Green economy de noantri
Il vizietto del condono
giovedì, maggio 16, 2013Il Ministro all’Ambiente, Andrea Orlando, dice no a un nuovo condono edilizio proposto da Nitto Palma, neo presidente della commissione Giustizia al Senato.
“E’ irricevibile non dico la richiesta, ma la semplice evocazione di un condono edilizio: il nostro Paese è stato massacrato da interventi di consumo indiscriminato del suolo“. Netta la condanna del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando in risposta a Francesco Nitto Palma, discusso difensore dell’abusivismo edilizio campano che il Pdl, con l’appoggio di Scelta Civica, è riuscito a far nominare presidente della commissione Giustizia del Senato.
Dichiarazioni che esprimono, tra l’altro, la volontà di riprendere il lavoro fatto dal precedente governo con la legge contro il consumo del suolo: “La norma, che aveva raccolto il consenso di tutte le forze politiche che sostenevano il governo Monti, puntava a una limitazione del consumo del suolo in difesa di attività che hanno dato un saldo positivo in termini occupazionali, soprattutto in agricoltura“. Su questo tema il ministro ha annunciato un’intesa con la responsabile dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo.
Una posizione chiara per dire no all’abusivismo edilizio che nel nostro paese è un fenomeno più che preoccupante. Nel 2011, in Italia, sono stati realizzati quasi 26mila abusi, tra nuove case o grandi ristrutturazioni, pari al 13,4% del totale delle nuove costruzioni. E dal 2003, anno dell’ultimo condono edilizio, a oggi, sono state costruite oltre 258 mila case illegali, per un fatturato complessivo di 1,8 miliardi di euro’.
Del resto nel nostro paese il “vizietto” del condono non è mai passato di moda: ogni nove anni qualcuno lo ripropone. Il condono piu’ eclatante e’ stato quello del 1985 che sanava gli abusi realizzati fino al 1983 e che registro’ quasi 4milioni di domande di sanatoria per le quattro tipologie principali interessate: piccoli abusi edilizi (quelli per aggiungere una o due stanze o per chiudere terrazzi e balconi, infrazione tipica del Centro-Nord), sopraelevazioni (diffuse un po’ in tutto il Paese), realizzazione di intere lottizzazioni ed edifici residenziali o produttivi (soprattutto al sud e a Roma), localita’ turistiche o di vacanza. (continua…)
Italia in testa per procedimenti di infrazione ambientale
giovedì, maggio 9, 2013Nessuna multa per il nostro Paese sul quale, però, pende la spada di Damocle di Malagrotta e della qualità dell’aria. 31 i procedimenti ancora aperti.
Record di procedimenti di infrazione Ue a carico dell’Italia, ma ancora nessuna multa per il nostro Paese sul quale, però, pende la spada di Damocle di Malagrotta e della qualità dell’aria. Secondo i dati della Commissione Europea di marzo 2013, sono 135 i procedimenti di infrazione Ue per l’Italia sui 1775 a livello dei 27 Stati membri (la Spagna ne conta 99, Francia e Polonia 95, Germania a e Regno Unito 76). A livello europeo, su 1775 procedure, 299 riguardano l’ambiente (ovvero il 17% del totale), e anche in questo l’Italia resta in testa per numero di procedimenti aperti su tematiche ambientali: 33 sulle 135 complessive, di cui due procedure chiuse nel frattempo.
Si va dalla non corretta attuazione della direttiva relativa sul rumore ambientale al non corretto recepimento della direttiva relativa a valutazione e gestione dei rischi di alluvioni; dalla non corretta trasposizione della direttiva sulla gestione della qualità delle acque balneabili, alla cattiva applicazione di quella sul trattamento delle acque reflue urbane. Ma è lungo l’iter che va dalla messa in mora alla Corte di giustizia e alla sentenza definitiva (circa 54 mesi) e a quest’ultimo step l’Italia non è ancora giunta e quindi non paga ancora alcuna multa.
Se è vero che non paghiamo ancora le sanzioni, “siamo però a rischio multa per Malagrotta e per la qualità dell’aria, perché su questi due temi la Commisione non fa sconti – spiega all’Adnkronos Mauro Albrizio, direttore dell’ufficio europeo di Legambiente - Quello dei rifiuti è infatti un tema caldo, considerato la grande emergenza: la Commisione ha infatti calcolato che la piena attuazione, a livello Ue, della normativa di settore consentirebbe di far risparmiare all’Unione 72 miliardi di euro l’anno, incrementare di 42 miliardi il fatturato di settore e creare 400mila posti di lavoro entro il 2020″.
La legalità ritrovata viaggia in catamarano
lunedì, aprile 29, 2013
Un catamarano lungo 14 metri, largo 8, con una superficie velica di 120 metri quadrati e due potenti motori, sarà il simbolo della legalità ritrovata.
Un gioiello della nautica moderna sequestrato a Vito Nicastri, a cui la DIA di Palermo ha recentemente confiscato i beni perchè ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro. Un sequestro storico di 1 miliardo e 300 milioni di euro realizzati dal re del vento grazie alle sue attività prima nell’eolico e poi, nel fotovoltaico. E il suo catamarano, adesso bene dello Stato, sarà simbolo della legalità in Sicilia e veleggerà in mare. A volerlo, il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, che ha affittato la barca per cinque mila euro al mese. Dal prossimo 5 maggio il catamarano sarà ambasciatore della legalità in mare.
Al momento la barca (intestata alla seconda moglie di Nicastri, Ida Maruca), è ormeggiata presso il porto di Marsala in attesa di trovare un nome. La prima ipotesi, voluta da Crocetta, era “Sicilia Libera”; Sicilia Libera però è stato il nome scelto dal nuovo partito della mafia per il quale lavorarono, nel 1993, Leolucia Bagarella e altri.
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Appalti truccati per “tracciare” la monnezza
giovedì, aprile 18, 2013La Procura di Napoli scoperchia il pentolone “Sistri”: 400 milioni per un sistema di tracciabilità dei rifiuti mai entrato in funzione – Tre in cella, 19 ai domiciliari: nella bufera il gruppo Selex (Finmeccanica) – Tra gli arrestati anche l’ex sottosegretario Carlo Malinconico
Avrebbe dovuto entrare a pieno regime nell’ottobre di quest’anno ed essere messo a punto entro il marzo 2014. Il Sistri, il sistema per la tracciabilità dei rifiuti illegali, è invece miseramente finito dentro l’inchiesta della Procura di Napoli. Ventisei sono le misure cautelari eseguite ieri dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, al comando del colonnello Nicola Altiero: 3 in carcere, 19 ai domiciliari e 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, oltre al sequestro di beni per 10,2 milioni.
I pm della Dda Catello Maresca, Marco Del Gaudio e Maurizio Giordano e il procuratore aggiunto Francesco Greco contestano, a vario titolo, reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzazione di fatture false, corruzione, truffa aggravata, riciclaggio, favoreggiamento e occultamento di scritture contabili. Degli oltre 10 milioni sequestrati, 7 sono stati bloccati a Selex Service Management, l’azienda del gruppo Finmeccanica. Ai domiciliari è finito l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Malinconico, ex consulente del ministero dell’Ambiente; in carcere gli imprenditori Sabatino Stornelli (ex Ad Selex Management), Maurizio Stornelli e Francesco Paolo Di Martino.
La pesante eredità della deindustrializzazione che non possiamo permetterci
mercoledì, aprile 17, 2013Presentato il rapporto di Legambiente “Ambiente Italia” 2013: dalla deindustrializzazione del paese, oltre ai danni economici anche quelli ambientali
“Negli ultimi anni abbiamo perso il 20 per cento delle attività produttive”. A lanciare l’allarme è Susanna Camusso, segretario nazionale della CGIL, intervistata da Repubblica. “È dal 2004 che lanciamo moniti sul rischio di deindustrializzazione. Siamo stati considerati con sufficienza: ormai, ci dicevano, non è più il lavoro al centro della vita delle persone, ma la capacità di consumare“.
Oggi, oltre al lavoro, il processo di deindustrializzazione in atto nel paese sta cancellando intere aree ex industriali, già depresse dal punto di vista occupazionale e ora in piena emergenza ambientale. Pensiamo a Taranto, o a Brindisi, o a Porto Vesme o, ancora, a Piombino, fino alla Ferriera di Servola a Trieste. Ma anche ai poli chimici e petroliferi di Gela, Augusta Priolo Melili, fino a Porto Torres e Terni senza ovviamente dimenticare la raffineria Api di Falconara e il petrolchimico di Porto Marghera. Tutte aree che attendono da anni le bonifiche, inserite dal 1998 nel Programma di Bonifica del Ministero dell’Ambiente. Un programma che non è praticamente mai partito o, come nel recente caso di Bagnoli, ha fatto più danni che altro. E’ di qualche giorno fa infatti la notizia del sequestro dell’ex area industriale di Bagnoli dove l’attività di ripristino ambientale ha addirittura portato, tra gli altri, ad un aumento del tasso di inquinamento della zona, compromettendo così la piena bonifica del litorale.
Un paradosso solo italiano dove anzichè cogliere l’opportunità, la si distrugge sul nascere. Un esemio, fra i tanti, è Piombino che aspetta da anni i fondi per bonificare l’area vicina al porto e rilanciare così le attività turistiche verso l’Elba; un’occasione per far ripartire l’economia di una città messa in ginocchio dalla chiusura delle industrie siderurgiche. E l’elenco potrebbe proseguire oltre anche se, come noto, la bonifica dei siti contaminati rientra negli obblighi costituzionali.
“Al vento” i beni del re degli sviluppatori
mercoledì, aprile 3, 2013Il maxi sequestro dei beni di Vito Nicastri. Torna alla ribalta delle cronache “il re del vento”, uno dei personaggi del mio libro “Il sole, le ali e la civetta”.
Questa mattina la Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha sequestrato un miliardo e trecento milioni di beni a Vito Nicastri, conosciuto anche come il “re del vento”. Un controverso personaggio che si muoveva, sotto l’ala protettiva della primula rossa Matteo Messina Denaro, nei redditizi ambienti dell’eolico. Gli investigatori sono entrati in azione all’alba in Sicilia, Lombardia, Lazio e Calabria.
Si tratta del più consistente sequestro patrimoniale mai effettuato in Italia: 43 tra società e partecipazioni societarie; 66 disponibilità finanziarie (rapporti di conto corrente, polizze ramo vita, depositi titoli, carte di credito, carte prepagate e fondi di investimento); 98 beni immobili tra ville, palazzine, terreni e magazzini; 7 beni immobili registrati (autovetture, imbarcazioni, motocicli) tutti confiscati dal Tribunale di Trapani. Il provvedimento di confisca prevede anche la sorveglianza speciale per Nicastri e l’obbligo di soggiorno per tre anni ad Alcamo, suo paese natale.
Fallimento Aion: tutti presi per la gola
martedì, marzo 19, 2013
E’ ufficiale. Aion Renewables, specializzata nella progettazione, produzione e installazione di impianti fotovoltaici, dal 15 marzo risulta fallita. Il titolo della ex Kerself di Correggio, oggi del gruppo Avelar Energia (società del gruppo russo Renova), è stato sospeso dalla Consob.
L’investimento russo nel sole italiano è crollato sotto il peso di 245 milioni di debiti e i 164 operai di Helios Technology e i 109 di Ecoware, entrambe controllate da Aion Renewables, sono da mesi in cassa integrazione. Stanno ancora aspettando gli arretrati degli stipendi e percepiscono la cassa integrazione grazie ad un accordo tra le banche e la provincia. Il futuro, per loro, è la mobilità perchè, come riferito da alcune fonti, anche i libri di Ecoware ed Helios verranno portati in Tribunale nei prossimi giorni. Da parte di Aion, nonostante le prime dichiarazioni di disponibilità, pare non ci sia la volontà di far fronte alla cassa integrazione.
Una vicenda che sembra mettere la parola fine ad anni di incertezze dove la società è passata da un piano di ristrutturazione ad un altro. Il gruppo, che nel 2011 contava ricavi per quasi mezzo miliardo di euro, aveva già ricevuto una robusta iniezione di capitali: 50 milioni di euro versati cash dal gruppo russo-svizzero Avelar (29 milioni) e dal nuovo socio cinese Jangsu Zongyl Group. Il fondatore Angelo Masselli aveva invece fatto un passo indietro.
Ma non sono solo i lavoratori a chiedere i loro soldi. A bussare alle porte della società ci sono, oltre alle banche, anche i fornitori. Coloro che hanno allacciato, installato e gestito gli impianti della ex Kerself che negli anni d’oro del fotovoltaico contava circa 500 dipendenti, controllate comprese.
Molise: chi semina vento raccoglie profitti
lunedì, marzo 18, 2013Il Presidente della Corte dei Conti inaugura l’anno giudiziario 2013 in Molise: il proliferare di impianti eolici che deturpano il paesaggio sono una delle emergenze per la regione dove si è appena insediata la Giunta di Paolo di Laura Frattura. Un estratto dal nuovo libro di Lucia Navone, “Il sole, le ali e la civetta”, in libreria dall’8 maggio.
L’eolico selvaggio insieme ai costi della politica, agli sperperi di denaro pubblico, ai finanziamenti e ai contributi ottenuti con documenti falsi, sono solo alcuni dei punti della relazione del presidente della Corte dei Conti, Michael Sciascia, illustrata venerdì scorso in occasione della tradizionale cerimonia d’apertura dell’Anno Giudiziario 2013. E non è solo il presidente della Corte dei Conti a lanciare l’allarme.
“E poi c’è anche il Molise che stanno uccidendo
Bombardato come un gruviera
Se non voti ti fai del male
Da quei fantasmi eolici che muovono il vento
Se non voti ti fai del male
E se ne va un altro pezzo
la fine dei paesaggi”
Così cantava Adriano Celentano in “Ti fai del male”, un brano inedito composto nel febbraio del 2013 per invitare al voto. E lo fa citando il Molise, “regione bombardata come una gruviera da quei fantasmi eolici che muovono il vento”. Una storia raccontata oggi dal Molleggiato che parte da lontano in una terra di rara bellezza: 4500 chilometri quadrati di montagne e colline che scendono fino a uno dei mari più puliti d’Italia, dove borghi e siti archeologici convivono con parchi nazionali unici al mondo. Una regione letteralmente invasa dai fantasmi eolici che di notte diventano piccole lucciole rosse. Ben 436 sono le pale del vento installate dal 2007 ad oggi, mentre sul tavolo degli Assessorati in Regione giacciono ancora tra le duemilacinquecento e le cinquemila domande. Più di una per chilometro quadrato.
La decrescita poco felice e lo sviluppo sostenibile che già c’è
lunedì, marzo 4, 2013Mentre si accende l’inceneritore di Parma e la giunta Pizzarotti dichiara di “avere anche altri obiettivi”, si sprecano le pagine e i commenti sui programmi della Grillonomics
Sono giorni difficili per il nostro paese ma la strumentalizzazione dei temi non smette di riempire le cronache dei giornali. Inserti economici del livello di Affari e Finanza e Corriere Economia danno oggi ampio spazio ai programmi economici del Movimento5Stelle: il primo criticandone aspramente le politiche, il secondo valutando le opportunità che i titoli green quotati a Piazza Affari potrebbero cogliere da un eventuale politica verde di Grillo.
In entrambi i casi è interessante notare come i temi dedicati alla sostenibilità siano tornati di grande attualità con la solita formula minestrone: energie pulite a oltranza, risparmio energetico a tutti i costi, uso della bicicletta e ritorno al modello di produzione locale, in difesa dell’italianità. Temi importanti su cui il Movimento 5 Stelle ha raccolto consensi ma su cui, a ben vedere, mancano una serie di tasselli importanti. Ad esempio, il tema energia, che punta sul riscaldamento a basso impatto ambientale, la cogenerazione e l’efficienza di tutto il sistema. Si insiste molto sugli incentivi alle rinnovabili e si propone l’abolizione del Cip6. Un programma a parole perfetto, degno dei sogni del miglior ambientalista che si scontra però con una serie di problemi pratici, di non poco conto. Il primo, per dirla con le parole del liberista Carlo Stagnaro, dell’Istituto Bruno Leoni: “solita fuffa sulle rinnovabili, priva di qualunque collegamento con la situazione attuale. In particolare i grillini sembrano non essersi accorti che il sistema elettrico italiano soffre, oggi e nel futuro prevedibile, di overcapacity”. “Quindi”, prosegue Stagnaro, l’ultimo dei problemi è accrescere la potenza disponibile”.
Bersani fulminato sulla via della sostenibilità
venerdì, marzo 1, 2013
“Questo mi offrirà la gradevole opportunità di rilanciare anche qualche vecchia idea, come la creazione di un ministero per lo Sviluppo Sostenibile, visto che l’economia verde deve essere il cuore del nuovo governo che ho in testa”. Così Pierluigi Bersani in un’intervista rilasciata a Massimo Giannini e pubblicata oggi su Repubblica dove racconta il “suo piano per governare”.
Sette, otto punti programmatici con al primo posto l’Europa e il rientro dal debito, seguito dall’emergenza lavoro e dal disagio sociale. “Il terzo tema”, prosegue Bersani “è la democrazia. Il nuovo governo, immediatamente, deve dimezzare il numero dei parlamentari, abbattere gli stipendi al livello di quelli dei sindaci, varare leggi che regolino la vita dei partiti e non solo per i finanziamenti, che inaspriscano drasticamente le norme anti-corruzione e che regolino finalmente i conflitti di interessi. Ciascuno di questi punti si tradurrà in un specifico disegno di legge, che giorno dopo giorno farò pubblicare in rete già da giovedì mattina”.
Il segretario del PD è sempre stato un sostenitore convinto delle politiche destinate all’industria che sa innovare: lui è il padre di Industria 2015 che nel 2006 si proponeva, ”l’uscita dalla crisi attraverso la centralizzazione del ruolo dell’industria nell’ambito di una rinnovata attenzione culturale (che coinvolga tutta la società e non solo la politica), ai temi dell’economia reale”. Un progetto ambizioso morto praticamente sul nascere che doveva destinare risorse economiche mai arrivate.
Ed ecco allora che dopo la passione per la politica industriale (grande assente di questa campagna elettorale), il segretario del PD scopre una “gradevole opportunità”: la sostenibilità, una parola ormai inflazionata di cui è buon uso riempirsi la bocca perchè vuol dire preservare qualcosa oggi per restituirlo migliore domani. Più che di sostenibilità dovremmo parlare di politica industriale, di politica energetica, di politica occupazionale con dei programmi certi e soprattutto concreti. Senza questi paletti la sostenibilità è solo aria fritta. Se poi Bersani vuole creare un Ministero per organizzare “gradevoli” eventi e simposi sul tema con poltrone da destinare alla vocazione ambientalista del movimento Cinque Stelle potrà farlo ma forse non siamo nel periodo storico giusto. Un cuore pulsante, soprattutto se di Governo, deve saper guardare lontano e non fermarsi alle semplici parole che vanno tanto di moda.


