Anche questa è sostenibilità

ListLa parola sostenibilità di cui in tanti, io per prima, tendo ad abusare, è in realtà una parola che racchiude diversi significati. Dal mio punto di vista è soprattutto un modo intelligente e oculato di utilizzare le risorse, non solo quelle naturali ma soprattutto quelle dell’intelligenza umana. A tale proposito mi fa piacere segnalare una storia che, navigando in rete come faccio spesso ogni mattina, ho ritrovato e che con piacere vi riporto.

Sto parlando della realtà di List, un’azienda che ha deciso – con coraggio – di rimanere in Italia, in Lazio e  – con coraggio – cerca di sopravvivere grazie a una delle eccellenze che ha fatto grande questo paese nel mondo: la moda. O meglio, la moda che oggi deve essere accessibile a tutti. La List infatti “si colloca, in un ambito medio e non di lusso” e ogni capo è pensato nel rispetto della tradizione italiana. La materia prima viene scelta in giro per il mondo “privilegiando sempre il prodotto italiano” e i capi “vengono disegnati, assemblati e costruiti interamente in Italia”. La List ha un fatturato di 15 milioni e mezzo l’anno e conta, considerando anche l’indotto, un migliaio di persone. Il segreto per garantire un buon prodotto italiano, di qualità e ad un costo non troppo elevato, “sta nell’usare diversi canali per non appesantire il cartellino”.

Recuperare la tradizione puntando quindi su una produzione italiana,  sulla creatività e sensibilità delle donne. E’ questa la visione della moda della List che, “ha scelto di non abbandonare il territorio, lo abbiamo valorizzato e oggi circa l’80% della nostra produzione è nel Lazio” ha raccontato all’Adnkronos, Ruben Dell’Ariccia, presidente dell’azienda. E non solo: “l’80% delle risorse umane è al femminile”. Come italiani, spiega Dell’Ariccia, “abbiamo una grande risorsa, che è la creatività” che negli ultimi anni “è stata un po’ svenduta con aziende che hanno spostato le proprie unità produttive in altri paesi”.

“Abbiamo mantenuto solo una piccola parte di prodotto all’estero”, ha proseguito Dell’Ariccia. Il 20%, infatti, è prodotto tra India e in Cina” ma “i nostri prossimi investimenti sono orientati a riportare tutto quello che possiamo sul nostro territorio” e ad aumentare le quote rosa in azienda. Anche perché, sottolinea il presidente della List, “le donne hanno una sensibilità e capacità di relazionarsi con i problemi molto diversa rispetto agli uomini”.

In un momento in cui si sente parlare solo di svendere “i gioielli di famiglia” di questa bella Italia, ditemi voi se questa non è sostenibilità.

 

 

 

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