Articoli Commentati ‘puglia’

Suntech valuta vendita asset italiani

martedì, aprile 16, 2013

Suntech Power Holdings potrebbe cedere i suoi asset nel settore fotovoltaico in Italia, secondo quanto riferito oggi da un portavoce della società che produce pannelli solari e che sta cercando di ridurre debiti per oltre 2 miliardi di dollari.

La società all’epoca del boom dell’energia rinnovabile era arrivata a capitalizzare 16 miliardi di dollari ma il mese scorso scorso ha dichiarato default su un bond per 541 milioni di dollari.

Secondo una fonte vicina a Suntech nel processo di reperimento di mezzi freschi, la società potrebbe valutare la vendita della sua quota dell’88,15% in Global Solar Fund Sicar (Gsf Sicar), un fondo lussemburghese specializzato nello sviluppo di progetti fotovoltaici per lo più in Italia.

“Intendiamo gestire Gsf per ora e valuteremo tutte le opzioni per massimizzare il valore per i nostri azionisti”, ha detto un portavoce di Suntech rispondendo a un’email di Reuters.

Rispondendo a una domanda su come intenda utilizzare i proventi  della vendita, il portavoce ha detto che Suntech aggiornerà gli investitori “nei prossimi mesi”.

E’ la prima volta che Suntech ammette pubblicamente la possibilità di vendere la quota di Gsf Sicar da quando ha annunciato il mese scorso che la sua principale controllata, Wuxi Suntech, è fallita.

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Fallimento Aion: tutti presi per la gola

martedì, marzo 19, 2013

E’ ufficiale. Aion Renewables, specializzata nella progettazione, produzione e installazione di impianti fotovoltaici, dal 15 marzo risulta fallita.  Il titolo della ex Kerself di Correggio, oggi del gruppo Avelar Energia (società del gruppo russo Renova), è stato sospeso dalla Consob.

L’investimento russo nel sole italiano è crollato sotto il peso di 245 milioni di debiti e i 164 operai di Helios Technology e i 109 di Ecoware, entrambe controllate da Aion Renewables, sono da mesi in cassa integrazione. Stanno ancora aspettando gli arretrati degli stipendi e percepiscono la cassa integrazione grazie ad un accordo tra le banche e la provincia.  Il futuro, per loro, è la mobilità perchè, come riferito da alcune fonti, anche i libri di Ecoware ed Helios verranno portati in Tribunale nei prossimi giorni. Da parte di Aion, nonostante le prime dichiarazioni di disponibilità, pare non ci sia la volontà di far fronte alla cassa integrazione.

Una vicenda che sembra mettere la parola fine ad anni di incertezze dove la società è passata da un piano di ristrutturazione ad un altro. Il gruppo, che nel 2011 contava ricavi per quasi mezzo miliardo di euro, aveva già ricevuto una robusta iniezione di capitali: 50 milioni di euro versati cash dal gruppo russo-svizzero Avelar (29 milioni) e dal nuovo socio cinese Jangsu Zongyl Group. Il fondatore Angelo Masselli aveva invece fatto un passo indietro.

Ma non sono solo i lavoratori a chiedere i loro soldi. A bussare alle porte della società ci sono, oltre alle banche, anche i fornitori. Coloro che hanno allacciato, installato e gestito gli impianti della ex Kerself che negli anni d’oro del fotovoltaico contava circa 500 dipendenti, controllate comprese.

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La Lousiana della green economy

mercoledì, febbraio 20, 2013

Schiavi del fotovoltaico: nuovo blitz in Salento, scoperti 564 irregolari. Le indagini partite due anni fa con lo scandalo della società Tecnova che sfruttava i migranti per la costruzione dei parchi energetici nelle campagne del Salento. Una storia che fece indignare tutta l’Italia e che oggi Repubblica, pagine di Bari, riporta alle cronache.

Costretti a lavorare nei campi di silicio, nei parchi fotovoltaici del Salento, sottopagati e pesantemente sfruttati; senza che gli fossero riconosciuti i diritti in materia retributiva, assistenziale e previdenziale. La piaga degli immigrati tenuti come schiavi dai padroni dell’energia segna un nuovo capitolo, dopo la pagina nera dell’aprile del 2011 quando scoppiò lo scandalo Tecnova e la rivolta dei migranti che si ribellarono per ottenere il pagamento della loro mano d’opera, denunciando le condizioni in cui venivano ridotti, pur di lavorare.

La guardia di finanza di Brindisi ha scoperto 329 lavoratori impiegati in nero nei campi fotovoltaici e altre 235 persone per le quali sono state riscontrate irregolarità di tipo contributivo. Di questi, moltissimi sono stranieri di origini africane. In tutto, sono state rilevate dai militari del nucleo di polizia tributaria 564 posizioni irregolari. Le nuove indagini scaturiscono proprio dagli arresti di 15 persone fatti due anni fa nell’ambito della complessa attività investigativa che portò alla scoperta di un’associazione per delinquere e interessava in particolare la società Tecnova, operativa tra Brindisi e Lecce.

Mentre gli accertamenti sono in corso, anche il Comune di Brindisi si è costituito parte civile con due distinte delibere della giunta municipale. Secondo il Quotidiano di Puglia, pur non essendo esplicitato quali sono i processi in questione, basta dare un’occhiata ai nomi delle persone contro le quali il Comune si è costituito, ossia Javier Ignacio Ledesma Romero (già implicato nel caso Global Solar Fund e nel frazionamento illegale dei terreni), oltre ad Antonio Colangelo (presumibilmente indagato nell’operazione Helios sulle attività dei fratelli DeGennaro). Il primo procedimento ha a che fare con i cosidetti “schiavi” del fotovoltaico della Tecnova, mentre il secondo riguarda la lottizzazione abusiva e la indebita percezione di contributi europei per undici milioni di euro.

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I veleni di Puglia al cinema

giovedì, febbraio 14, 2013

E’ di oggi la notizia che la Corte Costituzionale giudica inammissibile il conflitto tra Procura, Governo e Parlamento. Rinviato ad aprile l’esame di legittimità costituzionale delle norme salva Ilva.

E mentre la Giustizia battaglia su torti e ragioni a Taranto, rione Tamburi, a due passi dall’Ilva si continua a vivere o meglio, a sopravvivere.

Una giornata particolare raccontata dal regista pugliese Pippo Mezzapesa nel documentario breve “SettanTA” realizzato per Repubblica.it. Nel cuore delle case-parcheggio che respirano ogni giorno da vicino i veleni della fabbrica, i cittadini chiedono solo tre cose,  ”salute, ambiente, lavoro”. E Enzo “Baffone” ogni giorno invita i tarantini a giocare i numeri di una riffa del tutto particolare: “SettanTA” è uno dei numeri tirati a sorte in una città con cui sono in troppi ad aver giocato.

Ma non è solo l’Ilva e gli abitanti di Taranto ad aver attirato l’attenzione di documentaristi e registi. Anche Brindisi e il petrolchimico sono stati al centro de “Il Giorno che verrà” di Simone Salvemini, prodotto da Kinebottega con la francese Metaluna Productions. La storia di una donna incinta, seguita dalla telecamera di Salvemini, dalla gestazione alla nascita che si informa su quale futuro potrà avere il figlio in una terra ad alto rischio ambientale. Ma anche una ragazza che ha inciso un CD per dire “No al Carbone” o un impiegato che ha realizzato una mappa con tutti i siti industriali e ancora un blogger che raccoglie le storie della sua città.

Due testimonianze visive importanti da cui emerge la voglia di cambiare. Anni fa l’industrializzazione significava ricatto, oggi fa rima con rischio e i cittadini non sono più disposti a farsi ricattare. La domanda a cui però i documentari ancora non hanno dato una risposta è: “che ne è stato della speranza industriale di una regione che oggi è alla ricerca disperata della propria identità?”

L’unica certezza, almeno secondo le testimonianze raccolte dai registi, è che gli operai di Taranto hanno ritrovato un po’ d’orgoglio e che “fumo uguale lavoro”, sta per essere sdoganato anche da queste parti.

 

Dai campi ai Tribunali

martedì, gennaio 29, 2013

I carabinieri del Noe tornano a San Donaci in provincia di Lecce e spengono il campo fotovoltaico

Una vicenda che sembra non voler finire, passata dai campi della Puglia alle aule dei Tribunali. E’ la storia (infinita) dei campi fotovoltaici e delle società legate al Global Solar Fund di cui più volte abbiamo raccontato gli sviluppi

Cinque mila metri quadrati di campi fotovoltaici intestati alle società Ecopower 2007, Girasole, Geos e Photos (già coinvolte nelle inchieste del Globar Solar Fund),  sono stati nuovamente sequestrati ieri. L’iniziativa è del procuratore Pierangelo Ghizzardi che ancora una volta ha riscontrato dei frazionamenti fittizi, ordinando il sequestro degli impianti e l’interruzione dell’erogazione degli incentivi. Un’indagine senza fine che ha visto il sequestro degli impianti il 21 marzo 2011, poi successivamente dissequestrati per ordine del Tribunale del Riesame di Brindisi.

E il modus operandi è sempre lo stesso. Cinque dichiarazioni di inizio attività presentate dalle società per poter realizzare l’impianto in tempi brevi (ed evitare la valutazione di impatto ambientale per un unico grande parco) che vanno ad aggiungersi, oggi, a nuove prove. Per la Dia (dichiarazione di impatto ambientale) le cinque società avevano presentate i documenti tutti lo stesso giorno (il 16 ottobre del 2007), così come per le dichiarazioni di assenso all’utilizzo dei terreni (il 143 ottobre 2007). Delle strane coincidenze su cui gli uomini di Ghizzardi stanno indagando mentre gli impianti sono fermi con i sigilli ai cancelli e l’erogazione degli incentivi bloccata.

“La scorciatoia” agli incentivi

martedì, dicembre 18, 2012

A Trani operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura: in carcere i progettisti accusati di aver truffato incentivi per cinque milioni di euro

Potrebbe essere l’ennesima puntata di una docu-fiction dal titolo “La scorciatoia” e che, ancora una volta, si svolge in Puglia. Oltre al set, anche la trama è sempre la stessa: aggirare con la truffa le normative per l’autorizzazione di impianti solari e procedere spediti verso la riscossione degli incentivi statali. Questa volta, protagoniste sono 13 persone tra cui anche l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Trani, Giuseppe Affatato. Le manette sono scattate ai polsi dei tecnici tranesi Marco Di Martino e Vincenzo Di Gennaro e del socio e co-amministratore di alcune società, Mario Taddei. Ai domiciliari sono finiti invece le sorelle Maria Francesca e Ludovica di Martino, gli amministratori o rappresentanti legali delle società coinvolte: Michele Giannotti, Raffaele Landini, Umberto Piacquadio, Fabrizio Cuccovillo e Luigi D’Ambrosio. Altri due sono ricercati e sette sono indagati a piede libero (Antonio Nunziata, Emanuele Sassi, Claudio Forese, Tommaro Cormio, Raffaele Labarile, Hans Peter Rudolf, Guido Sciuto, Fabrizio Chiaverini e Libero Drago).

E il danno per lo Stato è di circa cinque milioni in appena un anno dato che tutti gli impianti (oggi sotto sequestro) erano stati autorizzati con il solito trucco: presentare progetti per impianti inferiori a un megawatt (per i quali non è richiesta la Valutazione di impatto ambientale) e ottenere così una semplice Dia (dichiarazione inizio lavori) rilasciata dal Comune. Autorizzazioni che, secondo quanto accertato dai finanzieri, sono state richieste da società (Poa Solar, Circus Energy, Schinosa Park, Queensland Energy srl, Camberra Energy srl, Victoria Energy srl, Tasmanian Energy srl, Emissione Zero srl, Solare srl, Radiazione srl), le cui partite Iva erano successive una all’altra, tutte registrate presso lo stesso notaio e quindi riconducibili ad un unico soggetto.

 

 

Gli insospettabili della green economy

giovedì, novembre 29, 2012

Che le energie rinnovabili fossero un buon business, con ritorni certi garantiti dallo Stato e per questo particolarmente attrattive per fondi di finanziamento, multinazionali e imprenditori dell’ultima ora, è ormai noto da tempo. Che invece, intorno a questo nuovo mercato, si muovesse e si fosse organizzato un vera e propria rete di insospettabili non necessariamente legati alla malavita organizzata, è un dato inedito che deve preoccupare.

Il boom delle energie pulite, almeno in Italia, è riuscito a far esplodere un nuovo fenomeno imprenditoriale che si occupa prevalentemente di sfruttare e intercettare le opportunità che un business (meglio se abbondatemente sussidiato e ben poco regolato) può offrire. Ma sia la malavita che i nuovi eco-criminali, nulla potrebbero senza l’aiuto della criminalità eco-finanziaria, abile nel muoversi a livello transazionale, soprattutto per riciclare denaro sporco.

Uno scenario che questo blog ha raccontato in anteprima più volte e che emerge con evidenza dall’indagine “Green Clean Market”, curato dal RISSC, Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità e supportato da Transparency International Italia nell’ambito della Siemens Integrity Initiative.

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Enel – Sotto sequestro la centrale di Bari

mercoledì, novembre 28, 2012

La Puglia sta vivendo tempi decisamente difficili, non solo a Taranto: dopo le vicende, tutt’altro che concluse, sull’industria siderurgica Ilva e la raffica di iscrizioni nel registro degli indagati di nomi eccellenti, adesso è la volta della centrale termoelettrica Enel di Bari, che da oggi è posta sotto sequestro per violazione delle procedure e le norme sulla sicurezza.
L’Enel ha, da oggi, 90 giorni di tempo per eliminare tutte le irregolarità riscontrate e, a tale scopo, il giudice per le indagini preliminari ha autorizzato la prosecuzione dell’attività di produzione di energia.
Oggetto del provvedimento, la presunta violazione su valutazione e controllo dei pericoli di incidenti rilevanti, con particolare riferimento agli incendi, sulla tutela della salute e della sicurezza nel luogo di lavoro.

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I no che ci portano verso il declino

venerdì, ottobre 12, 2012

C’è un libro che ricordo di aver letto quando mia figlia aveva solo quattro anni. Allora, puntualmente ogni notte, si svegliava per tre volte consecutive e presa dalle disperazione cercavo ovunque consigli utili per farla dormire. E così, come altri genitori più o meno disperati, sono incappata nel famoso “I no che aiutano a crescere” di……che tanti avranno letto. Pagine utili per elaborare, almeno sulla carta, un perfetto piano educativo e sopravvivere alle notti insonni o alle ribellioni dei figli adolescenti.

E come molti sapranno, un intero capitolo è dedicato a come lasciarli piangere e a non cadere nel tranello di portarli nel lettone. Un suggerimento che sarà costato a tanti genitori sensi di colpa infiniti ma che – a parere dell’autore – aiuta il bambino a sviluppare le proprie capacità e a trovare da solo le risorse per dominare la paura del buio.

Ed è proprio partendo dal semplicissimo principio di come si costruisce l’autonomia in un soggetto, che voglio affrontare questa storia, per nulla semplice né tantomeno banale.

Il filo conduttore sono i no. In questo caso però non servono per crescere ma piuttosto a bloccare un processo di sviluppo.

Sto parlando della situazione che in questi giorni sta vivendo la città di Taranto, sia rispetto alla prevista chiusura degli impianti ILVA che alle prospettive di nuovi investimenti legati ad altre attività produttive.

Leggi qui il mio articolo pubblicato da Chicago Blog

I furbetti dell’incentivo

lunedì, ottobre 1, 2012

Sequestrati tre impianti in Puglia per truffa ai danni del GSE: bloccati incentivi per 11 milioni di euro e altri 171 milioni non ancora erogati

Incentivi sul fotovoltaico. Sequestrati tre impianti per carte falseEcco che dopo il sequestro dei parchi fotovoltaici, arriva puntuale anche quello dei contributi erogati dal Gestore dei Servizi Elettrici (GSE). Questa volta le indagini del nucleo della Polizia Tributaria  hanno portato al sequestro di 11 milioni di euro di finanziamenti pubblici percepiti – secondo gli investigatori – in maniera illecita.

E si tratta solo della prima tranche dei 182 milioni che le sei società a responsabilità limitata facenti capo  alla famiglia Degennaro di Bari (Energia 1, Energia 2, Energia 3, Energia 4, Energia 5, Energia 6) avrebbero dovuto percepire nei vent’anni di attività degli impianti. Ma per averli, recita la legge, le società indagate avrebbero dovuto richiederli sulla base di atti regolari. Cosa che non è avvenuta e che l’Operazione Helios (operazione che il 17 aprile scorso ha portato al sequestro di tre mega parchi fotovoltaici nda) ha smascherato. I tre impianti infatti, estesi su 120 ettari, erano stati suddivisi in 19 mini impianti della potenza inferiore ad un megawatt per aggirare le normative regionali.

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