Un blog che parla di green economy lontano dalle cronache ufficiali e dai comunicati aziendali. Le storie del mondo green raccontate da un altro punto di vista.

La professionalità, quando si tratta di green economy e di sostenibilità, non si improvvisa. Parola del CSR Manager Network (l’Associazione che ha riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori imprese italiane promossa da Altis e ISVI)  che recentemente ha presentato una ricerca su “La professione della CSR in Italia”.

Sono uomini ma soprattutto donne (il 56,7%), tra i 31 e i 40 anni, con una laurea o un master in ambito economico, che oggi si trovano a guidare un’azienda in un mondo dove il consumismo comanda ma la consapevolezza è d’obbligo.

E secondo i dati della ricerca, non hanno di che lamentarsi. Guadagnano tra i 70000 e gli 80000 euro all’anno, riportano al Presidente o al Ceo e si occupano prevalentemente di rendicontazione agli investitori e agli altri interlocutori chiave, rapporti con gli stakeholder e gestione responsabile dei fornitori. Gestisceono budget annui di tutto rispetto, circa 200 mila euro di media, ma con qualche picco superiore ai 900 mila.

 

Professionalità cresciuta e entrata a far parte del DNA aziendale che oggi non è più una semplice casella in organigramma ma una figura strategica. Del resto se non tratti bene l’ambiente, non controlli i fornitori o se consumi troppa energia, insomma se non sei un’azienda minimamente responsabile il mercato non ti premia.

E per arrivare dove sono oggi, i manager non hanno sicuramente avuto vita facile. Ricordo, più di dieci anni fa, le difficoltà dei colleghi (già allora al WWF Italia esistevano queste figure) che cercavano di spiegare alle aziende che non si trattava di semplice greenwashing o di appiccicare un marchio ad un’operazione di marketing ma di una vera e propria rivoluzione interna alle aziende. Allora in pochi hanno iniziato questo percorso ma chi l’ha fatto è stato premiato. Penso ad aziende come la Perfetti o Electrolux e altre che oggi hanno fatto propri i principi della sostenibilità non solo come voce da inserire nelle brochure aziendali.

Una professione cresciuta velocemente, un po’ sottotraccia, destinata a crescere altrettanto rapidamente con evidenti prospettive di tipo occupazionale. Prova ne è il fatto che, a differenza delle rilevazioni precedenti, una significativa quota dei manager (circa il 30%) è stata reclutata all’esterno dell’azienda e il 22,4% ha sviluppato una carriera interamente attorno ai temi sociali e ambientali. Entrambe novità assolute mai registrate prima da precedenti rilevazioni sulla professione.

In particolare l’indagine rileva che il 40% delle società quotate ha già oggi al suo interno un Manager della Corporate Social Responsibility, mentre 1 su 4 pubblica un bilancio di sostenibilità per rendicontare le proprie attività ambientali e sociali e le linee di lavoro e obiettivo future. Pur trattandosi ancora di piccoli numeri, in poco più di 5 anni, il numero dei manager è più che quadruplicato passando da 90 a 373 addetti a tempo pieno, solo considerando le società quotate.

Per il CSR manager si iniziano ad evidenziare percorsi di reclutamento e selezione da un’azienda all’altra, con processi non più solo di crescita interna ma attraverso il ricorso al mercato del lavoro (il 16% dei manager ha iniziato in questo campo la propria attività). Circa un 13% proviene dal mondo non profit (che tocca il 50% nel caso dei collaboratori del Manager) che potrebbe diventare, accanto alle aziende di grandi dimensioni e alle funzioni economico-finanziarie, un possibile bacino di reclutamento futuro, per la capacità di trasferire in azienda sensibilità e competenze maturate in precedenza nella gestione di progetti sociali, magari all’estero o nel sud del mondo.

Una  figura professionale poliedrica e dalle molte specificità che deve interagire con molte realtà aziendali (ambiente, clienti, lavoratori, comunità, fornitori e istituzioni), su cui le aspettative non mancano.

Non ci resta che augurare allora – anche agli ex colleghi che ancora si cimentano con questa professione – un buon lavoro.

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