I sindaci a spreco zero
22 maggio 2013Lucia Navone
A Venezia, in occasione di Green Week, la settimana dedicata alla sostenibilità, i primi cittadini delle principali città italiane hanno lanciato la campagna “Mille sindaci a spreco zero”. Il 60% degli italiani getta il cibo almeno una volta alla settimana, e il 48% lo butta nella spazzatura
“Non spendere meno, ma spendere meglio“. E’ questo l’imperativo dei sindaci italiani, in tempi di crisi. I primi cittadini si impegnano personalmente per ridurre gli sprechi perchè, come ha dichiarato l’ex sindaco di Padova ora Ministro dell’Ambiente, Flavio Zanonato, intervenuto all’evento: “da una parte si spreca e dall’altra si soffre il disagio dovuto alla povertà; la politica deve rallentare questo squilibrio e ridurre progressivamente lo spreco“.
“Il 6% delle famiglie”, ha detto ancora Zanonato si trova in condizioni di disagio alimentare e fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Nel contempo, secondo stime della Commissione europea, in molte altre lo spreco nel frigorifero di casa si può ridurre del 60%. La “Carta Spreco Zero” ci aiuta a ottimizzare le risorse e a porci con maggiore competitività sul piano internazionale: dobbiamo tornare a un’economia circolare”.
Il minestrone al sapore di porro
21 maggio 2013Lucia Navone
Un’articolo de il Giornale a firma del vice direttore, Nicola Porro, parla di “una nuova spremitura” al fotovoltaico. Se la cosa fosse confermata ancora una volta nessun beneficio per le tasche dei cittadini ma solo un nuovo introito per lo Stato.
“Con una mano ti dò, con l’altra ti levo” e, ancora una volta, a beneficiarne è lo Stato. Questa volta non stiamo parlando del conto energia (la forma di finanziamento al fotovoltaico nda) ma di una nuova forma di tassazione che, secondo quanto ha riportato Nicola Porro su Il Giornale di sabato 15 maggio, il Governo vorrebbe applicare agli interessi passivi pagati attualmente dagli operatori per il finanziamento concesso loro dalle banche. O, per meglio dire, vorrebbe rendere indetraibili questi interessi che, secondo i conti del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, rappresenterebbero un bel bottino: ben 500 milioni di euro. Ecco allora che, dopo aver concesso incentivi da capogiro nei primi anni delle vacche grasse del settore, arrivano i tecnici del ministero con la ricetta giusta per rispettare il contratto stipulato con i produttori (il conto energia è da ritenersi a tutti gli effetti tale) ed essere comunque sicuri di avere il tornaconto per le casse dello Stato. Gli interessi alle banche vanno pagati e allora perchè non metterci le mani. Del resto i produttori di energia rinnovabile sono quelli che hanno avuto di più, perlomeno secondo gli altri produttori di energia convenzionale. Anzi, hanno addirittura goduto di ben due benefici: l’incentivo statale e lo sgravio fiscale. Tertium non datur.
A colpi di pannelli solari
Lucia Navone
Continua la guerra dei pannelli solari tra Ue e Cina mentre arriva la risposta di Pechino.
“I dazi anti-dumping voluti dall’Unione Europea sui pannelli solari cinesi non salveranno i produttori europei e potrebbero portare a un “involontario disastro”.
E’ il messaggio contenuto in un editoriale comparso sull’agenzia di stampa statale Xinhua, alla proposta di imporre, dal prossimo 6 giugno, dazi pari al 47% agli esportatori di celle e moduli provenienti dal Dragone. La critica cinese si basa sulla constatazione che “persino i gruppi europei hanno ammesso che il vantaggio cinese sul prezzo finale è il risultato delle economie di scala, trainato in parte dalla crescita esponenziale nella domanda globale di energia solare negli ultimi anni“. Nel suo editoriale, la Xinhua giudica “fuorviante” attribuire ai produttori cinesi la colpa della mancanza di competitività dei produttori europei, e bolla come “protezionismo commerciale” la mossa dell’Ue.
Dal nimby al nimto, anche per le energie pulite.
17 maggio 2013Lucia Navone
Incompatibilità ambientale, rispercussioni sulla salute e sugli stili di vita, contraccolpi economici sono le motivazioni della contestazione, secondo il rapporto del Nimby Forum. Serve più informazione verso la sindrome Nimby mentre cresce un nuovo fenomeno, il Nimto, “non nel mio mandato”
Se è il comparto elettrico, con 222 impianti, ad essere il più colpito dalle proteste con il 62,7% dei casi censiti dall’ottavo Osservatorio Nimby Forum, non fanno eccezione gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che contano 176 contestazioni: su 10 impianti di produzione di energia elettrica oggetto di opposizioni, ben 9 prevedono l’uso di fonti rinnovabili. Ad essere più contestati, le centrali a biomasse (con 108 impianti), le centrali idroelettriche (32) e i parchi eolici (32).
Gli impianti per la produzione di energia elettrica da fonti convenzionali e rinnovabili (centrali termoelettriche, parchi eolici, impianti a biomasse, centrali idroelettriche e parchi fotovoltaici) sono complessivamente 192 e rappresentano il 54,2% del totale delle opere contestate. I cittadini, le organizzazioni e la politica locale dicono ‘no’, quindi, anche alle cosiddette energie pulite.
Il dato comprende i grandi impianti di produzione, ma è in gran parte costituito da un numeroso elenco di piccoli impianti, di potenza inferiore a 1 Mw elettrico. Dato che potrebbe trovare spiegazione nella legislazione vigente che prevede, per quest’ultima tipologia di opera, un percorso autorizzativo semplificato, in capo alle amministrazioni locali. Se infatti per i progetti di potenza da 1 a 50 Mw è necessario il parere preventivo della Commissione Via regionale, per gli impianti di portata fino a 1 Mw è sufficiente ottenere l’autorizzazione unica provinciale.
Il vizietto del condono
16 maggio 2013Lucia Navone
Il Ministro all’Ambiente, Andrea Orlando, dice no a un nuovo condono edilizio proposto da Nitto Palma, neo presidente della commissione Giustizia al Senato.
“E’ irricevibile non dico la richiesta, ma la semplice evocazione di un condono edilizio: il nostro Paese è stato massacrato da interventi di consumo indiscriminato del suolo“. Netta la condanna del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando in risposta a Francesco Nitto Palma, discusso difensore dell’abusivismo edilizio campano che il Pdl, con l’appoggio di Scelta Civica, è riuscito a far nominare presidente della commissione Giustizia del Senato.
Dichiarazioni che esprimono, tra l’altro, la volontà di riprendere il lavoro fatto dal precedente governo con la legge contro il consumo del suolo: “La norma, che aveva raccolto il consenso di tutte le forze politiche che sostenevano il governo Monti, puntava a una limitazione del consumo del suolo in difesa di attività che hanno dato un saldo positivo in termini occupazionali, soprattutto in agricoltura“. Su questo tema il ministro ha annunciato un’intesa con la responsabile dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo.
Una posizione chiara per dire no all’abusivismo edilizio che nel nostro paese è un fenomeno più che preoccupante. Nel 2011, in Italia, sono stati realizzati quasi 26mila abusi, tra nuove case o grandi ristrutturazioni, pari al 13,4% del totale delle nuove costruzioni. E dal 2003, anno dell’ultimo condono edilizio, a oggi, sono state costruite oltre 258 mila case illegali, per un fatturato complessivo di 1,8 miliardi di euro’.
Del resto nel nostro paese il “vizietto” del condono non è mai passato di moda: ogni nove anni qualcuno lo ripropone. Il condono piu’ eclatante e’ stato quello del 1985 che sanava gli abusi realizzati fino al 1983 e che registro’ quasi 4milioni di domande di sanatoria per le quattro tipologie principali interessate: piccoli abusi edilizi (quelli per aggiungere una o due stanze o per chiudere terrazzi e balconi, infrazione tipica del Centro-Nord), sopraelevazioni (diffuse un po’ in tutto il Paese), realizzazione di intere lottizzazioni ed edifici residenziali o produttivi (soprattutto al sud e a Roma), localita’ turistiche o di vacanza. Leggi tutto »
Conta la corrente e risparmi i soldi
14 maggio 2013Lucia Navone
Arriva sul mercato italiano ContaCorrente, un piccolo apparecchio digitale in grado di leggere, in tempo reale, i consumi domestici di elettricità
Ci sono mille piccoli gesti che si possono compiere ogni giorno per salvare qualche euro e trovarsi bollette più leggere. Spegnere una luce, staccare il caricatore del cellulare, spegnere il led della tv e del videogioco, accendere la lavatrice di notte. Spesso sappiamo che questi sono i comportamenti corretti, ma altrettanto spesso pigrizia e noncuranza ci spingono a soprassedere. Per mettere sotto gli occhi del consumatore il risparmio concreto e disincentivare quindi lo spreco energetico, ecco ContaCorrente by Energrid, un piccolo congegno digitale fornito gratuitamente a chi sottoscrive un contratto con Energrid e acquistabile online per 70 euro. L’apparecchio si installa facilmente (il kit di installazione contiene anche un dvd con un video guida) e permette di fare un grande passo avanti – a casa o in ufficio – verso un consumo energetico consapevole…e verso il risparmio.
ContaCorrente by ENERGRID è grande poco più di una sveglia, disponibile in due colori – bianco e nero – si collega al contatore della luce e tiene sotto controllo il consumo energetico visualizzandone, in tempo reale, il costo in euro mensile e giornaliero. Dati oggettivi da cui partire per modificare le proprie abitudini, per un uso più consapevole e attento dell’energia.
Guarda qui il video di presentazione di ContaCorrente by Energrid
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Italia in testa per procedimenti di infrazione ambientale
9 maggio 2013Lucia Navone
Nessuna multa per il nostro Paese sul quale, però, pende la spada di Damocle di Malagrotta e della qualità dell’aria. 31 i procedimenti ancora aperti.
Record di procedimenti di infrazione Ue a carico dell’Italia, ma ancora nessuna multa per il nostro Paese sul quale, però, pende la spada di Damocle di Malagrotta e della qualità dell’aria. Secondo i dati della Commissione Europea di marzo 2013, sono 135 i procedimenti di infrazione Ue per l’Italia sui 1775 a livello dei 27 Stati membri (la Spagna ne conta 99, Francia e Polonia 95, Germania a e Regno Unito 76). A livello europeo, su 1775 procedure, 299 riguardano l’ambiente (ovvero il 17% del totale), e anche in questo l’Italia resta in testa per numero di procedimenti aperti su tematiche ambientali: 33 sulle 135 complessive, di cui due procedure chiuse nel frattempo.
Si va dalla non corretta attuazione della direttiva relativa sul rumore ambientale al non corretto recepimento della direttiva relativa a valutazione e gestione dei rischi di alluvioni; dalla non corretta trasposizione della direttiva sulla gestione della qualità delle acque balneabili, alla cattiva applicazione di quella sul trattamento delle acque reflue urbane. Ma è lungo l’iter che va dalla messa in mora alla Corte di giustizia e alla sentenza definitiva (circa 54 mesi) e a quest’ultimo step l’Italia non è ancora giunta e quindi non paga ancora alcuna multa.
Se è vero che non paghiamo ancora le sanzioni, “siamo però a rischio multa per Malagrotta e per la qualità dell’aria, perché su questi due temi la Commisione non fa sconti – spiega all’Adnkronos Mauro Albrizio, direttore dell’ufficio europeo di Legambiente - Quello dei rifiuti è infatti un tema caldo, considerato la grande emergenza: la Commisione ha infatti calcolato che la piena attuazione, a livello Ue, della normativa di settore consentirebbe di far risparmiare all’Unione 72 miliardi di euro l’anno, incrementare di 42 miliardi il fatturato di settore e creare 400mila posti di lavoro entro il 2020″.
“Il sole, le ali e la civetta”, da fine maggio in libreria
7 maggio 2013Lucia Navone
Un’inchiesta che alterna momenti di fiction alla ricostruzione giornalistica. Otto episodi di invenzione si accompagnano alla realtà dei fatti, per far meglio comprendere come sono andate le cose negli ultimi anni in Italia sul fronte delle energie rinnovabili e chi ne sono stati i protagonisti.
Collana A Voce Alta – Alpine Studio Editore – Prezzo di copertina, 13,00 euro
Leggi qui la quarta di copertina del libro
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Tra innovazione e consapevolezza c’è di mezzo l’informazione
6 maggio 2013Lucia Navone
Presentato a Milano l’Osservatorio Permanente sull’energia istituito da GDF Suez Italia in collaborazione con The European House-Ambrosetti e il Politecnico di Milano.
“Italiani ancora troppo poco informati ma molto interessati al tema dell’innovazione”. E’ questo uno dei dati emersi dall’indagine demoscopica condotta da ISPO su “Le opinioni e gli atteggiamenti delle famiglie italiane verso alcune soluzioni di innovazione energetica”. Agli italiani piacciono i temi ambientali e il 90% si dice disposto ad adottare comportamenti di risparmio energetico perché, dicono, potrebbe ridurre il peso della bolletta. Il fattore ecologico è predominante per l’89% degli intervistati che associa anche l’innovazione energetica alla possibilità di lasciare un pianeta migliore alle prossime generazioni. Al secondo posto (85% degli intervistati) viene il fattore economico, cioè ridurre il peso della bolletta e approfittare degli incentivi per effettuare ristrutturazioni di una certa importanza.
Il risparmio dell’energia è quindi un’opportunità che però, come spesso succede, si scontra con la reale percezione del problema. Una famiglia su due, secondo l’indagine presentata stamattina da Renato Mannheimer, ha l’impressione di non saperne abbastanza su quali sono le soluzioni pratiche; per il 73% sono i doppi vetri o i serramenti, per il 63% l’illuminazione tramite LED e, a seguire, gli impianti fotovoltaici, quelli solari termici, le caldaie ad alta efficienza e, all’ultimo posto (21%), i sistemi di domotica.
“Parole parole parole….caramelle non ne voglio più”
3 maggio 2013Lucia Navone
“Lo sviluppo verde” entra nel programma del nuovo Governo: dalle parole ai fatti, facendo i conti con la consapevolezza ormai acquisita dei cittadini che godono del sostegno del Movimento 5 Stelle. Una bella matassa da sbrogliare che spetta al nuovo Ministro per l’Ambiente, Andrea Orlando.
“Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi”, così cantavano Mina e Alberto Lupo, aggiungendo, “Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai”. Una canzone su una storia d’amore che si trascina vuota e senza passione, riempita solo da vane parole e lodi melense. Lei reagisce ai complimenti dicendo che preferirebbe qualche gesto d’affetto più concreto, ma lui rimane sordo e resta in contemplazione della sua amante.
Un adagio che potrebbe tranquillamente accompagnare tante vicende degli ultimi mesi dove le parole si sono sprecate e dove i gesti concreti sono mancati. Mi riferisco, ancora una volta, ai temi del cosidetto “sviluppo verde” che, secondo l’attuale premier, Enrico Letta, potrebbe essere uno dei settori chiave per il rilancio industriale del paese. Bisogna investire su ambiente ed energia, ha dichiarato alla Camera il neo-presidente del Consiglio, nel corso della presentazione del suo programma di governo. “Le nuove tecnologie (fonti rinnovabili ed efficienza energetica), vanno maggiormente integrate nel sistema esistente, ha proseguito Letta, migliorando la selettività degli strumenti esistenti di incentivazione, in un’ottica organica con visione di medio e lungo periodo”.
Aggiungendo che, “va completato il processo di integrazione con i mercati geografici dei Paesi europei confinanti. Questo implica, per l’energia elettrica, il completamento del cosidetto market coupling e, per il gas, il completamento dei nostri prezzi con quelli europei e la trasformazione del nostro Paese in un hub“.


