Articoli Commentati ‘rifiuti’

L’Europa richiama all’ordine l’Italia su rifiuti ed etichetta energetica

giovedì, marzo 1, 2012

Secondo i dati del Dipartimento delle Politiche Europee al mancato rispetto delle norme di tutela ambientale va il più elevato numero di infrazioni

Centotrentadue sono, ad oggi, le infrazioni contestate da Bruxelles all’Italia di cui 95 riguardano casi di violazione del diritto dell’Unione e 37 sono relative al mancato recepimento di direttive. Questo, secondo i dati del Dipartimento delle Politiche Europee che, nella suddivisione per settore, indica al primo posto le tematiche legate all’ambiente con 33 infrazioni, seguite da fiscalità e dogane con 14 e, lavoro e affari sociali con 12 procedimenti in corso.

In ordine di importanza, prima fra tutte, quella sul “mancato rispetto della normativa europea sulla gestione dei rifiuti e delle discariche” per cui la Commissione Europea ha deciso di avviare nei confronti dell’Italia ben quattro procedure di infrazione. Nei primi due casi la Commissione porta l’Italia sul banco degli imputati alla Corte di giustizia dell’Ue; per gli altri due casi, invia a Roma un secondo ammonimento scritto (ossia un parere motivato) che rappresenta l’ultima tappa prima di un eventuale decisione di adire alla Corte di giustizia dell’Ue.

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Guida irriverente al riciclo

mercoledì, gennaio 18, 2012

Se domani, in cucina, siete alle prese con le etichette incomprensibili del riciclo e vi chiedete cosa dovete fare di quello scomodo involucro prima di buttarlo in pattumiera e magari beccarvi pure una multa per aver sbagliato contenitore, leggete “Baite nell’oceano”, il divertente blog di Alessandro Giurani. Forse non avrete imparato nulla di nuovo ma vi sarete sicuramente fatti due risate.

Oltre alla “Baita del riutilizzo”, Giuriani dà preziosi consigli su come non farsi prendere dall’ansia dei pacchi regalo (e dal riciclo della carta), su come ripiegare e annodare un fazzoletto per avvolgere e trasportare oggetti (senza l’uso di sacchetti di plastica, come fanno in Giappone) e altri singolari consigli di buone pratiche green.

www.baitenelloceano.blogspot.com

2012: sacchetto di plastica addio

lunedì, gennaio 9, 2012

Approvate a fine dicembre dal Consiglio  dei Ministri le nuove norme sull’uso dei sacchetti di plastica: dal primo gennaio anche i piccoli negozi dovranno abolirli. Da un’inchiesta di Virgilio Go Green, a un anno dalla messa al bando, il bio dimezza la plastica.

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Ambiente Corrado Clini e del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, ha approvato nuove disposizioni per i sacchetti biodegradabili, chiarendo il campo di applicazione della precedente normativa e introducendo sanzioni rigorose a tutela dell’ambiente. In particolare, con la nuova norma e fino al definitivo assetto della materia – che verrà stabilito con decreto – viene chiarito che sarà consentita la commercializzazione dei soli sacchetti conformi alla normativa europea sulla biodegradabilità e anche dei sacchetti riutilizzabili nel tempo. Restano al bando tutte le shopper di plastica dannose per l’ambiente. Dal primo gennaio poi l’obbligo si estende anche ai piccoli negozi con sanzioni per chi non rispetterà il divieto.

Dalla plastica al bio: inutile nasconderlo, sono tante le criticità che emergono nell’inchiesta. Funzionalità dei sacchetti, norme ancora confuse nessuna sanzione prevista per chi le aggira, effettiva compostabilità delle buste vendute dagli esercenti, questi i nodi principali che sono venuti al pettine. Ma una cosa è certa: la terza rivoluzione culturale è iniziata.

Rispettando l’obbligo delle cinture in auto e il divieto di fumare nei locali pubblici, gli italiani dimostrano di avere stoffa. Il caso dei sacchetti di plastica conferma la regola e i risultati raggiunti sono importanti: nel giro di soli tre anni le vendite delle sportine sono passate da 12.000 a 5,7 milioni di pezzi con un conseguente dimezzamento della vendita di sacchetti monouso, per giunta “bio” (dati Coop), e il 75% delle persone dichiara di utilizzare borse riutilizzabili. Per difendersi dalle fregature basta stare attenti: se il sacchetto è stampato con il marchio OK Compost o Compostable significa che ha superato tutti i controlli comunitari ed è biodegradabile al 100%, altrimenti è un falso.
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Il riciclo che verrà

venerdì, dicembre 2, 2011

Bianco, rosso e green economy illustra nel dettaglio Sunmeet, il recente accordo tra produttori italiani di moduli fotovoltaici e Cobat

50 milioni di moduli fotovoltaici installati, pari a circa 75 chilometri quadrati, per una potenza di 11 GW. Sono questi i numeri del fotovoltaico italiano destinati al riciclo che, dallo scorso mese di ottobre, grazie ad un accordo di programma tra il Cobat, Consorzio nazionale raccolta e riciclo e, il Comitato IFI che raggruppa circa l’80% dei produttori italiani di pannelli fotovoltaici, sarà operativo a livello nazionale.

Un accordo che pone l’Italia all’avanguardia rispetto al resto dell’Europa poiché anticipa quanto la commissione ambiente europea sta discutendo in materia di smaltimento dei moduli fotovoltaici, cioè se considerarli a tutti gli effetti apparecchi elettrici ed elettronici.

Sunmeet, questo il nome dell’accordo, si propone di definire un piano di tracciabilità dei moduli esistenti e, soprattutto, di creare una filiera per il riciclo, oggi inesistente in Italia, che porti anche opportunità occupazionali attraverso la nascita di nuovi impianti per lo smaltimento sul territorio italiano.

L’auspicio è che, come ha dichiarato Filippo Levati, presidente Comitato IFI durante la conferenza stampa di presentazione dell’accordo: “non ci saranno camion che trasporteranno i nostri moduli in Germania per essere smaltiti, come invece già avviene per altri rifiuti”.

“Bianco, rosso e green economy” ha chiesto a Luigi De Rocchi, responsabile Divisione Studi e Ricerche Cobat, che cosa si aspettano dall’accordo e, quali saranno i prossimi passi per definire le migliori pratiche possibili e accompagnare la giovane filiera del fotovoltaico in un percorso di sostenibilità ambientale.

Contando sul fatto che un pannello dura almeno 20-25 anni, quali sono i volumi che prevedete,  ad oggi?

“Considerando che la vita media di un modulo fotovoltaico è di circa 20-25 anni e che l’inizio del periodo di forte crescita nell’installazione dei moduli fotovoltaici risale all’inizio degli anni 2000, attendiamo di doverci misurare con il problema dello smaltimento dei primi moduli fotovoltaici nei prossimi 5-10 anni. Lo smaltimento dei moduli non riguarderà solamente la cella fotovoltaica in senso stretto, ma anche tutti i materiali presenti in un impianto fotovoltaico, quali le strutture di supporto in metallo, gli inverter, la componentistica elettrica ed elettronica, ecc”.

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Change up!Scelgo io

sabato, novembre 19, 2011

Domani, domenica 20 novembre, il premio alle aziende che rispettano i principi del circolo virtuoso della sostenibilità

Fino a domani sera al Superstudio Più di Milano (via Tortona 27) si potrà visitare l’ezione Winter di Change up! Scelgo io,  il salone temporary shop che propone un nuovo modo di vivere l’inverno e il tempo delle feste. Al motto di “sostenibile è bello” l’evento, a ingresso libero dalle 10.00 alle 19.00, è un’interessante vetrina di prodotti per l’arredamento, per il food, per il beauty, per l’abbigliamento, naturalmente tutti all’insegna della sostenibilità senza trascurare qualità e ricerca.

“La strada delle sostenibilità”, secondo gli organizzatori, “è una necessità per tutti che non dobbiamo vivere come rinuncia, bensì come scoperta di nuove possibilità. Una strada obbligata che offre nuove opportunità per ridisegnare le modalità di produzione, distribuzione e consumo”. “Il mercato”, proseguono i promotori di Change up, “ha finalmente recepito questo cambiamento”. Secondo i dati ICEA, Istituto Certificazione Etica e Ambiente, dal 2009 al 2010 i consumi “green” sono cresciuti del 35% riscontrando un segno più rispetto a qualsiasi altro settore.

L’impatto e i consumi energetici dell’evento, a cui parteciperanno un migliaio di persone, sarà compensato con progetti di mini idroelettrico certificati in Turchia grazie a Obiettivo meno, un marchio della società di consulenza  E-Cube . “La compensazione della Co2”, ha spiegato Aldo Iacomelli di E-Cube, “che per questi tre giorni dell’edizione Winter di Change up sarà di un centinaio di tonnellate, è una delle strade che proniamo, insieme alla riduzione dei rifiuti e ai consumi di energia, per orientare le aziende verso la sostenibilità. Progetti concreti attraverso i quali si possono ridurre i costi, ridurre l’ impatto ambientale, rispettare le normative vigenti e, perché no, aumentare la propria reputazione e immagine verso gli stakeholders”.

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Bandiamo il termine rifiuto. Intervista a Carla Poli

giovedì, novembre 10, 2011

Da il blog Organyc online.com

Riprendiamo integralmente l’intervista fatta da Michela del blog Organyc.com per raccontare di un’altra donna attiva nella green economy che, questa volta, si occupa di rifiuti. Carla Poli, direttrice della Società Centro Riciclo Vedelago srl in provincia di Treviso. Definita il ciclone contro l’inceneritore, il suo “virtuoso” centro ricicla il 90% dei rifiuti che raccoglie. Di più che a San Francisco.

Le raccolte differenziate provenienti dai Comuni o dalle aziende arrivano al centro. Qui vengono riselezionate e i materiali, divisi e ridotti volumetricamente vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che impiegano i materiali nei loro cicli produttivi. Ma non è tutto. Non esiste scarto per il Centro Vedelago: ciò che non può essere riciclato viene trasformato in una “materia prima seconda”, un granulato plastico che viene utilizzato sia nel settore dell’edilizia sia nel settore dell’industria plastica. Niente discarica o inceneritore quindi per il Centro Vedelago.

- Lei ha partecipato recentemente a Ted Ex Reggio Emilia, un evento-conferenza che riunisce i maggiori protagonisti del “pensare” e del “fare” a livello locale, per raccontare la sua esperienza e dire com’è che gli italiani “do it better”. Il suo intervento è stato “Come siamo riusciti a riciclare più rifiuti che a San Francisco”. Come avete fatto?

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In Europa la settimana dedicata alla riduzione dei rifiuti

venerdì, ottobre 28, 2011

Iscrizioni aperte fino al 2 novembre

Anche l’Italia tra i paesi che aderiscono all’iniziativa promossa dall’Unione Europea per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della riduzione dei rifiuti che si terrà, in tutta Europa, dal 19 al 27 novembre 2011.

Gli ultimi dati sulla produzione di rifiuti in Italia e in Europa confermano infatti la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla riduzione. Secondo l’Istat, nei comuni capoluogo di provincia italiani, la quantità pro capite di rifiuti urbani è tornata a crescere nel 2010, dopo tre anni di diminuzione, con un incremento dello 0,9% rispetto al 2009 (pari a 609,5 kg per abitante). Aderire alla Settimana Europea è quindi un primo passo per invertire questa pericolosa tendenza e per mettere in mostra quelle azioni che possono contribuire alla riduzione della produzione di rifiuti.

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Monnezza come ombre cinesi….anche a Napoli

giovedì, luglio 21, 2011

Immondizia raccolta in casa per sei mesi che diventa un’opera d’arte: lattine di birra, scatole di formaggio, residui di merendine impastati con gusci d’uovo, bottiglie di vetro, di plastica, barattoli di conserve. Una montagna di pattume che una volta proiettata sul muro si fonde con l’ombra dei due artisti e da arte trash diventa un gioco di ombre e riflessi dove anche la spazzatura è vera e propria installazione artistica.

Montagne di rifiuti che Tim Noble e Sue Webster, due artisti londinesi, da sempre utilizzano per le loro opere d’arte apprezzate in tutto il mondo e che negli anni ’90 hanno rivoluzionato il concetto di installazione.

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Quel che resta di un bene

mercoledì, luglio 6, 2011

Un libro per raccontare la raccolta differenziata dalla nascita ai giorni nostri

"Quel che resta di un bene": in un libro la storia della raccolta differenziata in ItaliaGrazie alla raccolta differenziata oggi in Italia ci sono quasi 200 discariche in meno e grazie all’impegno degli 11.763.274 cittadini dei comuni ricicloni si sono risparmiate 2.330.467 tonnellate di CO2.

Una buona pratica quotidiana che vede l’Italia divisa in due con un Nord particolarmente virtuoso e un Sud ancora in difficoltà, come è noto, tranne Salerno dove il riciclo dei rifiuti ha raggiunto il 60,3% con un terzo posto nella classifica dei Comuni virtuosi di Legambiente. Differenziare i rifiuti è oggi ormai una consuetudine ma forse pochi sanno che la prima vera esperienza di raccolta differenziata è stata fatta a Modena nel 1973 e, solo negli anni ’90, si è affermata come vera e propria pratica di una coscienza ecologica più diffusa. E’ in quegli anni che, grazie al Decreto Ronchi, nascono i Consorzi Conai, Comieco, Replastic e gli altri che daranno poi un’ulteriore spinta alla promozione del riciclaggio dei rifiuti con campagne di informazione e sensibilizzazione in collaborazione con le Aziende municipalizzate dei Comuni italiani.

Una memoria storica che Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco (Consorzio Nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica) e Ercole Sori (direttore del Centro di studi storici Sammarinesi e docente di storia economica all’Università Politecnica delle Marche) hanno cercato di recuperare nel libro “Quel che resta di un bene”,  edito da Il Mulino che racconta lo sviluppo della raccolta differenziata e, in particolare, del riciclaggio di carta e cartone in Italia. Un’analisi puntuale delle evoluzioni storiche e sociali connesse alla raccolta differenziata grazie alla quale i comuni italiani hanno potuto beneficiare di quasi 700 milioni di euro per il servizio di raccolta. La parte finale, scritta dal giurista Claudio Busca, riguarda il quadro normativo in cui si inserisce il riciclo dei rifiuti.

“Due decenni e mezzo di impegno – ha dichiarato Montalbetti – che hanno consentito di trasformare i comuni italiani in foreste urbane capaci di approvvigionare il comparto produttivo nazionale, svincolandolo dalla storica dipendenza dall’estero per il soddisfacimento del proprio fabbisogno di materia prima”. Il volume spiega come il riciclo sia stato prezioso per un paese come l’Italia povero di materie prime, “e quindi vocato alle attività di riutilizzo”.

Tutto ciò considerando che, per il nostro paese, i materiali riciclati rappresentano anche un’ottima opportunità per l’export. L’Italia, infatti, manda nei paesi in forte sviluppo economico, Cina in primis, plastica (+45% export totale in due anni), acciaio,carta, rottami ferrosi e quote di alluminio (il cui export verso l’estremo oriente è del 46%).

Informare per riciclare

venerdì, giugno 10, 2011

L’indagine di Ecolamp sui comportamenti degli italiani verso l’utilizzo delle isole ecologiche

“Differenziare con le isole ecologiche: gli Italiani tra pensiero e azione”, è questo il titolo della ricerca realizzata dall’Istituto Nextest per conto di Ecolamp,  il Consorzio per il recupero e il trattamento delle lampade fluorescenti esauste, presentata questa mattina  alla stampa nell’ex convento barocco, la Residenza di Ripetta, in pieno centro a Roma.

Secondo l’indagine, gli Italiani conoscono bene le isole ecologiche e le utilizzano: il 56,6% sul totale popolazione sa com’è fatta e a cosa serve un’isola ecologica e, il 32% l’ha utilizzata almeno una volta negli ultimi 12 mesi. .

Va ancor meglio quando si parla di quali tipo di rifiuti possono essere smaltiti presso l’isola ecologica che, per il 31,5% degli intervistati, fornisce comunque un buon servizio. Parere favorevole viene dato su come orientarsi all’interno, su come si viene accolti dal personale e sulla fruibilità (vicinanza alla propria abitazione e orari di apertura).

La raccolta differenziata dei rifiuti è, per gli italiani, ormai un’abitudine quotidiana anche se risultano conosciute dalla maggior parte del campione solo le tradizionali raccolte di carta, plastica, alluminio e vetro e, per alcuni, i rifiuti umidi.

Fare la raccolta differenziata è quindi un’impegno che tutti dobbiamo assumerci anche se non mancano le resistenze dovute soprattutto alla mancanza, tipicamente italiana, di come viene effettivamente fatta la raccolta differenziata e, per alcuni, il fatto che sia obbligatoria.

Un dato importante che emerge dalla lettura dell’indagine è la  necessità di un sostegno ai cittadini in termini informativi ed operativi.  Su questi aspetti di criticità è quindi importante l’impegno dei Consorzi, al fine di contribuire ad un reale cambiamento culturale che possa successivamente tradursi in comportamenti concreti.

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