Articoli Commentati ‘rifiuti’

Italia in testa per procedimenti di infrazione ambientale

giovedì, maggio 9, 2013

Nessuna multa per il nostro Paese sul quale, però, pende la spada di Damocle di Malagrotta e della qualità dell’aria. 31 i procedimenti ancora aperti.

Record di procedimenti di infrazione Ue a carico dell’Italia, ma ancora nessuna multa per il nostro Paese sul quale, però, pende la spada di Damocle di Malagrotta e della qualità dell’aria. Secondo i dati della Commissione Europea di marzo 2013, sono 135 i procedimenti di infrazione Ue per l’Italia sui 1775 a livello dei 27 Stati membri (la Spagna ne conta 99, Francia e Polonia 95, Germania a e Regno Unito 76). A livello europeo, su 1775 procedure, 299 riguardano l’ambiente (ovvero il 17% del totale), e anche in questo l’Italia resta in testa per numero di procedimenti aperti su tematiche ambientali: 33 sulle 135 complessive, di cui due procedure chiuse nel frattempo.

Si va dalla non corretta attuazione della direttiva relativa sul rumore ambientale al non corretto recepimento della direttiva relativa a valutazione e gestione dei rischi di alluvioni; dalla non corretta trasposizione della direttiva sulla gestione della qualità delle acque balneabili, alla cattiva applicazione di quella sul trattamento delle acque reflue urbane. Ma è lungo l’iter che va dalla messa in mora alla Corte di giustizia e alla sentenza definitiva (circa 54 mesi) e a quest’ultimo step l’Italia non è ancora giunta e quindi non paga ancora alcuna multa.

Se è vero che non paghiamo ancora le sanzioni, “siamo però a rischio multa per Malagrotta e per la qualità dell’aria, perché su questi due temi la Commisione non fa sconti – spiega all’Adnkronos Mauro Albrizio, direttore dell’ufficio europeo di Legambiente - Quello dei rifiuti è infatti un tema caldo, considerato la grande emergenza: la Commisione ha infatti calcolato che la piena attuazione, a livello Ue, della normativa di settore consentirebbe di far risparmiare all’Unione 72 miliardi di euro l’anno, incrementare di 42 miliardi il fatturato di settore e creare 400mila posti di lavoro entro il 2020″.

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Appalti truccati per “tracciare” la monnezza

giovedì, aprile 18, 2013

La Procura di Napoli scoperchia il pentolone “Sistri”: 400 milioni per un sistema di tracciabilità dei rifiuti mai entrato in funzione – Tre in cella, 19 ai domiciliari: nella bufera il gruppo Selex (Finmeccanica) – Tra gli arrestati anche l’ex sottosegretario Carlo Malinconico

Avrebbe dovuto entrare a pieno regime nell’ottobre di quest’anno ed essere messo a punto entro il marzo 2014. Il Sistri, il sistema per la tracciabilità dei rifiuti illegali, è invece miseramente finito dentro l’inchiesta della Procura di Napoli. Ventisei sono le misure cautelari eseguite ieri dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, al comando del colonnello Nicola Altiero: 3 in carcere, 19 ai domiciliari e 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, oltre al sequestro di beni per 10,2 milioni.

I pm della Dda Catello Maresca, Marco Del Gaudio e Maurizio Giordano e il procuratore aggiunto Francesco Greco contestano, a vario titolo, reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzazione di fatture false, corruzione, truffa aggravata, riciclaggio, favoreggiamento e occultamento di scritture contabili. Degli oltre 10 milioni sequestrati, 7 sono stati bloccati a Selex Service Management, l’azienda del gruppo Finmeccanica. Ai domiciliari è finito l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Malinconico, ex consulente del ministero dell’Ambiente; in carcere gli imprenditori Sabatino Stornelli (ex Ad Selex Management), Maurizio Stornelli e Francesco Paolo Di Martino.

La pesante eredità della deindustrializzazione che non possiamo permetterci

mercoledì, aprile 17, 2013

Presentato il rapporto di Legambiente “Ambiente Italia” 2013: dalla deindustrializzazione del paese, oltre ai danni economici anche quelli ambientali

“Negli ultimi anni abbiamo perso il 20 per cento delle attività produttive”. A lanciare l’allarme è Susanna Camusso, segretario nazionale della CGIL, intervistata da Repubblica. “È dal 2004 che lanciamo moniti sul rischio di deindustrializzazione. Siamo stati considerati con sufficienza: ormai, ci dicevano, non è più il lavoro al centro della vita delle persone, ma la capacità di consumare“.

Oggi, oltre al lavoro, il processo di deindustrializzazione in atto nel paese sta cancellando intere aree ex industriali, già depresse dal punto di vista occupazionale e ora in piena emergenza ambientale. Pensiamo a Taranto, o a Brindisi, o a Porto Vesme o, ancora, a Piombino, fino alla Ferriera di Servola a Trieste. Ma anche ai poli chimici e petroliferi di Gela, Augusta Priolo Melili, fino a Porto Torres e Terni senza ovviamente dimenticare la raffineria Api di Falconara e il petrolchimico di Porto Marghera. Tutte aree che attendono da anni le bonifiche,  inserite  dal 1998 nel Programma di Bonifica del Ministero dell’Ambiente. Un programma che non è praticamente mai partito o, come nel recente caso di Bagnoli, ha fatto più danni che altro. E’ di qualche giorno fa infatti la notizia del sequestro dell’ex area industriale di Bagnoli dove l’attività di ripristino ambientale ha addirittura portato, tra gli altri, ad un aumento del tasso di inquinamento della zona, compromettendo così la piena bonifica del litorale.

Un paradosso solo italiano dove anzichè cogliere l’opportunità, la si distrugge sul nascere.  Un esemio, fra i tanti, è Piombino che aspetta da anni i fondi per bonificare l’area vicina al porto e rilanciare così le attività turistiche verso l’Elba; un’occasione per far ripartire l’economia di una città messa in ginocchio dalla chiusura delle industrie siderurgiche.  E l’elenco potrebbe proseguire oltre anche se, come noto, la bonifica dei siti contaminati rientra negli obblighi costituzionali.

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Riciclo dei rifiuti: Italia ultima

giovedì, dicembre 13, 2012

Nel nostro paese solo il 33% dei rifiuti urbani viene recuperato, rispetto alla media europea del 42%. Dopo di noi il Portogallo (19%) e la Grecia (18%). Quasi la metà dei rifiuti prodotti (il 49%) finisce in discarica, ben 15 milioni di tonnellate ogni anno, mentre in Europa viene conferito in discarica il 30% dei rifiuti. Nel Mezzogiorno la situazione è ancora più negativa con quasi tutte le regioni che superano il 60%, fino alla percentuale record del 93% registrata in Sicilia.

Sono queste le principali elaborazioni su dati di fonte europea (gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2010, ma da allora il trend è rimasto costante) riportate nello studio annuale ”L’Italia del Riciclo, il Rapporto promosso da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. I dati sono peraltro in linea con le indicazioni fornite dall’ISPRA che confermano il primato della discarica. Lo studio quest’anno presenta in apertura un benchmark internazionale sul tema della gestione dei rifiuti che evidenzia come ancora molta strada resti da fare per raggiungere le medie europee di recupero e conferimento in discarica dei rifiuti. E’ ancora ampio il divario che ci separa dai Paesi che presentano migliori performance nel recupero di materia dai rifiuti urbani, come Austria (70%), Germania e Belgio (62%), Paesi Bassi (61%), Svezia (50%) e Danimarca (42%). Questi sei Paesi europei, oltre a un elevato tasso di riciclo e a una quota significativa di recupero energetico mostrano anche un altro dato in comune: smaltiscono in discarica tra lo 0 e il 3%. Cifre ben lontane da quelle del nostro Paese. Le cattive notizie per l’Italia non si fermano qui: secondo il rapporto recuperiamo sotto forma di materia solo il 20% dei rifiuti (escluso il compostaggio), contro una media europea del 26%; anche il compostaggio e il recupero energetico si mantengono sotto la media del ”vecchio continente”, rispettivamente al 13% (in Europa al 16%) e al 18% (29% in Europa). In questo scenario critico, nel 2011 l’industria italiana del riciclo degli imballaggi si è mantenuta su buoni livelli sia per quantitativi, pari a 7,5 milioni di tonnellate (+2% sul 2010, quando erano 7.346), sia per tasso di riciclo, stabile al 64%: crescono carta (+3%), plastica (+4%) e vetro (+7%), in calo acciaio (-1%), alluminio (-13%) e legno (-5%). “Il riciclo dei rifiuti”, ha evidenziato Corrado Scapino, Presidente di Unire, “costituisce una delle priorità strategiche per lo sviluppo della green economy. Gli obiettivi di riciclo europei sono, per alcune filiere, ancora lontani e per raggiungerli è necessario che oggi le strategie di crescita industriale nazionale si coniughino con politiche di sviluppo sostenibile che prevedano l’impegno e la partecipazione di tutti i soggetti economici della filiera, dai produttori ai riciclatori”, senza dimenticare “l’attivazione di nuove leve per stimolare il mercato dei materiali riciclati, evitando politiche ambientali miopi e strumentali”.

La monnezza di casa nostra non piace a Bruxelles

mercoledì, ottobre 24, 2012

Rifiuti, Ue: <br />56 milioni di multa all’ItaliaSu raccomandazione del Commissario per l’Ambiente, Janez Potocnik, la Commissione Europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Con una multa di 56 milioni di euro (28089,60 euro per giorno tra le 2 sentenze della Corte), oltre a un’ammenda giornaliera di 256.819,20 euro «per ogni giorno successivo alla seconda sentenza fino al giorno della regolarizzazione dell’infrazione».

La Commissione europea «impone urgentemente all’Italia di bonificare centinaia di discariche illegali e incontrollate di rifiuti». Nonostante quindi la precedente sentenza della Corte di giustizia dell’aprile 2007, infatti, «i problemi sussistono ancora in quasi tutte le regioni italiane e le misure in vigore non sono sufficienti per risolvere il problema a lungo termine».

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A Ravenna puoi fare i conti con l’ambiente

martedì, settembre 18, 2012

Ravenna 2012: fare i conti con l’ambiente, il festival su acqua, rifiuti, energia e ambiente

Se volete conoscere quanti rifiuti produciamo, quanta terra consumiamo, quanta acqua ci beviamo e quanta energia sprechiamo, in poche parole “quanto costiamo alla Terra “, Ravenna 2012 fa al caso vostro.

In un momento di deficit di risorse (sia naturali che economiche) ripensare un modello di sviluppo più attento e compatibile è indispensabile, oltre che necessario.

A Ravenna, dal 26 al 28 settembre, potete farvi un giro nelle vie del centro storico chiuse al traffico e scoprire come sono cambiate le cose dal 1992 ad oggi: allora fu la prima volta della conferenza internazionale di Rio dedicata all’ambiente. Sono passati  vent’anni e le cose non sono migliorate, anzi. Tutti sono concordi  nell’affermare che le risorse sono limitate e la gestione che stiamo facendo del Pianeta Azzurro non potrà che causare impoverimento, estinzioni e crisi sempre più profonde.

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L’ambiente non è il ballo del qua qua

lunedì, agosto 27, 2012

L’Assessore alle Opere Pubbliche della Regione Puglia, Fabiano Amati,  ”sbeffeggia” pubblicamente Romina Power  intervenuta sul problema dello scarico delle acque nere nella zona costiera tra Manduria, in provincia di Taranto, e Porto Cesareo, in provincia di Lecce. 
Cetto Laqualunque, il personaggio politico interpretato dal comico Antonio AlbanChe un personaggio dello spettacolo intervenga su temi legati all’ambiente  è noto: tanti sono i testimonial del mondo dello spettacolo che da sempre prestano i propri volti per promuovere campagne di tutela dell’ambiente.

Che un politico faccia spettacolo (o che usi le battute per far parlare di sè), è altrettanto noto. Che un Assessore della Regione Puglia usi le parole (e i titoli) di canzoni per rispondere ad un cittadino che ha espresso il proprio parere su un problema legato alla tutela del territorio in cui vive, potrebbe invece non essere ciò che i cittadini si aspettano da un assessore regionale. Ovviamente ogni politico è libero di utilizzare le forme di comunicazione che meglio crede ma in questo caso – come in altri – in gioco c’è la tutela della salute dei cittadini e forse un po’ più di attenzione al messaggio è doverosa.

Come spiega anche Giovanna Cosenza, docente di Filosofia e Teoria dei Linguaggi all’Università di Bologna e autrice di SpotPolitik, Perché la casta non sa comunicare, “alle volte la superficialità con cui le questioni vengono affrontate  celano la debolezza delle proposte politiche da comunicare”. “Un problema serio”, dice la Cosenza nel suo libro. 

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Gli affari poco leciti della green economy

mercoledì, aprile 11, 2012

Camorra e ndrangheta nella realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici

Due modesti ristoratori di Bellona, paese in provincia di Caserta, erano coloro che, almeno formalmente, avrebbero dovuto occuparsi di produrre energia eolica attraverso la società Ictea. In realtà, secondo quanto emerso dai verbali di sequestro del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il direttore tecnico (e amministratore di fatto secondo gli investigatori della Dia) risulta essere Pasquale Pirolo. Nome che compare spesso nelle indagini investigative sull’economia criminale campana e su importanti operazioni di riciclaggio perché vicino alla Nuova Famiglia di Antonio Bardellino, di cui è stato prestanome.

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Recupero, riuso, riciclo non solo quando si parla di rifiuti

giovedì, aprile 5, 2012

“RAEE in Carcere”, un progetto per il reinserimento nel mondo del lavoro dei detenuti dell’Istituto penitenziario di Bologna

Da sinistra a destra: Leopoldo Di Chiara, Salvatore Manna e Isam Bendaoud (Foto di Eikon Studio)

Salvatore era un piazzaiolo ma oggi si occupa di recuperare i rifiuti elettronici. Nella sua vita gli errori gli sono costati il carcere ma ora ha la possibilità di lavorare nell’officina della Dozza, la Casa Circondariale di Bologna, dove è stato allestito un laboratorio per il recupero dei rifiuti da apparecchiature elettroniche ed elettroniche (RAEE)

Un lavoro che”, racconta Salvatore Manna, “non è uguale a quello che facevo prima ma mi consente di avere uno stipendio e di continuare la mia vita con dignità”. Come Salvatore, anche Isam e Leopoldo  sono i detenuti che, dopo uno stage, sono stati scelti per gestire questa officina dove, tra lavatrici, lavastoviglie e forni, bisogna alzare la voce per farsi sentire. Ferro, rame, alluminio e plastiche vengono separate e mandate al recupero.

Secondo le stime del consorzio Ecodom, il Consorzio Italiano per il Recupero e il Riciclaggio degli Elettrodomestici che da tre anni sostiene l’iniziativa RAEE in Carcere, il lavoro dei detenuti del penitenziario di Bologna ha permesso il risparmio di 1.800.000 kWh di energia elettrica oltre al riciclo di 180.000 kg di ferro, 3.800 kg di rame, 6.200 kg di alluminio e 7.200 kg di plastica. 260 sono invece le tonnellate di RAEE che Ecodom ha messo a disposizione del laboratorio di via del Gomito, pari a circa 4000 “elettrodomestici bianchi”.

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Nulla si distrugge, tutto si trasforma

giovedì, marzo 29, 2012

La storia della Scalvenzi che è riuscita a superare una crisi aziendale grazie ai propri dipendenti e che oggi opera nel settore dei servizi ecologici

Da Pontevico (BS)

Nerina Carlotti, presidente Scalvenzi

E’ il workers by out, un modello nato negli Usa, conosciuto in Argentina con le Fabricas Recuperadas e da qualche anno, presente anche in Italia. Per legge, i dipendenti che vogliono proseguire l’attività in fallimento possono costituirsi in coop e ricevere dall’Inps l’anticipo di tutto il periodo di mobilità da destinarsi al capitale sociale dell’azienda. Una pratica virtuosa che consente di salvare  posti di lavoro e di risparmiare soldi pubblici destinati agli ammortizzatori sociali.

Ed è a Pontevico, un paese sul fiume Oglio, tra l’agricoltura di Cremona e l’acciaio di Brescia che già nel 1982 la Scalvenzi ha precorso i tempi diventando, dopo due anni di occupazione della fabbrica, una Cooperativa di lavoratori. Una storia, oggi raccolta in un libro dal titolo“Cinquecentottantaquattrogiorni, 25 anni” che inizia con le Officine Fratelli Scalvenzi. Allora erano le macchine agricole e le ruote per i carri il core business dell’azienda che, negli anni ’70, arriva a dare lavoro a 130 operai. Sono anni di cambiamenti importanti anche per il settore agricolo: per la F.lli Scalvenzi inizia una crisi profonda che si chiude, alla fine degli anni ’80, con la messa in liquidazione dell’azienda e il suicidio di uno dei titolari.

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