Articoli Commentati ‘Eni’

Ci stiamo perdendo il treno

lunedì, aprile 15, 2013

Il senso di responsabilità: uno dei punti da cui ripartire per riprenderci il nostro futuro. Dobbiamo iniziare a chiedere come vengono spesi i nostri soldi e soprattutto è nostro dovere chiederlo

Nella rassegna stampa di stamattina un articolo di Affari & Finanza (l’inserto economico del lunedì di Repubblica) riportava una lettera di Giuseppe Recchi, presidente dell’Eni. L ‘intervento, titolato “Il mondo è ripartito senza aspettare l’Italia”, inizia con: “contrariamente alla sensazione che si ha in Europa, viaggiando per il mondo si percepisce che qualcosa è cambiato e sta cambiando. C’è un ottimismo diffuso e ormai quasi palpabile, è tornata la voglia di intraprendere, di investire”.

Giuseppe Recchi è un manager che il mondo lo conosce e, senza entrare nel merito delle politiche dell’azienda che rappresenta, è importante notare che proprio dal presidente di una delle più importanti aziende italiane arriva questo appello disperato. “L’Italia è un laboratorio tragico”, così Recchi definisce il nostro paese aggiungendo che, “spegne qualunque iniziativa o fiamma d’entusiasmo”.

Ed è proprio su questo “castrare” ed essere “castrati” che vorrei soffermarmi. Le colpe le conosciamo è inutile discuterne e soprattutto è ormai inutile continuare a ripeterlo: il colpevole, le Istituzioni, in questo momento non ci sono neanche più.  Siamo noi che dobbiamo gestire il cambiamento assumendoci, tutti per la propria parte, le nostre responsabilità. Se tu sei la causa dei miei mali posso prendermela con te. Ora però non c’è più nessuno con cui possiamo prendercela. E allora cosa fare?

E’ necessario tornare al concetto di responsabilità, ormai dimenticato da tutti. Il “buon padre di famiglia” di cui Berlusconi è andato raccontandoci per anni, siamo tutti noi. E’ inutile negarlo.

Come scrive ancora Recchi, “nessuno è più chiamato a portare la responsabilità di quello che fa. Moriamo di irresponsabilità diffusa. Dal parlamentare senza vincoli di mandato a chi è proposto a incarichi determinanti per il funzionamento dell’amministrazione, della fornitura di servizi o a chi esce dai binari della legalità”.

E’ da qui che vengono le più grosse disfunzionalità del sistema Italia ed è da qui che dobbiamo ripartire. Tutti o ognuno per sè non ha importanza. Non possiamo più permetterci di aspettare tempi migliori e rimandare le decisioni. Alzarsi al mattino e anzichè prendersela con chi in metropolitana non ti lascia il posto, è forse più utile pensare che quel posto è costato a tutti noi e se ora è sporco e imbrattato di scritte noi ci rimettiamo.

Se così non inizieremo a fare, a occuparci cioè della cosa pubblica a tutti i livelli, ci ritroveremo sempre qualcuno che se ne appropria in modo più o meno lecito. E’ giusto iniziare a chiedere come vengono spesi i nostri soldi e soprattutto è nostro dovere chiederlo. Questo è, almeno a mio avviso, uno dei punti da cui partire. Il resto viene di conseguenza. Se così non faremo il treno con le nostre eccellenze, la nostra cultura, il nostro sapere, la nostra bella Italia insomma, passerà portandosi via anche il nostro futuro.

Good news

lunedì, settembre 24, 2012

Stamattina tutti i principali giornali hanno dato la notizia che Marghera, dopo vent’anni di crisi, chiusure e licenziamenti, avrà un nuovo piano industriale.

E sono ben due le buone notizie su cui vale la pena soffermarsi (almeno dal nostro punto di vista).

La prima è che Marghera è una delle poche realtà dove in questo momento si sta parlando di piano industriale. La seconda è che stiamo parlando di un progetto fortemente innovativo che guarda al futuro: la riconversione di Marghera passerà infatti dalla produzione di carburanti innovativi, con un investimento di cento milioni che l’Eni ha già messo sul piatto. E Marghera sarà la prima Green Refinery al mondo dove, dal 2014, si produrranno bio-carburanti con l’impiego di oli vegetali da miscelare con i derivati del petrolio.

Un’altra novità è che, almeno al momento, sembrano tutti soddisfatti dell’accordo raggiunto. Dopo anni di continue dismissioni – ha commentato Massimo Meneghetti, segretario generale Femca Cisl – arriva un progetto industriale innovativo, rispettoso del territorio, ad alto profilo tecnologico che permette di avviare finalmente il processo di riconversione industriale di Porto Marghera.

Non solo aggiustamenti, chiusure o delocalizzazioni ma una vera e propria metamorfosi. Per una volta insomma le Istituzioni sono state di parola: avevano detto che Marghera non avrebbe chiuso è così sarà. Certo, ci sono voluto vent’anni e un intero distretto praticamente cancellato (negli anni ’70 gli addetti erano 30 mila, oggi non più di 13mila) ma prendiamo per buone le notizie e cavalchiamole finchè sono tali.

 

 

Passera, il ministro del secolo scorso

venerdì, agosto 24, 2012

 

Tra ottobre e dicembre 2012 il secondo pacchetto crescita verrà integrato da un piano nazionale dell’energia (l’ultimo risale ad ormai 15 anni addietro). Al centro il sostegno della Green Economy, ricca di prospettive occupazionali e per lo sviluppo (anche tecnologico): gli obiettivi della direttiva europea “20-20-20”, che prevede la riduzione del 20% delle emissioni dei gas serra, del consumo di energia del 20% e l’aumento del 20% della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020, dovranno essere raggiunti e, se possibile, superati tramite potenziamento di idroelettrico, fotovoltaico, geotermia, biomasse ed interventi di efficienza energetica.

Ma non solo……si mormora che Corrado Passera (Ministro del secolo scorso) abbia recentemente incontrato durante una seduta spiritica Enrico Mattei. Il fondatore dell’Eni gli ha suggerito alcune idee per rilanciare l’economia, lui le ha messe nero su bianco ed ecco bello e pronto un piano per lo sviluppo. 

A scriverlo, su Europa Quotidiano, è Roberto Della Seta, senatore del PD.

 

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Senza cravatta risparmi energia, lo dice ENI

venerdì, giugno 8, 2012

Coinvolti migliaia di dipendenti in tutto il mondo mentre in Italia si apre il “nodo esodati” per 1150 persone


Con l’estate ormai alle porte e i termometri tra i 22 e i 25 gradi quasi in tutta Italia, ecco arrivare, puntuale, la sesta edizione della campagna “Eni si toglie la cravatta”.

Un’iniziativa che, in perfetto stile di responsabilità sociale d’impresa, nel 2007 ha coinvolto direttamente tutti i dipendenti. Un referendum interno per capire se: “siete favorevoli all’adozione di uno stile di abbigliamento più informale durate l’estate?”, ha visto d’accordo il 90% dei lavoratori. Da allora, ogni estate, chi lavora negli uffici di San Donato Milanese e all’Eur a Roma (ma anche nel resto del mondo dove Eni conta 80.000 persone) deve dotarsi di polo a maniche corte, pantaloni di lino e camice sbottonate sul collo. Ovviamente non è dato sapere quale è l’abbigliamento consigliato alle donne dal momento in cui si dà per scontato che abiti smanicati e gonne leggere consentano di “stare più fresche”. Un accenno, forse, avrebbe potuto essere gradito sempre nel nome della responsabilità sociale d’impresa. Se invece non si vuole rinunciare all’eleganza, tanto cara ai manager italiani, sarebbero da bandire il colletto floscio, quelli piccoli e tondi che pochi possono permettersi e preferire invece una camicia button down, il collo casual per eccellenza che con due bottoni può anche diventare ricercato.

Ma al di là dei particolari prettamente estetici e all’attenzione verso le dipendenti donne, ciò che Eni dichiara rispetto al suo impegno ambientale sono dati comprovati scientificamente: un solo grado in più negli edifici consente di risparmiare circa il 9 per cento di energia elettrica e una proporzione equivalente di Co2

(continua…)