Articoli Commentati ‘ecomafie’
La legalità ritrovata viaggia in catamarano
lunedì, aprile 29, 2013
Un catamarano lungo 14 metri, largo 8, con una superficie velica di 120 metri quadrati e due potenti motori, sarà il simbolo della legalità ritrovata.
Un gioiello della nautica moderna sequestrato a Vito Nicastri, a cui la DIA di Palermo ha recentemente confiscato i beni perchè ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro. Un sequestro storico di 1 miliardo e 300 milioni di euro realizzati dal re del vento grazie alle sue attività prima nell’eolico e poi, nel fotovoltaico. E il suo catamarano, adesso bene dello Stato, sarà simbolo della legalità in Sicilia e veleggerà in mare. A volerlo, il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, che ha affittato la barca per cinque mila euro al mese. Dal prossimo 5 maggio il catamarano sarà ambasciatore della legalità in mare.
Al momento la barca (intestata alla seconda moglie di Nicastri, Ida Maruca), è ormeggiata presso il porto di Marsala in attesa di trovare un nome. La prima ipotesi, voluta da Crocetta, era “Sicilia Libera”; Sicilia Libera però è stato il nome scelto dal nuovo partito della mafia per il quale lavorarono, nel 1993, Leolucia Bagarella e altri.
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Appalti truccati per “tracciare” la monnezza
giovedì, aprile 18, 2013La Procura di Napoli scoperchia il pentolone “Sistri”: 400 milioni per un sistema di tracciabilità dei rifiuti mai entrato in funzione – Tre in cella, 19 ai domiciliari: nella bufera il gruppo Selex (Finmeccanica) – Tra gli arrestati anche l’ex sottosegretario Carlo Malinconico
Avrebbe dovuto entrare a pieno regime nell’ottobre di quest’anno ed essere messo a punto entro il marzo 2014. Il Sistri, il sistema per la tracciabilità dei rifiuti illegali, è invece miseramente finito dentro l’inchiesta della Procura di Napoli. Ventisei sono le misure cautelari eseguite ieri dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, al comando del colonnello Nicola Altiero: 3 in carcere, 19 ai domiciliari e 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, oltre al sequestro di beni per 10,2 milioni.
I pm della Dda Catello Maresca, Marco Del Gaudio e Maurizio Giordano e il procuratore aggiunto Francesco Greco contestano, a vario titolo, reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e all’utilizzazione di fatture false, corruzione, truffa aggravata, riciclaggio, favoreggiamento e occultamento di scritture contabili. Degli oltre 10 milioni sequestrati, 7 sono stati bloccati a Selex Service Management, l’azienda del gruppo Finmeccanica. Ai domiciliari è finito l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Malinconico, ex consulente del ministero dell’Ambiente; in carcere gli imprenditori Sabatino Stornelli (ex Ad Selex Management), Maurizio Stornelli e Francesco Paolo Di Martino.
“Al vento” i beni del re degli sviluppatori
mercoledì, aprile 3, 2013Il maxi sequestro dei beni di Vito Nicastri. Torna alla ribalta delle cronache “il re del vento”, uno dei personaggi del mio libro “Il sole, le ali e la civetta”.
Questa mattina la Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha sequestrato un miliardo e trecento milioni di beni a Vito Nicastri, conosciuto anche come il “re del vento”. Un controverso personaggio che si muoveva, sotto l’ala protettiva della primula rossa Matteo Messina Denaro, nei redditizi ambienti dell’eolico. Gli investigatori sono entrati in azione all’alba in Sicilia, Lombardia, Lazio e Calabria.
Si tratta del più consistente sequestro patrimoniale mai effettuato in Italia: 43 tra società e partecipazioni societarie; 66 disponibilità finanziarie (rapporti di conto corrente, polizze ramo vita, depositi titoli, carte di credito, carte prepagate e fondi di investimento); 98 beni immobili tra ville, palazzine, terreni e magazzini; 7 beni immobili registrati (autovetture, imbarcazioni, motocicli) tutti confiscati dal Tribunale di Trapani. Il provvedimento di confisca prevede anche la sorveglianza speciale per Nicastri e l’obbligo di soggiorno per tre anni ad Alcamo, suo paese natale.
Le mani delle cosche sulle energie rinnovabili
mercoledì, gennaio 23, 2013In un lungo reportage Anthony Faiola, giornalista del Washington Post, racconta come la Mafia in Sicilia si sia infiltrata nel settore dell’energia sostenibile, controllandone una buona fetta del mercato.
Ancora una volta è un quotidiano straniero (anni fa fu il Financial Times con il reportage su l’operazione “Via col Vento”) a denunciare gli illeciti nel sistema delle energie rinnovabili mentre la grande stampa italiana sembra disinteressarsene. Eppure non mancano gli spunti, degni di una puntata dei Soprano, come scrive lo stesso cronista del Post.
Un mese fa, racconta il quotidiano, dopo anni di infiltrazioni la polizia italiana ha portato alla luce la nuova frontiera delle famiglie di Cosa Nostra. “Sono stati sequestrati un terzo dei 30 impianti eolici e solari della regione: le autorità hanno congelato più di due miliardi di beni e arrestato una dozzina di boss, che avevano corrotto diversi consiglieri locali per poter sviluppare i propri affari“, continua il Washington Post spiegando che i controlli continuano anche sugli impianti della Puglia e della Sardegna.
“Da quando si è sviluppato il business delle rinnovabili la Sicilia è diventata un piatto ricco per tutti, visto che è la regione d’Italia con più sole e vento – racconta il giornale del District of Columbia – E il governo ha iniziato a offrire miliardi di fondi per far ripartire la regione con il nuovo business, che non sono passati inosservati agli occhi delle famiglie malavitose”. Che in questo modo potevano continuare il loro cammino verso un nuovo modo di fare affari: ‘ripulendo’ i soldi.
“La mafia sta contaminando l’economia riciclando i suoi soldi in business legali – racconta al Washington Post Michele Polo, professore di economia alla Bocconi di Milano – E insieme all’evasione fiscale e alla corruzione questo è uno dei tre grandi problemi dell’Italia“.
Gli affari poco puliti di cosa nostra
lunedì, dicembre 10, 2012Arrestati sei imprenditori del trapanese attivi nell’eolico, fotovoltaico e biomasse, tutti riconducibili al boss latitante, Matteo Messina Denaro
L’hanno chiamata “operazione grande mandamento” ed e’ l’ennesimo duro colpo al clan di Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande latitante di “Cosa Nostra”, ricercato da vent’anni. Sei arresti, tra i quali l’imprenditore specializzato in “energie verdi”, Salvatore Angelo; il consigliere provinciale di Trapani, Santo Sacco (Pdl), ex consigliere comunale di Castelvetrano (il paese del boss nda); l’ex consigliere comunale di Terrasini, Salvatore Pizzo, oltre a Paolo Rabito, Gioacchino Villa e Gaspare Casciolo. Indagati risultano anche un altro imprenditore e la moglie del boss in carcere Nino Nastasi.
L’indagine ha consentito di documentare l’infiltrazione di Cosa Nostra nelle attività economiche delle provincie di Trapani, Agrigento e Palermo, attraverso la sistematica acquisizione dei lavori per la realizzazione degli impianti di produzione delle energie rinnovabili. I proventi venivano in parte destinati alle esigenze di sostentamento del latitante castelvetranese attraverso una fitta rete di società controllate dall’imprenditore Salvatore Angelo di Salemi.
Sequestrati beni per 10 milioni di euro, tra i quali due società di Salemi e Castelvetrano, riconducibili alle cosche che si sarebbero “infiltrate” negli appalti per la costruzione dei parchi eolici di “San Calogero” di Sciacca (AG), “Eufemia” di Santa Margherita Belice (AG) e Contessa Entellina (PA), “Mapi”, di Castelvetrano (TP) e Montevago (AG) e del parco fotovoltaico di Ciminna (PA).
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Corruzione, il lato oscuro della green economy
venerdì, novembre 23, 2012Un euro rubato non è un euro guadagnato, ma un euro sottratto ai nostri figli e alle generazioni future. Parte da qui Francesca Fradelloni, giornalista de La Stampa.it, che nell’ultima edizione online racconta la corruzione nella green economy in Italia.
“900 milioni di euro in un anno sottratti agli investimenti di energie rinnovabili, 2,5 milioni di megawatt consumati dalla corruzione, pari al fabbisogno annuo di 800 mila famiglie. Solo per parlare del 2011”, chiarisce Lorenzo Segato, direttore scientifico di RISSC , Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità, e curatore del progetto Green Clean Market supportato da Transparency International Italia nell’ambito della Siemens Integrity Initiative . Dati sconcertanti, snocciolati durante il Forum nazionale su Sostenibilità, Integrità e Trasparenza nella green economy, dal suggestivo titolo “La corruzione sottrae energie”, per mettere in evidenza le frodi in alcuni settori delle energie rinnovabili, della logistica e della mobilità con l’obiettivo di sviluppare possibili contromisure di prevenzione, sensibilizzare gli stakeholders e promuovere la collaborazione pubblico-privato.
Ma chi sono gli attori di questa sciagura tutta italiana? La criminalità organizzata, certo, ma è oggi in espansione anche un movimento finanziario che lavora al di fuori del sistema legale. Senza dimenticare enti, amministratori pubblici, funzionari conniventi e tutto il mondo dei professionisti che si prestano a dinamiche di truffa. E il target? “Finanziamenti a fondo perduto, incentivi, agevolazioni fiscali, denaro sporco, controllo del territorio, infiltrazioni nel tessuto economico legale”, prosegue Segato. L’origine di molti dei problemi è aver fissato obiettivi troppo ambiziosi, senza prima stabilire le regole prima, ma soprattutto è mancata una regia a guidare gli investimenti nella green economy, divenuti un settore ghiotto per le speculazioni. Nemmeno le associazioni delle imprese hanno saputo arginare le storture né hanno vigilato adeguatamente. (continua…)
I campi di cotone ai tempi della green economy
giovedì, giugno 21, 2012In Puglia, dopo anni di sfruttamento del territorio, oltre all’emergenza occupazionale rimane ben poco
Schiavi, incatenati al tavoliere delle Puglie, non per raccogliere fragole o pomodori come da atavica mancipatio ma moderni automi della green economy. Nelle distese di pannelli solari lavoravano a ritmo serrato, per dodici e più ore, a montare e smontare senza sosta moduli di silicio. Spettri di luce senza nome né volto, giunti fin qui dal lontano Pakistan, dal Ghana o dal Sudan, un esercito costretto al silenzio dalla clandestinità. Energie rinnovabili anche loro, chi parlava veniva cacciato e al suo posto nuove braccia erano pronte a sostituirlo. A costringerli in catene non è la mafia ma una peggiore forma di criminalità organizzata: l’industria del profitto senza regole.
Così scriveva il 20 aprile 2011 Matteo Zola su Narcomafie, il mensile del gruppo Abele che si occupa di narcomafie e criminalità organizzata.
E risale ad allora l’arresto di nove persone, fra soci, amministratore e capocantieri della società italo-spagnola Tecnova. Dopo solo un mese però il Tribunale del Riesame di Lecce annullò l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione e mantenimento in schiavitù.
E fin qua siamo alla cronaca dei fatti, come ben racconta il video realizzato da Mario Sanna per Rai News 24.
Ma la situazione in Puglia, non è cambiata e la corsa frenetica a ciò che rimane degli ultimi incentivi disponibili è ancora in atto.

