Articoli Commentati ‘paesaggio’
Molise: chi semina vento raccoglie profitti
lunedì, marzo 18, 2013Il Presidente della Corte dei Conti inaugura l’anno giudiziario 2013 in Molise: il proliferare di impianti eolici che deturpano il paesaggio sono una delle emergenze per la regione dove si è appena insediata la Giunta di Paolo di Laura Frattura. Un estratto dal nuovo libro di Lucia Navone, “Il sole, le ali e la civetta”, in libreria dall’8 maggio.
L’eolico selvaggio insieme ai costi della politica, agli sperperi di denaro pubblico, ai finanziamenti e ai contributi ottenuti con documenti falsi, sono solo alcuni dei punti della relazione del presidente della Corte dei Conti, Michael Sciascia, illustrata venerdì scorso in occasione della tradizionale cerimonia d’apertura dell’Anno Giudiziario 2013. E non è solo il presidente della Corte dei Conti a lanciare l’allarme.
“E poi c’è anche il Molise che stanno uccidendo
Bombardato come un gruviera
Se non voti ti fai del male
Da quei fantasmi eolici che muovono il vento
Se non voti ti fai del male
E se ne va un altro pezzo
la fine dei paesaggi”
Così cantava Adriano Celentano in “Ti fai del male”, un brano inedito composto nel febbraio del 2013 per invitare al voto. E lo fa citando il Molise, “regione bombardata come una gruviera da quei fantasmi eolici che muovono il vento”. Una storia raccontata oggi dal Molleggiato che parte da lontano in una terra di rara bellezza: 4500 chilometri quadrati di montagne e colline che scendono fino a uno dei mari più puliti d’Italia, dove borghi e siti archeologici convivono con parchi nazionali unici al mondo. Una regione letteralmente invasa dai fantasmi eolici che di notte diventano piccole lucciole rosse. Ben 436 sono le pale del vento installate dal 2007 ad oggi, mentre sul tavolo degli Assessorati in Regione giacciono ancora tra le duemilacinquecento e le cinquemila domande. Più di una per chilometro quadrato.
La collina dei fanciulli e l’autorizzazione contesa
lunedì, febbraio 18, 2013I giudici hanno messo sotto chiave quattro milioni e mezzo di beni alla Maestrale Green Energy: il tribunale accoglie l’istanza di alcuni privati per un impianto eolico
“Tira una brutta aria eolica, per le ninfe e i fanciulli che da millenni vivono tra gli ulivi secolari del meraviglioso colle San Giovanni a Giuggianello (in provincia di Lecce): non hanno i timbri in regola”. Così scrivevano Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 28 giugno 2010 a proposito della sentenza del Consiglio di Stato secondo la quale, un posto può anche essere la memoria magica di un popolo ma se non ha le carte in regola, cioè il timbro di un sovrintendente che dice che effettivamente è la culla della memoria storica, non ha diritto a tutele.
E da allora di timbri e di pareri sulla vicenda del parco eolico che doveva essere costruito sulla Collina dei fanciulli se ne sono sprecati fin troppi. Fino ad arrivare ai giorni nostri.
Su disposizione del Tribunale di Lecce è stato disposto venerdì scorso il maxi sequestro di beni e immobili, per un totale di 4 milioni e mezzo di euro, a carico del colosso milanese delle energie rinnovabili Maestrale Green Energy. Il provvedimento, eseguito attraverso la Corte d’Appello di Milano, scaturisce da un’aspra querelle giudiziaria tra la Maestrale Green Energy e la Wind Service di Galatina. La diatriba riguarda la validità dell’autorizzazione regionale ottenuta nel 2008 dall’impresa salentina per la costruzione di un mega impianto eolico sulla Collina dei fanciulli e poi rivenduta per cinque milioni di euro alla società milanese. Autorizzazione che venne impugnata da Italia Nostra, insieme al comune di Giurdignano, l’Unione dei Comuni di Terra d’Oriente (Otranto, Uggiano, Poggiardo, Muro Leccese, Giurdignano) e a cui il Consiglio di Stato rispose che: “a prescindere dal fatto che tali miti e leggende non risultano essere stati individuati da un provvedimento legislativo, non si vede come l’impianto degli aerogeneratori possa interferire su tale patrimonio culturale”.
Le mani delle cosche sulle energie rinnovabili
mercoledì, gennaio 23, 2013In un lungo reportage Anthony Faiola, giornalista del Washington Post, racconta come la Mafia in Sicilia si sia infiltrata nel settore dell’energia sostenibile, controllandone una buona fetta del mercato.
Ancora una volta è un quotidiano straniero (anni fa fu il Financial Times con il reportage su l’operazione “Via col Vento”) a denunciare gli illeciti nel sistema delle energie rinnovabili mentre la grande stampa italiana sembra disinteressarsene. Eppure non mancano gli spunti, degni di una puntata dei Soprano, come scrive lo stesso cronista del Post.
Un mese fa, racconta il quotidiano, dopo anni di infiltrazioni la polizia italiana ha portato alla luce la nuova frontiera delle famiglie di Cosa Nostra. “Sono stati sequestrati un terzo dei 30 impianti eolici e solari della regione: le autorità hanno congelato più di due miliardi di beni e arrestato una dozzina di boss, che avevano corrotto diversi consiglieri locali per poter sviluppare i propri affari“, continua il Washington Post spiegando che i controlli continuano anche sugli impianti della Puglia e della Sardegna.
“Da quando si è sviluppato il business delle rinnovabili la Sicilia è diventata un piatto ricco per tutti, visto che è la regione d’Italia con più sole e vento – racconta il giornale del District of Columbia – E il governo ha iniziato a offrire miliardi di fondi per far ripartire la regione con il nuovo business, che non sono passati inosservati agli occhi delle famiglie malavitose”. Che in questo modo potevano continuare il loro cammino verso un nuovo modo di fare affari: ‘ripulendo’ i soldi.
“La mafia sta contaminando l’economia riciclando i suoi soldi in business legali – racconta al Washington Post Michele Polo, professore di economia alla Bocconi di Milano – E insieme all’evasione fiscale e alla corruzione questo è uno dei tre grandi problemi dell’Italia“.
Dissesto idrogeologico, servono 40 miliardi
giovedì, novembre 15, 2012
E’ ”urgente” fare un Piano per combattere il dissesto idrogeologico. Lo dice il ministro Corrado Clini a Sky tg 24 a proposito delle conseguenze per il maltempo e le alluvioni sull’Italia.
”Bisogna assolutamente fare un programma nazionale di manutenzione e gestione del territorio – afferma Clini – che renda il territorio protetto rispetto a questa situazione climatica nuova. Come governo abbiamo liberato 1 miliardo di euro negli ultimi 8 mesi per la prevenzione del dissesto idrogeologico ma abbiamo bisogno di un Piano di lungo periodo con interventi stabili; dobbiamo capire e far capire che qui si tratta di lavorare tutti i giorni e non soltanto quando c’e’ la pioggia”.
Il nostro territorio, spiega il ministro, e’ ”molto vulnerabile a questa situazione climatica nuova che ormai e’ nuova da un po’ dal momento che la ”serie storica di questi eventi e’ di circa 20 anni”. Si tratta di storia per molti versi attesa perche’ siamo in presenza di variazioni climatiche caratterizzate in particolare in questo periodo da precipitazioni che in pochissimo tempo concentrano una grande quantita’ di acqua e mettono sotto stress sistemi abituati a regimi di piogge diverse”.
Corrado Clini chiede inoltre che, “l’Europa liberi le risorse per la protezione del territorio dai vincoli del patto di stabilità, perché è assurdo tenere bloccate risorse già disponibili. L’Italia avrebbe infatti bisogno di interventi per circa 40 miliardi nei prossimi 15 anni“. “E’ necessario ed urgente – ha aggiunto Clini – un programma nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, che rappresenta una misura infrastrutturale per la crescita”. Ed è di oggi l’annuncio che a breve presenterà al comitato interministeriale per la programmazione economica un piano contro il dissesto idrogeologico.
“No triv” sul piede di guerra
venerdì, settembre 14, 2012Produzione idrocarburi dall’8 al 16 per cento con l’ipotesi di ridurre da 12 a 5 miglia dalla costa il limite per le trivellazioni. Oggi il Ministro Clini incontra il presidente Nichi Vendola a Taranto.
Mentre i favorevoli e i contrari alle trivellazioni nei nostri mari duettano sulle pagine di Panorama, il movimento dei “no triv” (una rete di associazioni contrari alle perforazioni nel mar Adriatico e mar Jonio) si appellano ai cantanti per dar voce alle loro ragioni. Artisti, discografici, manager sono tutti invitati a un mega concerto che si terrà a Mandredonia il 6 ottobre. Tra i cantanti invitati, i Negramaro, Laura Pausini, Jovanotti, Gianni Morandi, Biagio Antonacci e tanti altri.
Nel frattempo al Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che oggi sarà a Taranto, fanno sapere che, “il turismo è la nostra ricchezza e non può esserlo certo il petrolio”.
I comitati locali non hanno dubbi. “Il Ministro lo deve capire. Gli chiederemo conto del perchè il nuovo piano energetico proposto dal Ministro Passera prevede permessi più facili per le trivellazioni (ndc oggi il limite è a 12 miglia dalla costa ma potrebbe diventare di 5 miglia)”.
Un nuovo movimento di cui si sentirà molto parlare nei prossimi mesi. Intanto economisti come Alberto Clò, ex ministro dell’industria, consigliere dell’Eni e direttore della rivista Energia, fondata con Romano Prodi, fanno sapere che: “siamo tra i primi paesi per le risorse petrolifere ma abbiamo la legislazione ambientale più severa al mondo. Senza i veti di regioni ed enti locali potremmo risparmiare 4-5 miliardi l’anno di importazioni del petrolio dall’estero”.
E in ultimo, secondo Clò, “non è vero che le trivellazioni danneggiano il turismo: vadano a Cervia o a Rimini per vedere che danni al turismo provoca l’estrazione di gas”.
Insomma, la polemica è solo all’inizio e, statene certi, si farà sentire fino ad arrivare sui media nazionali. Il tutto contro tutti o i vantaggi di uno rispetto ai guai che può portare l’altro sono sempre all’ordine del giorno quando si deve coniugare economia ed ambiente. Chissà se riusciranno mai a mettersi d’accordo, soprattutto in tempi di pre campagna elettorale.
Intanto Gianni Silvetrini (direttore scientifico del Kyoto Club), dalle pagine di Panorama fa sapere che, lo stesso risultato si otterebbe con i pannelli solari mentre, secondo, Davide Tabarelli (presidente di Nomisma Energia), se vogliamo la crescita dobbiamo fare qualche cosa per agguantarla. Per il primo la via verde resta la migliore, anche in termini economici ed occupazionali, per il secondo, il disastro ambientale causato dalla BP nel Golfo del Messico non potrebbe mai succedere qui perchè le norme sono molto più rigide.
Favorevoli e contrari per un petrolio, definito da Enrico Mattei già negli anni sessanta, di scarsa qualità. La palla oggi passa al Ministro Clini.
Una piccola storia di ordinaria energia pulita
martedì, settembre 4, 2012Dalla Val di Cornia
Ci sono delle storie che, apparentemente, sembrano di poco interesse perché troppo legate al territorio ma che, a guardarle bene, meritano di essere raccontate.
E’ il caso dell’impianto a biogas di Suvereto (nella Val di Cornia in provincia di Livorno), uno dei borghi più belli d’Italia, dove vivono oltre 3000 abitanti, noto per le produzioni viti-vinicole ma anche per i boschi di sughero.
Ed è da questo piccolo paese, dove una volta all’anno tutti gli abitanti scendono per strada vestiti da dame e cortigiani, che ha inizio la nostra storia.
Una storia moderna, dove il protagonista è un impianto a biomasse che dovrebbe sfruttare le risorse agricole per dare elettricità alla città. Palcoscenico della storia, il borgo medioevale che, pur non avendo un movimento di cittadini nostalgici delle candele, non vuole questo mostro della tecnologia moderna.
E già perché un impianto di queste dimensioni, pulito e rinnovabile finchè si vuole, ha bisogno di 16 mila tonnellate di combustibile che nulla ha a che fare con la produzione agricola esistente, senza contare l’andirivieni di camion per trasportare il materiale da bruciare nella bocca di fuoco del mostro. Venti camion al giorno su stradine di campagna cariche di materiale agricolo da “biodigestionare” perché il territorio non ne produce in quantità tale da rendere la centrale autosufficiente. Nel progetto poi si parla anche della costruzione di un bacino di raccolta di acque provenienti dal fiume Cornia per irrigare le coltivazioni di mais nel periodo da novembre a marzo e qui, la storia si fa triste. In questa zona l’emergenza idrica è un grosso problema e per mesi spesso non piove (quest’anno da maggio non cade una goccia d’acqua).
Acciaio, atto secondo
lunedì, settembre 3, 2012Presentato al Festival del Cinema di Venezia il film “Acciaio”, dall’omonimo libro di Silvia Avallone, mentre a Piombino e nella zona della Val di Cornia si cerca faticosamente un’identità, diversa dalla siderurgia.
Dalla Val di Cornia
Oggi a Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, soffia il maestrale. E quando è maestrale da quassù si può vedere l’isola d’Elba e oltre, fino alla Corsica. Un’immensa distesa di campi con al centro la vecchia centrale dell’Enel (ora spenta), dove dopo gli uliveti, i vigneti e la piana agricola di Venturina, ci sono i grandi impianti della Lucchini con il fuoco della cokeria e il fumo dell’altoforno.
Impianti dove, negli anni d’oro, vi lavoravano diecimila, dodicimila operai, rimasti oggi poco più di tremila. In quest’autunno che si preannuncia caldo sul fronte occupazionale anche la Lucchini di Piombino (gruppo Severstal) vedrà ridurre del 20% la propria forza lavoro perché, dicono, “il settore siderurgico è in crisi e in Italia manca una politica industriale”.
Ma la Lucchini ha una storia lunga e complessa, fatta di tanti padroni che si sono succeduti negli anni fino a lasciarla, oggi, in mano alle banche con un mare di debiti e un altoforno che nel 2014 dovrà spegnersi perché “giunto a fine vita”. Una storia industriale iniziata a metà dell’800 che ancora cerca disperatamente un investitore.
Il “caso Piombino” è ben diverso dal “caso Taranto”: il polo toscano dell’acciaio, a ciclo integrato come quello pugliese, con una specializzazione nei prodotti lunghi (Lucchini) e negli acciai speciali piani (Magona), non vede lo spettro della chiusura per motivi ambientali o normativi, ma per asfissia finanziaria (Lucchini), scarsa competitività dei costi (Magona) e flessione della domanda internazionale (entrambi gli impianti).
E come Taranto, anche Piombino in passato ha conosciuto da vicino il problema del benzopirene, sostanza cancerogena che può modificare il dna umano. La legge fissa il limite a un nanogrammo per metro cubo e nel 2004 l’Arpa ne rilevò ben oltre nove per metro cubo. Ma a Piombino, dicono, “fumo non è uguale a pane” e il sindaco, insieme a sindacati e cittadini, ordinò la chiusura di una parte della cokeria.
“Dalla parte del mare”: cercasi sostenitori a palazzo
venerdì, agosto 31, 2012Il pensiero del Ministro Clini dopo le proteste della Regione Puglia e del sindaco delle Tremiti che minacciano ricorsi contro il parere favorevole alle richieste della Petroceltic sulle prospezioni sismiche al largo delle isole.
“Abbiamo applicato la legge vigente”. Questa la risposta del Ministro all’Ambiente e della Tutela del Mare e del Territorio di fronte all’insurrezione dell’Assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro che ha annunciato di “passare alla vie di fatto”.
“L‘autorizzazione finale, dopo il nostro parere di compatibilità è di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico“, ha dichiarato il Ministro aggiungendo che, “se ci sarà greggio bisognerà pesare vantaggi e svantaggi e decidere insieme a Croazia e Slovenia“. Una decisione che il Ministro ha spiegato oggi in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno di Bari.
E la risposta della Regione non si è fatta attendere. Il parere del ministero conferma – per dirla con Nicastro – “la direzione ostinata del governo nazionale verso lo sfruttamento massivo delle fonti energetiche fossili”, e, stando i timori di chi in questi mesi si è battuto contro le trivelle alle Tremiti ”creando un pericoloso precedente per il destino del nostro mare, viste le numerose altre richieste di prospezioni geosismiche che giacciono in attesa del via libera“.
E infatti la storia delle trivellazioni alle Tremiti non è solo recente. In tanti hanno sempre cercato di fermarle tra cui, Lucio Dalla. La sua “Com’è profondo il mare” ha decantato le bellezze di questa zona facendo conoscere i fondali del Gargano a tutto il mondo. Oggi, a raccontarne la storia dove il cantautore bolognese (ma di madre pugliese di Manfredonia) trascorreva gran parte della sua vita in una villa immersa nel verde a Cala Matana, una docu-fiction dal titolo “Dalla parte del mare”, realizzata dai giornalisti Piero Russo ed Emanuele Faccilongo con gli alunni dell’istituto comprensivo ‘Libetta’ di Peschici.
Leggi qui l’intervista del Ministro Corrado Clini alla Gazzetta del Mezzogiorno, pagine di Bari
Le “scatole cinesi” di Suntech
venerdì, agosto 31, 2012
Continuano i guai per la cinese Suntech. Oltre alle class action partite negli Stati Uniti e la truffa dei bund falsi da 560 milioni di euro, il colosso cinese dovrà rispondere alla Procura di Brindisi che sta indagando sugli illeciti legati agli impianti fotovoltaici che il Global Solar Fund (società controllata all’80% da Suntech) ha realizzato negli ultimi due anni in Puglia. Gli impianti sotto inchiesta, secondo le pagine di Bari di Repubblica di oggi, sono riconducibili a 5 società: la Ecopower srl, Girasole srl, Photos srl, MT2007 srl e Geos srl, tutte riconducibili a imprenditori della zona di Messina mentre le persone indagate sono 27.
Ed è proprio controllando queste “scatole cinesi”, con sedi legali sparse tra Roma e Brindisi, che la Procura di Brindisi è arrivata in Lussemburgo dove è emerso il nome di Suntech, il forziere delle operazioni. Accuse respinte da Suntech che, a un giornale di settore, ha fatto sapere di “voler contrastare in maniera decisa le accuse confidando in un esito positivo”.
Secondo il vice procuratore di Brindisi, Nicolangelo Ghizzardi, se il Global Solar Fund dovesse essere condannato (un’udienza è prevista il 6 dicembre) tutti gli impianti, del valore di 80 milioni, dovranno essere demoliti. Indagini condotte tra l’altro in collaborazione con la procura distrettuale antimafia di Lecce poichè in tema di energie rinnovabili è sempre altissimo il rischio di infiltrazioni mafiose.
Cinesi a rischio scottatura in Puglia
lunedì, agosto 20, 2012Anticipo di un paio di settimane la ripresa del blog per raccontarvi la vicenda Suntech (la truffa dei bund falsi con cui l’azienda in questi giorni sta facendo i conti) e due anni di “illeciti sotto il sole” che la Puglia (e il suo territorio) ben conoscono.
Di seguito, il mio articolo pubblicato da Chicago Blog, quotidiano online diretto da Oscar Giannino, su una vicenda che nei prossimi mesi farà scalpore, soprattutto a livello internazionale. In gioco, la credibilità dei cinesi nel settore delle rinnovabili e milioni di dollari degli azionisti di minoranza di Suntech (oltre al destino degli impianti realizzati in Puglia di cui ancora molti in attesa di ricevere gli incentivi). Gli italiani, nel frattempo, se ne stanno beatamente in vacanza e sembrano non interessarsi a quanto sta accadendo……
Il Governo di Pechino, invece, corre ai ripari e il Dottor Shi (fondatore e Amministratore Delegato di Suntech) se ne va per lasciare il posto a un manager non cinese, David King. Evidentemente hanno mal digerito la faccenda e non sono disposti a perderci la faccia oltre ai soldi delle proprie banche.
Il sole in Puglia è feroce e, se preso in abbondanza, può fare molto male. Se poi, ad esporsi ai raggi, sono dei cinesi, è ancora più pericoloso: ci si può scottare o, addirittura, rischiare un’insolazione pesante.
Ed è proprio quello che in questi giorni d’estate – mentre migliaia di turisti si sollazzano sotto i raggi pugliesi – sta accadendo alla cinese Suntech, azienda leader mondiale del solare (quotata al Nyse) che nel 2011 ha realizzato circa il 45% del suo fatturato (3,1 miliardi di dollari) nel Vecchio Continente.
Un colosso, fondato nel 2001 da un imprenditore nato cinese, ZhengrongShi (noto come “dr. Shi”), che nel mondo ha installato una potenza complessiva di oltre 5 GW (circa 20 milioni di pannelli) e che oggi sembra essere incappato in una truffa colossale da 554 milioni di euro in falsi titoli di Stato tedeschi.



