Articoli Commentati ‘greenwashing’

Il rilancio del Paese passa dalla tutela del territorio

martedì, marzo 5, 2013

I numeri chiave del mercato delle acque minerali in ItaliaUna mia intervista pubblicata da “In a Bottle“, il magazine online interamente dedicato alla risorsa acqua, sul perchè è importante  puntare alla valorizzazione delle risorse locali per competere anche a livello globale

Lanciato nel novembre 2011 “In a Bottle” , è un progetto editoriale, inedito in Italia, nato per sostenere i valori dell’acqua, un impegno e un dovere che da sempre sta particolarmente a cuore al Gruppo Sanpellegrino. La missione dell’azienda consiste nel garantire all’acqua un futuro di qualità, attraverso progetti e attività che mirano alla sua valorizzazione, tutela e promozione.

 

Per documentare, analizzare e far conoscere meglio il reale valore della risorsa acqua, e dell’acqua minerale nello specifico, sono state pensate sette sezioni diverse: dalle NEWS su tutto ciò che accade a livello nazionale a internazionale sul mondo dell’acqua al valore della risorsa nei confronti dello sviluppo economico e naturale a livello locale nella sezione TERRITORIO. Molta importanza rivestono anche i temi dell’idratazione e della salute che sono spiegati attraverso studi scientifici e interviste ad esperti nell’area BENESSERE; opinion maker e personaggi pubblici che si raccontano, invece, nella sezione PERSONE a loro dedicata. Gli argomenti della sostenibilità ambientale e del riciclo trovano spazio nella sezione AMBIENTE e, infine, CULTURA e TENDENZE raccontano il lato più di costume dell’acqua.

L’Italia si colloca al terzo posto nel mondo, e al primo in Europa, tra i paesi consumatori di acqua minerale. Nel 2010 questo settore ha prodotto nel nostro Paese un giro d’affari pari a 2,100 miliardi, con 165 aziende e 290 marchi a fronte di una produzione di circa 11.900 milioni di litri (Fonte: Annuario Bevitalia beverfood.com).

Leggi qui la mia intervista

Bersani fulminato sulla via della sostenibilità

venerdì, marzo 1, 2013


“Questo mi offrirà la gradevole opportunità di rilanciare anche qualche vecchia idea, come la creazione di un ministero per lo Sviluppo Sostenibile, visto che l’economia verde deve essere il cuore del nuovo governo che ho in testa”.
Così Pierluigi Bersani in un’intervista rilasciata a Massimo Giannini e pubblicata oggi su Repubblica dove racconta il “suo piano per governare”.

Sette, otto punti programmatici con al primo posto l’Europa e il rientro dal debito, seguito dall’emergenza lavoro e dal disagio sociale. “Il terzo tema”, prosegue Bersani “è la democrazia. Il nuovo governo, immediatamente, deve dimezzare il numero dei parlamentari, abbattere gli stipendi al livello di quelli dei sindaci, varare leggi che regolino la vita dei partiti e non solo per i finanziamenti, che inaspriscano drasticamente le norme anti-corruzione e che regolino finalmente i conflitti di interessi. Ciascuno di questi punti si tradurrà in un specifico disegno di legge, che giorno dopo giorno farò pubblicare in rete già da giovedì mattina”.

Il segretario del PD  è sempre stato un sostenitore convinto delle politiche destinate all’industria che sa innovare: lui è il padre di Industria 2015 che nel 2006 si proponeva, ”l’uscita dalla crisi attraverso la centralizzazione del ruolo dell’industria nell’ambito di una rinnovata attenzione culturale (che coinvolga tutta la società e non solo la politica), ai temi dell’economia reale”. Un progetto ambizioso morto praticamente sul nascere che doveva destinare risorse economiche mai arrivate.

Ed ecco allora che dopo la passione per la politica industriale (grande assente di questa campagna elettorale), il segretario del PD scopre una “gradevole opportunità”: la sostenibilità, una parola ormai inflazionata di cui è buon uso riempirsi la bocca perchè vuol dire preservare qualcosa oggi per restituirlo migliore domani.  Più che di sostenibilità  dovremmo parlare di politica industriale, di politica energetica, di politica occupazionale con dei programmi certi e soprattutto concreti. Senza questi paletti la sostenibilità è solo aria fritta. Se poi Bersani vuole creare un Ministero per organizzare “gradevoli” eventi e simposi sul tema con poltrone da destinare alla vocazione ambientalista del movimento Cinque Stelle potrà farlo ma forse non siamo nel periodo storico giusto. Un cuore pulsante, soprattutto se di Governo, deve saper guardare lontano e non fermarsi alle semplici parole che vanno tanto di moda.

Quando l’ambiente diventa una moda (catastrofica)

lunedì, novembre 5, 2012

Che l’uomo sia in balia degli eventi atmosferici è storia vecchia, nota fin dalla notte dei tempi. Paure più o meno razionali, riproposte dagli ambientalisti (e non solo) per far comprendere come il sistema si stia ribellando alle angherie di noi uomini e di come siamo fragili di fronte alle forze della natura.

E fin qua niente da dire: c’è un problema reale e ogni mezzo è lecito per riportarlo all’attenzione. Ma se per far parlare di green o meglio, per far tornare di moda i temi del green, si scomodano 50 morti (l’attuale bilancio dopo il passaggio dell’uragano Sandy), forse qualcosa nella comunicazione non ha funzionato o non sta funzionando. Perlomeno è quanto evidenzia un articolo pubblicato da Pubblico (il quotidiano diretto da Luca Telese) dove, scrive l’autore, “per spostare il dibattito elettorale sul clima ci sono voluti quasi 50 morti“.

Senza entrare nel merito dei messaggi elettorali di Obama (e delle sue scelte in tema di green economy) leggendo l’articolo mi pongo però un quesito. Sono passati ventisei anni dal disastro  di Chernobyl e si invoca ancora la catastrofe per far capire che indietro non si torna e che dobbiamo cambiare qualcosa nel nostro metodo di sviluppo. Una spiegazione – almeno nel caso di Obama – sono sicuramente i voti ma i fatti dimostrano che il consenso dell’opinione pubblica -quello vero – di fatto è troppo debole, sia in America che altrove.

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Come gestire la crisi in azienda: no comment

lunedì, luglio 2, 2012

Un “semplice vademecum” per gestire l’emergenza e salvaguardare – per quanto possibile – la reputazione aziendale

Scusate, abbiamo un problema. Lo stabilimento sta andando a fuoco”. Così un manager della ThyssenKruppen ai tempi del tragico incidente di Torino.

Se per costruire la propria reputazione un’azienda ci mette un sacco di tempo (e soldi), per distruggerla ci vuole un attimo. L’attimo in cui la notizia diventa pubblica, grazie ad un’agenzia stampa, alla rete, ai dipendenti stessi e una volta pubblica, è impossibile fermarla. Il boomerang è partito. Un giornale di provincia riprenderà il fatto, un utente di un social network la condividerà con un contatto e più è importante e grave è la notizia (e le dimensioni dell’azienda) e più ampio sarà l’effetto ripetitore.

Ed è proprio nella “golden hour”, in quei 60 minuti in cui si gioca la crisi, che il management deve essere pronto ad affrontare la comunicazione (interna ed esterna), i media e gli stakeholders.

Se qualcuno pensasse che è possibile tornare indietro sappia che l’alternativa è il baratro.

Ed è proprio l’exit strategy (dalla crisi si deve poter uscire!) la parte più difficile da affrontare.

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Vita e avventure di un ambientalista

venerdì, giugno 15, 2012

Chicco Testa, oggi nuovo presidente di Assoelettrica, raccontato da Filippo Ceccarelli ai tempi della sua presidenza al Forum per l’energia nucleare. E non solo…..

Dalla comunicazione all'internet delle cose: per l'Italia un aiuto contro la...In occasione della nomina di Chicco Testa a presidente di Assoelettrica, l’associazione  che riunisce i produttori termoelettrici, le raffinerie e alcune società attive nelle rinnovabili, ripropongo l’articolo che Filippo Ceccarelli ha scritto il 21 gennaio 2011 sulla rubrica de Il Venerdì “Indizi visivi”.

“Le notizie hanno la memoria corta” e la storia professionale di Chicco Testa ha un che di miracoloso che vale la pena ricordare. Da ambientalista a presidente Enel, fondatore del  Forum per il nucleare ma anche presidente del Consiglio di Amministrazione di ACEA e, tra gli altri, azionista in società che spaziano dalle fonti fossili a quelle alternative. Del resto in Italia i grandi manager si contraddistinguono proprio per essere versatili, agili, flessibili. Così eclettico che, se lo si vuole come speaker per un evento di alto livello, si può prenotare sul sito di CSA Italia che lo presenta come: ““One of Rome’s most influential business leaders”

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Senza cravatta risparmi energia, lo dice ENI

venerdì, giugno 8, 2012

Coinvolti migliaia di dipendenti in tutto il mondo mentre in Italia si apre il “nodo esodati” per 1150 persone


Con l’estate ormai alle porte e i termometri tra i 22 e i 25 gradi quasi in tutta Italia, ecco arrivare, puntuale, la sesta edizione della campagna “Eni si toglie la cravatta”.

Un’iniziativa che, in perfetto stile di responsabilità sociale d’impresa, nel 2007 ha coinvolto direttamente tutti i dipendenti. Un referendum interno per capire se: “siete favorevoli all’adozione di uno stile di abbigliamento più informale durate l’estate?”, ha visto d’accordo il 90% dei lavoratori. Da allora, ogni estate, chi lavora negli uffici di San Donato Milanese e all’Eur a Roma (ma anche nel resto del mondo dove Eni conta 80.000 persone) deve dotarsi di polo a maniche corte, pantaloni di lino e camice sbottonate sul collo. Ovviamente non è dato sapere quale è l’abbigliamento consigliato alle donne dal momento in cui si dà per scontato che abiti smanicati e gonne leggere consentano di “stare più fresche”. Un accenno, forse, avrebbe potuto essere gradito sempre nel nome della responsabilità sociale d’impresa. Se invece non si vuole rinunciare all’eleganza, tanto cara ai manager italiani, sarebbero da bandire il colletto floscio, quelli piccoli e tondi che pochi possono permettersi e preferire invece una camicia button down, il collo casual per eccellenza che con due bottoni può anche diventare ricercato.

Ma al di là dei particolari prettamente estetici e all’attenzione verso le dipendenti donne, ciò che Eni dichiara rispetto al suo impegno ambientale sono dati comprovati scientificamente: un solo grado in più negli edifici consente di risparmiare circa il 9 per cento di energia elettrica e una proporzione equivalente di Co2

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Il verde non è un colore per libri

venerdì, maggio 11, 2012

Dal Salone del Libro in corso a Torino, Greenpeace lancia la campagna Salvalibri, censendo le case editrici italiane rispetto alla carta utilizzata per produrre i propri volumi. La crescita del digitale, anche come valida alternativa all’uso della carta.

Da Torino

Il libro è carta. Questa, l’ impressione che ancora si coglie tra gli stand del XV Salone Internazionale del Libro, al Lingotto di Torino fino a lunedì 14 maggio.

Carta che,  per pochissimi editori, è riciclata. Il rapporto di Greenpeace, “Salvaforeste” , presentato ieri a Torino, rivela che solo il 18% delle case editrici interpellate ha scelto di acquistare carta sostenibile aderendo al progetto “Editori amici delle foreste”; tra queste Bompiani, Fandango, Hacca e Gaffi. Un esiguo 6% stampa i propri libri su carta certificata FSC, proveniente cioè da foreste catalogate secondo standard affidabili, tra cui Marsilio e Fanucci.

Ma spesso sono gli stessi scrittori a chiedere all’editore la stampa su carta amica delle foreste o su carta riciclata. Come spiega Chiara Campione di Greenpeace, responsabile del progetto, “l’iniziativa è nata grazie alla volontà di scrittori come Niccolò Ammaniti, Andrea De Carlo, Carlo Lucarelli che hanno fatto da apripista al progetto e che oggi si propone anche come vademecum per gli editori su come pubblicare in modo sostenibile”.

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Italiani, eco-egoisti

lunedì, aprile 16, 2012

Il 7° rapporto MOPambiente ha recentemente fotografato gli atteggiamenti e i comportamenti degli italiani che, nel loro percorso verso la consapevolezza, sono distratti da un’altra attualità

Risl, società che opera nel settore delle relazioni istituzionali e studi legislativi, ha recentemente commissionato ad Eurisko GfK la settimana edizione del Rapporto MOPAmbiente su come gli italiani vedono e vivono le tematiche ambientali. Da una prima analisi dei dati emerge che, di fatto, la coscienza ambientale (ben diversa da quella ambientalista) è ben lungi dall’essere radicata in Italia.

L'indice di sensibilità ambientale elaborato da Eurisko

L’impegno verso la tutela dell’ambiente, ancora oggi, emerge nel momento in cui viene imposto dalle leggi e, comunque, poco dipende dalle azioni del singolo.

Come di consueto in Italia, si preferisce “sottovalutare” il proprio ruolo, rimandando agli altri il problema: in questo caso molto è richiesto alle aziende che vengono valutate dai cittadini anche per il loro impegno sociale ed ambientale.

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L’ informazione che crea confusione

lunedì, marzo 19, 2012

Quando si parla di green economy sui media spesso tutto è il contrario di tutto a discapito della reale comprensione dei temi ambientali

“Shampoo e mascara fanno bene al clima”, è il titolo di un articolo de La Stampa sul nuovo stabilimento a emissioni zero de L’Oreal. Premesso che nelle intenzioni del titolista poteva esserci quella di catturare l’attenzione del pubblico femminile, è naturale chiedersi cosa c’entrano lo shampoo per capelli e il rimmel con duecentoquaranta parabole a specchio, quindici chilowatt di energia prodotta e 7800 tonnellate della fantomatica CO2 risparmiate. Un progetto di sicuro prestigio, con importanti valenze ambientali (l’azienda pensa di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2015), che prevede persino l’utilizzo di fonti rinnovabili combinate.

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Scandicci torna alla ribalta delle cronache

venerdì, marzo 9, 2012

La trasmissione Presa Diretta, condotta da Riccardo Iacona, trasmetterà domenica 11 marzo una puntata dedicata interamente all’energia, con un aggiornamento sulla situazione di Italia Solare Industrie.

I giornalisti di RAI 3 sono tornati a Scandicci poichè, dalla messa in onda dell’ultima puntata ad oggi, come noto la situazione è estremamente cambiata.

“Bianco, rosso e green economy” che ha raccolto per primo le testimonianze dei lavoratori della ex Electrolux nel post del 10 febbraio è lieto di sapere che, grazie al ruolo dei blog, “le notizie dalla memoria corta” sono tornate all’attenzione dei grandi media.

Non perderti la puntata di Presa Diretta di domenica 11 marzo in onda su RAI 3 alle 21.30.