Articoli Commentati ‘made in Italy’
Parole sante
mercoledì, maggio 29, 2013Mentre Coldiretti lancia l’allarme per i rincari delle bollette che si “mangiano” il 10% del redditto delle famiglie, si fa strada la necessità di investire i soldi in ricerca, anche sul fronte energetico.
Nonostante le bollette elettriche siano diminuite dell’1 per cento (che si aggiunge al meno 1,4 per cento di gennaio) e quelle del gas del 4,2 per cento, rimaniamo leader indiscussi in Europa per il caro energia. Un conto salato che, secondo Coldiretti, si mangia circa il 10% del redditto di una famiglia media italiana. Sono gli incentivi per le fonti rinnovabili ad appesantire le bollette della luce degli italiani, cresciute quasi il doppio rispetto alla media europea tra il 2011 e il 2012 secondo i dati Eurostat. La ricerca, pero’, potrebbe essere la migliore alleata dei consumatori, permettendo un’integrazione piu’ intelligente delle rinnovabili nel sistema elettrico senza sprechi e costi aggiuntivi. Ad affermarlo all’ANSA sono gli esperti di Rse SpA, Ricerca sul Sistema Energetico , una società per azioni del Gruppo GSE SpA, che sviluppa attività di ricerca nel settore elettro-energetico
Gli aumenti piu’ significativi in bolletta si registrano sotto la voce ‘oneri generali’, un unico pentolone in cui vanno a finire costi non strettamente legati alla produzione di energia, come quelli relativi alla ricerca, allo smantellamento dei vecchi siti nucleari e agli incentivi per le rinnovabili.
Tra innovazione e consapevolezza c’è di mezzo l’informazione
lunedì, maggio 6, 2013Presentato a Milano l’Osservatorio Permanente sull’energia istituito da GDF Suez Italia in collaborazione con The European House-Ambrosetti e il Politecnico di Milano.
“Italiani ancora troppo poco informati ma molto interessati al tema dell’innovazione”. E’ questo uno dei dati emersi dall’indagine demoscopica condotta da ISPO su “Le opinioni e gli atteggiamenti delle famiglie italiane verso alcune soluzioni di innovazione energetica”. Agli italiani piacciono i temi ambientali e il 90% si dice disposto ad adottare comportamenti di risparmio energetico perché, dicono, potrebbe ridurre il peso della bolletta. Il fattore ecologico è predominante per l’89% degli intervistati che associa anche l’innovazione energetica alla possibilità di lasciare un pianeta migliore alle prossime generazioni. Al secondo posto (85% degli intervistati) viene il fattore economico, cioè ridurre il peso della bolletta e approfittare degli incentivi per effettuare ristrutturazioni di una certa importanza.
Il risparmio dell’energia è quindi un’opportunità che però, come spesso succede, si scontra con la reale percezione del problema. Una famiglia su due, secondo l’indagine presentata stamattina da Renato Mannheimer, ha l’impressione di non saperne abbastanza su quali sono le soluzioni pratiche; per il 73% sono i doppi vetri o i serramenti, per il 63% l’illuminazione tramite LED e, a seguire, gli impianti fotovoltaici, quelli solari termici, le caldaie ad alta efficienza e, all’ultimo posto (21%), i sistemi di domotica.
L’agenda del cosa
giovedì, dicembre 27, 2012Presentata l’agenda politica di Mario Monti con i punti sull’economia verde
Scorrendo le venticinque pagine del nuovo programma presentato da Mario Monti durante la conferenza stampa di fine anno è ormai chiaro che il professore ha dismesso le sembianze del tecnico per assumere, a pieno titolo, quelle del politico.
Un documento che sembra non trascurare nulla, ben scritto, comprensibile che rispetta in tutto e per tutto una nuova stagione politica, più chiara, più accessibile ai cittadini e più partecipativa. L’unico problema è che rimane – almeno al momento – un elenco di intenti. Secondo quanto scrive Giovanna Cosenza sul suo blog, dovrebbe tradursi in impegni concreti o, quantomeno, è ciò che ci si aspetta da chi è abituato a lavorare per obiettivi (e a conseguirli) e non per semplici strategie politiche.
A Mario Monti, va detto, spetta il merito di aver inserito un intero capitolo dedicato “alla nuova economia verde” (pagina 11 del documento), indicata peraltro come una “delle strade per la crescita”.
Abi, dal 2007 al 2011 finanziamenti per le rinnovabili per oltre 20 mld
mercoledì, giugno 20, 2012Il dato emerge da una recente indagine condotta dall’Osservatorio rinnovabili dell’Abi, dove si è svolto il forum ”Green Energy 2012: nuova energia alle energie rinnovabili
Roma, 19 giu. (Adnkronos) – Dal 2007 al 2011 le banche hanno assunto impegni di finanziamento nel comparto della green economy per oltre 20 miliardi di euro. Nonostante la congiuntura economica, il settore e’ stato quello che ha realizzato maggiori investimenti sul territorio. Il dato emerge da una recente indagine condotta dall’Osservatorio rinnovabili dell’Abi, in occasione del Forum ”Green Energy 2012: nuova energia alle energie rinnovabili”.
L’iniziativa, giunta quest’anno alla seconda edizione, e’ stata l’occasione per discutere gli effetti dei nuovi meccanismi di incentivazione per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili sulla filiera industriale e sull’operativita’ bancaria di finanziamento degli impianti, alla luce dei nuovi decreti ministeriali che il Governo intende emanare nei prossimi giorni.
Il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, nel suo intevento di apertura al convegno ha voluto ricordare come le banche siano loro stesse consumatrici di energie e quindi ”hanno tutto l’interesse a porre in atto misure tese a ridurre il consumo energetico”. Anche perche’ nel nostro paese, ha sottolineato Mussari: ”forse, abbiamo installato troppo e trascurato la parte dedicata alla ricerca e all’innovazione”.
Nulla si distrugge, tutto si trasforma
giovedì, marzo 29, 2012La storia della Scalvenzi che è riuscita a superare una crisi aziendale grazie ai propri dipendenti e che oggi opera nel settore dei servizi ecologici
Da Pontevico (BS)
E’ il workers by out, un modello nato negli Usa, conosciuto in Argentina con le Fabricas Recuperadas e da qualche anno, presente anche in Italia. Per legge, i dipendenti che vogliono proseguire l’attività in fallimento possono costituirsi in coop e ricevere dall’Inps l’anticipo di tutto il periodo di mobilità da destinarsi al capitale sociale dell’azienda. Una pratica virtuosa che consente di salvare posti di lavoro e di risparmiare soldi pubblici destinati agli ammortizzatori sociali.
Ed è a Pontevico, un paese sul fiume Oglio, tra l’agricoltura di Cremona e l’acciaio di Brescia che già nel 1982 la Scalvenzi ha precorso i tempi diventando, dopo due anni di occupazione della fabbrica, una Cooperativa di lavoratori. Una storia, oggi raccolta in un libro dal titolo“Cinquecentottantaquattrogiorni, 25 anni” che inizia con le Officine Fratelli Scalvenzi. Allora erano le macchine agricole e le ruote per i carri il core business dell’azienda che, negli anni ’70, arriva a dare lavoro a 130 operai. Sono anni di cambiamenti importanti anche per il settore agricolo: per la F.lli Scalvenzi inizia una crisi profonda che si chiude, alla fine degli anni ’80, con la messa in liquidazione dell’azienda e il suicidio di uno dei titolari.
I cinesi latitano e il denaro fresco per Kerself non arriva
giovedì, marzo 22, 2012
20 milioni di euro entro il 14 marzo è la cifra che il Gruppo Zongyi avrebbe dovuto versare alla Kerself di Correggio, società quotata sul segmento standard di Borsa Italiana e attiva nell’ingegneria, progettazione, produzione, installazione e distribuzione di impianti solari fotovoltaici. L’ultimo degli adempimenti previsti dagli accordi, siglati il 31 dicembre con i creditori finanziari del gruppo, è oggi ancora un’incognita. Dalla società fanno sapere che: “sono in corso contatti e verifiche con il Gruppo Zongyi al fine di determinare l’effettiva data di sottoscrizione dell’aumento di capitale. A tal proposito, la società continuerà a farsi parte diligente in termini di informativa nei confronti del mercato“.
Incognita che pesa sul futuro dei dipendenti delle due controllate del Gruppo, Helios Technology e Ecoware dove, secondo quanto riportato dal Mattino di Padova non sono stati pagati gli stipendi di febbraio. Kerself aveva già investito 33 milioni di euro per la costruzione di impianti fotovoltaici in Africa, puntando così all’internazionalizzazione del Gruppo.
L’altro ieri il titolo ha chiuso sopra la parità a 1,81 euro e il prezzo rimane così più basso di quello che i cinesi avevano concordato. Zongyi, infatti, si era impegnata ad ottobre a pagare 1,85 euro per azione.
Intanto il 21 febbraio Victor Vekselberg, così come riportato dal sito della Consob, ha aumentato la propria partecipazione nel capitale sociale di Kerself salendo al 44,556% dal precedente 26,7833%; quota detenuta per il 34,380% come Avelar Energy e per il 10,176% come Finman.
Efficienza energetica al 20%: per la UE ha da veni’……
venerdì, dicembre 2, 2011Assegnato il 2° premio Cofely per l’efficienza energetica alla Provincia di Macerata, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona, al Comune di Sassari e al Comune di Fossano
“In questo momento, data la situazione a livello internazionale e la crisi finanziaria, la Commissione Europea preferisce rimandare la discussione della direttiva che rende vincolanti gli obiettivi al 2020 del 20% di efficienza energetica. Ci sono altre priorità e i costi sarebbero, peraltro, troppo onerosi in questo momento di profonda crisi economica degli Stati membri”.
Così, Matteo Fornara , Direttore Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, è intervenuto ieri sera alla tavola rotonda su “Le nuove prospettive per l’efficienza energetica e ambientale: un confronto tra aziende e istituzioni”, organizzata nell’ambito del convegno “Energia e ambiente, verso un’efficienza energetica” e promosso da Cofely, in collaborazione con Il Sole 24 Ore.
Cinesi all’attacco: dall’8 al 15% di energia da fonte rinnovabile entro il 2020
mercoledì, novembre 30, 2011Italia, terra di facile conquista anche per le produzioni
“The way the world turns” (Come gira il mondo) è il titolo del Financial Times su la nuova sfida cinese verso la riconversione energetica e la conferma della leadership mandarina sui mercati internazionali delle energie pulite.
Le rinnovabili sono, per il Governo cinese, un antidoto per prevenire la crisi energetica nazionale e una cura per sconfiggere l’inquinamento atmosferico causato principalmente dalla produzione di carbone che, in Cina, rappresenta ancora il 70% del consumo di energia primaria.
Un percorso di riconversione industriale iniziato 10 anni fa che oggi vede ai primissimi posti delle classifiche mondiali i produttori cinesi e che avrà, come risultato finale, il raggiungimento del 15% di produzione energetica da fonte rinnovabile.
Due compagnie cinese, Sinovel e Xinjiang Goldwind sono tra i primi tre produttori di turbine eoliche a livello mondiale per capacità installata. Prima di loro, solo la danese Vestas.
Sul fronte del solare, sette dei dieci primi produttori mondiali sono cinesi tra cui LDK Solar, Suntech Power, Trina Solar e Yingli. Primati internazionali che hanno portato nelle top ten degli uomini più ricchi del mondo anche alcuni amministratore delegati delle rinnovabili made in China.
Con oltre 42.287 GW eolici installati nel 2010, la Cina batte gli Stati Uniti che, nello stesso anno, ha installato 37.889 GW. Uno scarto di oltre il 10% che ha visto il Governo cinese recuperare sul tempo perduto in meno di 9 anni: nel 2001 gli americani già installavano fattorie del vento per 3864 GW, i cinesi solo 402 GW. Supremazia indiscussa anche quando si parla di produzione da fonti rinnovabili sul totale installato nel mondo. Pechino ha oggi una capacità produttiva quasi il doppio di quella americana e di quella tedesca. 103 GW cinesi, rispetto a 58GW americani, 49GW tedeschi, 26GW giapponesi,18,7GW indiani, 7,5GW inglesi e 14GW brasiliani.
Uno schieramento di forze a cui i principali mercati internazionali stanno rispondendo con diversi provvedimenti per non soccombere di fronte all’avanzata inesorabile dei cinesi, il cui cavallo di troia, sono ancora una volta i prezzi. Prezzi inferiori del 30% che, insieme a una politica di acquisizioni sul territorio in quei paesi dove l’energia pulita è incentivata dallo Stato, ne fanno gli indiscussi vincitori della partita rinnovabile. Apparentemente in Italia ciò non sarebbe possibile ma come sempre, fatta la legge, trovato l’inganno.
Tornare a Sognare: un manifesto online promosso da Italiani di Frontiera, aderite!
lunedì, novembre 28, 2011Per una volta vorrei non parlare solo di green economy ma di sogni. Non bisogna mai smettere di sognare, tantomeno un futuro sostenibile. Anche una rubrica del mio blog è intitolata a un mio modesto sogno nel cassetto: la città di Barcellona.
Per questo “Bianco, rosso e green economy” accoglie e volentieri pubblica l’appello del collega Roberto Bonzio fondatore di Italiani Di Frontiera. Con lui ci siamo trovati a lavorare insieme nel lontano 1995: Roberto era redattore economia al quotidiano Il Giorno di Milano ed io, l’ufficio stampa del WWF Italia. Roberto è poi passato alla Reuters e da lì la sua curiosità lo ha portato, per sei mesi, ad essere un Italiano di Frontiera. Da solo, in aspettativa e con la famiglia, ha vissuto a Silicon Valley dove ha raccolto le esperienze dei tanti italiani che vivono in America e che sono capaci, ieri e oggi, di tentare nuove imprese.
Tante nuove imprese, coraggiose e controcorrente, nascono ogni giorno nel settore green, così come racconta il mio blog. Tante però scompaiono o stanno scomparendo senza neanche l’attenzione che si meritano. Se vogliamo guardare al futuro con fiducia, dobbiamo tornare a sognare e lo possiamo fare con modelli diversi da quelli adottato finora: la green economy è sicuramente uno di questi.
Per guardare al futuro con fiducia, il nostro Pese dovrà tornare a sognare. Inseguire e far conoscere il talento, dimenticando devastanti modelli culturali che sono autentiche macerie culturali nelle nostre teste.
E’ quanto afferma il manifesto che Italiani di Frontiera ha appena lanciato online, con una pagina web dedicata, Tornare a Sognare, appositamente realizzata da Luca Perugini autore pure del sito IdF (grande Luca!), un appello che annovera tra gli amici primi firmatari fior di connazionali, come Stefano Beraldo amministratore delegato di Coin, Fabrizio Capobianco fondatore e presidente dell’italoamericana Funambol, Lorenzo Thioneche dopo aver gettato le basi del motore di ricerca Bing di Microsoft, oggi sta producendo un musical a Broadway.
Change up!Scelgo io
sabato, novembre 19, 2011Domani, domenica 20 novembre, il premio alle aziende che rispettano i principi del circolo virtuoso della sostenibilità
Fino a domani sera al Superstudio Più di Milano (via Tortona 27) si potrà visitare l’ezione Winter di Change up! Scelgo io, il salone temporary shop che propone un nuovo modo di vivere l’inverno e il tempo delle feste. Al motto di “sostenibile è bello” l’evento, a ingresso libero dalle 10.00 alle 19.00, è un’interessante vetrina di prodotti per l’arredamento, per il food, per il beauty, per l’abbigliamento, naturalmente tutti all’insegna della sostenibilità senza trascurare qualità e ricerca.
“La strada delle sostenibilità”, secondo gli organizzatori, “è una necessità per tutti che non dobbiamo vivere come rinuncia, bensì come scoperta di nuove possibilità. Una strada obbligata che offre nuove opportunità per ridisegnare le modalità di produzione, distribuzione e consumo”. “Il mercato”, proseguono i promotori di Change up, “ha finalmente recepito questo cambiamento”. Secondo i dati ICEA, Istituto Certificazione Etica e Ambiente, dal 2009 al 2010 i consumi “green” sono cresciuti del 35% riscontrando un segno più rispetto a qualsiasi altro settore.
L’impatto e i consumi energetici dell’evento, a cui parteciperanno un migliaio di persone, sarà compensato con progetti di mini idroelettrico certificati in Turchia grazie a Obiettivo meno, un marchio della società di consulenza E-Cube . “La compensazione della Co2”, ha spiegato Aldo Iacomelli di E-Cube, “che per questi tre giorni dell’edizione Winter di Change up sarà di un centinaio di tonnellate, è una delle strade che proniamo, insieme alla riduzione dei rifiuti e ai consumi di energia, per orientare le aziende verso la sostenibilità. Progetti concreti attraverso i quali si possono ridurre i costi, ridurre l’ impatto ambientale, rispettare le normative vigenti e, perché no, aumentare la propria reputazione e immagine verso gli stakeholders”.


