Articoli Commentati ‘rinnovabili’
Il decreto del fare e del disfare
domenica, giugno 16, 2013Un decreto figlio delle larghe intese che accontenta tutti per non scontentare nessuno e che, anche in ambito energetico, non interviene con sufficiente coraggio per tagliare i cosidetti “oneri di sistema”. Più che di risparmi si tratta di tagli (250 milioni di incentivi destinati ai biocombustibili) e di risparmi (250 milioni dalla revisione delle tariffe dei cosiddetti CIP6). La solita partita di giro che potrebbe gravare solo sui produttori di energia da fonti rinnovabili a cui, sembra, non mancheranno le sorprese.
Se il buongiorno si vede dal mattino, il nuovo “Decreto del fare”, presentato ieri in Consiglio dei Ministri dal premier Enrico Letta, è ancora un po’ troppo timido. Dà la sveglia al paese o meglio, come ha dichiarato il premier, “in questo provvedimento diamo molte risposte a tante domande che c’erano e diamo molte occasioni per fare, per investire e creare posti di lavoro e una pubblica amministrazione più attenta ai problemi dei cittadini e del Paese. Ci siamo mossi su un strada che porterà soddisfazioni importanti per il nostro Paese”, ma è evidente che si è cercato di accontentare tutti per non scontentare nessuno.
Una delle voci presa in considerazione dal nuovo decreto (oltre 80, che vanno dalla casa, alle politiche per le grandi opere, alla giustizia, ai prestiti agevolati per le imprese) è quella relativa alle bollette elettriche. In quest’ambito, secondo i tecnici governativi, i risparmi per i consumatori saranno di circa 500 milioni. Il Governo è “riuscito a cancellare” dalle bollette 135 milioni di costi che saranno spostati a carico delle società che operano nelle energie rinnovabili e che hanno un imponibile maggiore di 40 mila euro e ricavi superiori a 200 mila euro. Soldi che saranno recuperati aumentando al 13% la Robin Tax, ossia l’addizionale Ires introdotta da Giulio Tremonti sulle società produttrici di energia elettrica che, al momento, potrebbero essere i soli produttori di energia rinnovabile a dover pagare. Per loro, sembra, non mancheranno le brutte sorprese.
Dal nimby al nimto, anche per le energie pulite.
venerdì, maggio 17, 2013Incompatibilità ambientale, rispercussioni sulla salute e sugli stili di vita, contraccolpi economici sono le motivazioni della contestazione, secondo il rapporto del Nimby Forum. Serve più informazione verso la sindrome Nimby mentre cresce un nuovo fenomeno, il Nimto, “non nel mio mandato”
Se è il comparto elettrico, con 222 impianti, ad essere il più colpito dalle proteste con il 62,7% dei casi censiti dall’ottavo Osservatorio Nimby Forum, non fanno eccezione gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che contano 176 contestazioni: su 10 impianti di produzione di energia elettrica oggetto di opposizioni, ben 9 prevedono l’uso di fonti rinnovabili. Ad essere più contestati, le centrali a biomasse (con 108 impianti), le centrali idroelettriche (32) e i parchi eolici (32).
Gli impianti per la produzione di energia elettrica da fonti convenzionali e rinnovabili (centrali termoelettriche, parchi eolici, impianti a biomasse, centrali idroelettriche e parchi fotovoltaici) sono complessivamente 192 e rappresentano il 54,2% del totale delle opere contestate. I cittadini, le organizzazioni e la politica locale dicono ‘no’, quindi, anche alle cosiddette energie pulite.
Il dato comprende i grandi impianti di produzione, ma è in gran parte costituito da un numeroso elenco di piccoli impianti, di potenza inferiore a 1 Mw elettrico. Dato che potrebbe trovare spiegazione nella legislazione vigente che prevede, per quest’ultima tipologia di opera, un percorso autorizzativo semplificato, in capo alle amministrazioni locali. Se infatti per i progetti di potenza da 1 a 50 Mw è necessario il parere preventivo della Commissione Via regionale, per gli impianti di portata fino a 1 Mw è sufficiente ottenere l’autorizzazione unica provinciale.
Il sogno di tanti
domenica, aprile 14, 2013
- Una città incantata dove i tetti dei palazzi e delle case sono ricoperti da pannelli solari in miniatura che, come edere rampicanti, si mescolano con la natura senza soluzione di continuità. E’ questo il concept di Energetic Energies, l’installazione di Akihisa Hirata, giovane architetto giapponese che per Panasonic ha realizzato, ”la città che domani utilizzerà appieno l’energia naturale, un habitat stimolante e armonicamente integrato con la natura che la circonda”. Una città del futuro ospitata sotto il Portico di Largo Richini dell’Università Statale di Milano, nell’ambito della mostra Hybrid Architecture & Design (dall’8 al 14 aprile presso l’ateneo milanese).
Gli insoliti protagonisti di questa avveniristica installazione sono piccoli specchietti di silicio che, come delle foglie, si snodano lungo 30 metri di percorso. Gli oltre 6000 pannelli solari convivono con miniature di uomini e donne che sembrano essere messi lì quasi per caso, a testimoniare che è la natura la vera protagonista e con essa l’uso intelligente delle sue risorse. Unica nota di colore, il prato verde. Un’opera che lascia pieno spazio all’immaginazione. Il visitatore è accompagnato da note musicali e da nuvole immaginarie che si snodano lungo tutto il percorso grazie a un effetto di luci e ombre creato da 16 proiettori; in sottofondo il suono degli altoparlanti disposti qua e là. Camminando tra le colline si può sognare quale sarà la città del futuro, dove ogni tetto sarà ricoperto da un pannello solare e dove, come tanti auspicano, ognuno potrà essere energeticamente autonomo.
Per ora l’energia solare rimane, ancora, un grande sogno che a parole potrebbe essere a disposizione di tanti ma che nei fatti rimane per pochi. L’augurio è che, dopo i progetti degli architetti visionari e l’impegno di aziende come Panasonic, il sogno diventi realtà.
Edilizia sostenibile: mille più tre i comuni virtuosi
lunedì, marzo 11, 2013Rapporto ONRE di Legambiente e Cresme: 1.003 regolamenti edilizi virtuosi
Crescono innovazione e sostenibilità nel panorama dell’edilizia italiana con una spinta “dal basso”. Sono, infatti, 1.003 i Comuni italiani che hanno modificato i propri regolamenti edilizi per inserire nuovi criteri e obiettivi energetico-ambientali in modo da migliorare le prestazioni delle abitazioni e la qualità del costruito, anticipando e andando oltre la normativa in vigore.
Un numero in aumento costante da quando, 5 anni fa, Cresme e Legambiente hanno promosso l’Osservatorio Nazionale sui Regolamenti Edilizi, che fotografa il cambiamento in atto nella filiera delle costruzioni, ricostruendo annualmente il quadro dei provvedimenti nazionali e regionali in materia di innovazione energetica e ambientale.
Complessivamente i cittadini che vivono nei Comuni dove sono in vigore questi strumenti innovativi sono oltre 21 milioni. Il rapporto ONRE 2013 – presentato a Milano da Cresme e Legambiente – mette in evidenza come i regolamenti sostenibili siano diffusi in tutte le Regioni italiane, nonostante una forte prevalenza in quelle del centro-nord. La ricerca sottolinea, inoltre, come siano aumentati non solo i Comuni virtuosi (i regolamenti sostenibili sono cresciuti del 42,3% rispetto 2010 e addirittura dell’80% rispetto al 2009) ma anche i temi affrontati. Come partner dell’osservatorio sono entrati, a partire da quest’anno, importanti soggetti della filiera delle costruzioni, quali Assotermica, Consiglio nazionale degli architetti, Federlegnoarredo, PVC Forum, Uncsaal.
Rinnovabili in Borsa, la Consob mette in guardia
martedì, marzo 5, 2013
La Consob accende i fari sul settore delle energie rinnovabili e del real estate. La Commissione, in particolare, come si legge nella consueta newsletter, ha posto in consultazione due raccomandazioni indirizzate agli emittenti quotati appartenenti al settore delle green economy e dell’immobiliare, che riguardano le informazioni da riportare nelle relazioni finanziarie e nei comunicati stampa.
L’intervento, spiega la Consob, intende fornire alcune linee guida per una più efficace e trasparente informativa finanziaria sugli aspetti contabili più rilevanti e sui principali fatti di gestione che interessano le società operanti nelle energie rinnovabili e nel settore immobiliare. “Un’analisi condotta sulle società quotate del settore delle energie rinnovabili – si legge nella nota – ha evidenziato un’elevata esposizione al rischio di fenomeni speculativi in borsa, principalmente a causa delle aspettative di forte crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili e delle incertezze legate ai rapidi mutamenti delle normative che regolano il settore”.
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In Australia si può
giovedì, febbraio 7, 2013L’energia rinnovabile è ora più conveniente, rispetto alle fonti tradizionali. O almeno, lo è in Australia secondo l’analisi di Bloomberg Finance New Energy.
L’elettricità può essere generata da una wind farm in Australia al costo di 80 dollari per megawatt/ora, mentre quella prodotta tramite il carbone e il gas costa rispettivamente 143 e 116 dollari per megawatt/ora. Affidarsi ai carburanti fossili per produrre energia elettrica sta costando sempre di più per via delle tasse anti-inquinamento introdotte lo scorso anno in Australia, oltre ai costi di finanziamento più alti e all’aumento dei prezzi dei gas naturali. Al contrario, le energie rinnovabili costano sempre meno: i costi dei materiali per la costruzione di pale eoliche sono calati del 10% rispetto al 2011, mentre quelli per la costruzione di pannelli solari sono calati di ben 29 punti percentuali.
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Le mani delle cosche sulle energie rinnovabili
mercoledì, gennaio 23, 2013In un lungo reportage Anthony Faiola, giornalista del Washington Post, racconta come la Mafia in Sicilia si sia infiltrata nel settore dell’energia sostenibile, controllandone una buona fetta del mercato.
Ancora una volta è un quotidiano straniero (anni fa fu il Financial Times con il reportage su l’operazione “Via col Vento”) a denunciare gli illeciti nel sistema delle energie rinnovabili mentre la grande stampa italiana sembra disinteressarsene. Eppure non mancano gli spunti, degni di una puntata dei Soprano, come scrive lo stesso cronista del Post.
Un mese fa, racconta il quotidiano, dopo anni di infiltrazioni la polizia italiana ha portato alla luce la nuova frontiera delle famiglie di Cosa Nostra. “Sono stati sequestrati un terzo dei 30 impianti eolici e solari della regione: le autorità hanno congelato più di due miliardi di beni e arrestato una dozzina di boss, che avevano corrotto diversi consiglieri locali per poter sviluppare i propri affari“, continua il Washington Post spiegando che i controlli continuano anche sugli impianti della Puglia e della Sardegna.
“Da quando si è sviluppato il business delle rinnovabili la Sicilia è diventata un piatto ricco per tutti, visto che è la regione d’Italia con più sole e vento – racconta il giornale del District of Columbia – E il governo ha iniziato a offrire miliardi di fondi per far ripartire la regione con il nuovo business, che non sono passati inosservati agli occhi delle famiglie malavitose”. Che in questo modo potevano continuare il loro cammino verso un nuovo modo di fare affari: ‘ripulendo’ i soldi.
“La mafia sta contaminando l’economia riciclando i suoi soldi in business legali – racconta al Washington Post Michele Polo, professore di economia alla Bocconi di Milano – E insieme all’evasione fiscale e alla corruzione questo è uno dei tre grandi problemi dell’Italia“.
Gli affari poco puliti di cosa nostra
lunedì, dicembre 10, 2012Arrestati sei imprenditori del trapanese attivi nell’eolico, fotovoltaico e biomasse, tutti riconducibili al boss latitante, Matteo Messina Denaro
L’hanno chiamata “operazione grande mandamento” ed e’ l’ennesimo duro colpo al clan di Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande latitante di “Cosa Nostra”, ricercato da vent’anni. Sei arresti, tra i quali l’imprenditore specializzato in “energie verdi”, Salvatore Angelo; il consigliere provinciale di Trapani, Santo Sacco (Pdl), ex consigliere comunale di Castelvetrano (il paese del boss nda); l’ex consigliere comunale di Terrasini, Salvatore Pizzo, oltre a Paolo Rabito, Gioacchino Villa e Gaspare Casciolo. Indagati risultano anche un altro imprenditore e la moglie del boss in carcere Nino Nastasi.
L’indagine ha consentito di documentare l’infiltrazione di Cosa Nostra nelle attività economiche delle provincie di Trapani, Agrigento e Palermo, attraverso la sistematica acquisizione dei lavori per la realizzazione degli impianti di produzione delle energie rinnovabili. I proventi venivano in parte destinati alle esigenze di sostentamento del latitante castelvetranese attraverso una fitta rete di società controllate dall’imprenditore Salvatore Angelo di Salemi.
Sequestrati beni per 10 milioni di euro, tra i quali due società di Salemi e Castelvetrano, riconducibili alle cosche che si sarebbero “infiltrate” negli appalti per la costruzione dei parchi eolici di “San Calogero” di Sciacca (AG), “Eufemia” di Santa Margherita Belice (AG) e Contessa Entellina (PA), “Mapi”, di Castelvetrano (TP) e Montevago (AG) e del parco fotovoltaico di Ciminna (PA).
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“Mamma li serbi”
lunedì, dicembre 3, 2012L’Italia al primo posto per il caro energia si appresta anche ad acquistare elettricità dai serbi che la porteranno nel nostro paese al doppio del prezzo di mercato. Gli impianti, di cui si occuperà l’italiana Seci Energia, godranno del supporto dei certificati verdi italiani (sempre pagati via bolletta elettrica)
“In Italia l’energia elettrica costa il 30% in più della media europea”. Una notizia che non ha nulla di nuovo ma che, secondo Confartigianato, quest’anno presenta una novità: il divario tra le nostre bollette e quelle degli altri europei è cresciuto del 5,6% (per le aziende è addirittura del 36,4%). E con questo ci siamo guadagnati, a pieno titolo, il primo posto nella graduatoria dell’energia più cara d’Europa sia per quanto riguarda la bolletta elettrica sia per l’elevato costo dei carburanti (+12,2% rispetto all’Eurozona).
A pesare, fanno sapere da Confartigianato, sono indubbiamente le tasse ma se guardiamo le pagine dei giornali di questi giorni, non sono solo quelle. E’ di ieri infatti l’inchiesta che Report ha condotto sul “giallo dell’energia serba ad alto costo” (pubblicata anche dal quotidiano il Piccolo di sabato) sugli accordi siglati nel 2011 tra Governo italiano e Governo serbo.
Si spegne il sole in Europa
venerdì, novembre 30, 2012Ancora fermo il progetto Desertec, il più grande parco solare al mondo che avrebbe dovuto portare l’energia dal Nord Africa a tutta l’Europa
Ottocentoventicinquemila enormi specchi rotanti avrebbero dovuto imbrigliare il sole del Sahara per portarlo in tutta Europa. Due gigawatt di energia (il doppio della media di un impianto nucleare) prodotti con il vecchio principio di Archimede per dare luce a settecento mila abitazioni europee. Un progetto dalle grandi aspirazioni che doveva sfruttare l’unica vera ricchezza del Marghreb: il sole. Un piano partito nel 2009 dalla Germania (nell’era d’oro del solare tedesco) che ha visto coinvolti nomi eccellenti quali Siemens, Albengoa, Munich Re, le italiane Enel Gp, UniCredit e Terna. Oggi però, a tre anni dall’annuncio, nel deserto del Sahara c’è solo il sole accecante che aspetta ancora gli specchi su cui riflettersi.
Non è stato costruito nulla e i soci se ne stanno andando: Siemens ha deciso di chiudere la propria divisione solare concentrandosi solo su eolico e idroelettrico mentre Bosch ha detto addio al progetto date le gravi difficoltà finanziarie del gruppo.
Nel piano la prima centrale (da 150MW) sarebbe stata costruita in Marocco ma la Spagna che doveva accogliere l’energia e distribuirla nel resto d’Europa, non ha potuto appoggiare il progetto: con la crisi economica non sarà possibile adeguare e sviluppare la rete già oggi sovraccaricata.
Ora si guarda con interesse ai cinesi e da Desertec fanno sapere che il progetto non è morto ma andrà avanti, nonostante l’attuale situazione politica dei paese del Nord Africa renda ancora più difficile fare previsioni a lungo termine.
E sull’intervento dei cinesi permane qualche dubbio: sono proprio i tedeschi che hanno alzato gli scudi contro i produttori asiatici, accusati di aver rovinato il mercato del solare a suon di sussidi e non è detto che vorranno tappare i buchi data, tra l’altro, la crisi che anche le loro aziende del settore stanno attraversando
Vedremo allora se in futuro l’energia che servirà all’opulenta Europa potrà arrivare dal sole del Sahara e se entro il 2050 – come previsto dal progetto – il 15% del fabbisogno energetico sarà soddisfatto dalla fonte più antica del mondo.


