joint venture paritetica tra Enel Green Power, Sharp e STMicroelectronics con 280 addetti) produrrà 160 MW di moduli all’anno e potrà contare sulla rete commerciale di Sharp ed Enel Green Power.
      Per quanto riguarda invece gli illeciti e le responsabilità penso che chi ha da provare dei fatti abbia il dovere civile di rivolgersi agli Enti istituzionali incaricati di verificarli. Non è questa la sede dove poterlo fare.
      Buon 2012 a tutti

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