Articoli Commentati ‘dumping cinese’

A colpi di pannelli solari

martedì, maggio 21, 2013

Continua la guerra dei pannelli solari tra Ue e Cina mentre arriva la risposta di Pechino. 

“I dazi anti-dumping voluti dall’Unione Europea sui pannelli solari cinesi non salveranno i produttori europei e potrebbero portare a un “involontario disastro”. 

E’ il messaggio contenuto in un editoriale comparso sull’agenzia di stampa statale Xinhua, alla proposta di imporre, dal prossimo 6 giugno, dazi pari al 47% agli esportatori di celle e moduli provenienti dal Dragone. La critica cinese si basa sulla constatazione che “persino i gruppi europei hanno ammesso che il vantaggio cinese sul prezzo finale è il risultato delle economie di scala, trainato in parte dalla crescita esponenziale nella domanda globale di energia solare negli ultimi anni“. Nel suo editoriale, la Xinhua giudica “fuorviante” attribuire ai produttori cinesi la colpa della mancanza di competitività dei produttori europei, e bolla come “protezionismo commerciale” la mossa dell’Ue.

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Occupazione e conti in rosso

giovedì, ottobre 4, 2012

Produzione ormai ferma alla Helios di Carmignano del Brenta e cassa integrazione per la Ecoware, entrambe controllate da Aion Renewables 

Ed eccomi di nuovo in quel di Padova, questa volta non come inviata ma come semplice “ripetitore” di notizie. E la notizia, ahimè, non smentisce la precedente, anzi la conferma.

Lunedì prossimo (8 ottobre nda) i lavoratori della Helios di Carmignano del Brenta (tra i primi produttori italiani di moduli fotovoltaici fino all’anno scorso) e della Ecoware (azienda padovana specializzata nella realizzazione di impianti solari) saranno in piazza, davanti alla sede della provincia, per protestare. Da più di due anni passano da una cassa integrazione all’altra.

Sul banco degli imputati, almeno secondo quanto riporta il Mattino di Padova, le politiche del Governo che non favoriscono le energie rinnovabili. Da più di una settimana il reparto di produzione della Helios è fermo mentre il reparto produzione celle è in cassa integrazione da agosto. Alla Ecoware invece tutti gli operai sono in cassa integrazione e insieme a loro qualche impiegato perchè, dicono le rappresentanze sindacali, “l’azienda ha ceduto dei cantieri”. Secondo un comunicato di Cgil e Cisl i magazzini sono pieni di materiale e da quando è arrivato il nuovo azionarato (Aion Renewables nda), si è smesso di lavorare sulla manutenzione, abbandonando un pacchetto importante di lavori”.

Ma come già detto la crisi di queste due aziende risale all’anno scorso e viene da molto lontano. Spinta, tra gli altri, dai venti freddi della Russia.

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Se è il sole a fare concorrenza

giovedì, settembre 13, 2012

Uno dei testi più forti della storia del liberalismo è la “Petizione dei fabbricanti di candele“, con la quale Frédéric Bastiat ridicolizza gli argomenti protezionistici attraverso l’immaginaria lamentela, appunto, dei produttori di candele contro la concorrenza sleale del sole. Se Bastiat vivesse oggi, scriverebbe la petizione dei fabbricanti di pannelli fotovoltaici.

A scriverlo era Carlo Stagnaro (direttore Istituto Bruno Leoni) su Chicago Blog del 29 aprile 2011. Allora erano i produttori italiani che chiedevano a gran voce misure per proteggere i loro prodotti dall’invasione del basso costo cinese. E così è successo. Il Governo introdusse il premio del 10% per i pannelli “Made in EU”.

Oggi, dopo oltre un  anno e mezzo in cui i pannelli cinesi hanno invaso mezzo mondo (anche gli Stati Uniti sono corsi ai ripari imponendo pesanti dazi), ecco riproporsi il tema del dumping cinese. In prima linea, questa volta, ci sono  i produttori di pannelli fotovoltaici europei, con il pieno appoggio di Bruxelles che ha lanciato una battaglia contro la concorrenza sleale dell’ex celeste impero. Un pannello cinese oggi arriva sui mercati europei con un margine di dumping del 60-80 per cento: le perdite vengono però coperte dai quattrini pubblici.

Del resto, in un’economia globale, le storie di pratiche illegali coperte dallo Stato non sono una novità così come le misure per correre ai ripari: alla fine del 2010 124 sono state le misure antidumping intraprese dall’Unione Europea per proteggere le proprie imprese ed arginare “la scalata” a fette di mercato. Quello del fotovoltaico però è il caso più pesante, mai inaugurato da Bruxelles.

I maggiori imputati sono gli asiatici e in particolare la Cina. In particolare, verso quest’ultima, l’Europa ha sempre dimostrato una reverenza persino eccessiva e oggi queste misure sono sicuramente il segno di un cambiamento importante.

Il vertice bilaterale tra Unione Europea e Cina è alle porte (l’ultimo contatto preparatorio sarà il 20 settembre a Bruxelles) ma l’inchiesta sul “sole sleale” durerà almeno un anno.

Nel frattempo, una cosa è certa. Ancora una volta si chiede un intervento pubblico là dove un’industria, sia pur in crisi ma ormai giunta a maturità, dovrebbe saper – e voler – camminare sulle proprie gambe. E gli errori fatti in passato lo dimostrano ampiamente. Finita l’era della disputa sugli incentivi si inaugura forse quella della disputa meramente politica, in nome e per conto del rispetto delle regole (commerciali)?

 

 

Cinesi a rischio scottatura in Puglia

lunedì, agosto 20, 2012

Anticipo di un paio di settimane la ripresa del blog per raccontarvi la vicenda Suntech (la truffa dei bund falsi con cui l’azienda in questi giorni sta facendo i conti) e due anni di “illeciti sotto il sole” che la Puglia (e il suo territorio) ben conoscono.

Di seguito, il mio articolo pubblicato da Chicago Blog, quotidiano online diretto da Oscar Giannino, su una vicenda che nei prossimi mesi farà scalpore, soprattutto a livello internazionale. In gioco, la credibilità dei cinesi nel settore delle rinnovabili e milioni di dollari degli azionisti di minoranza di Suntech (oltre al destino degli impianti realizzati in Puglia di cui ancora molti in attesa di ricevere gli incentivi). Gli italiani, nel frattempo, se ne stanno beatamente in vacanza e sembrano non interessarsi a quanto sta accadendo……

Il Governo di Pechino,  invece, corre ai ripari e il Dottor Shi (fondatore e Amministratore Delegato di Suntech) se ne va per lasciare il posto a un manager non cinese, David King. Evidentemente hanno mal digerito la faccenda e non sono disposti a perderci la faccia oltre ai soldi delle proprie banche.

 

Il sole in Puglia è feroce e, se preso in abbondanza, può fare molto male. Se poi, ad esporsi ai raggi, sono dei cinesi, è ancora più pericoloso: ci si può scottare o, addirittura, rischiare un’insolazione pesante.

Ed è proprio quello che in questi giorni d’estate – mentre migliaia di turisti si sollazzano sotto i raggi pugliesi –  sta accadendo alla cinese Suntech, azienda leader mondiale del solare (quotata al Nyse) che nel 2011 ha realizzato circa il 45% del suo fatturato (3,1 miliardi di dollari) nel Vecchio Continente.

Un colosso, fondato nel 2001 da un imprenditore nato cinese, ZhengrongShi (noto come “dr. Shi”), che nel mondo ha installato una potenza complessiva di oltre 5 GW (circa 20 milioni di pannelli) e che oggi sembra essere incappato in una truffa colossale da 554 milioni di euro in falsi titoli di Stato tedeschi.

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Niente di nuovo sotto il sole italiano

venerdì, luglio 13, 2012

Mentre tutti commentano il nuovo decreto nessuno parla di quanti lavoratori ad oggi hanno perso il posto di lavoro (con e senza V conto energia) e quanti altri lo perderanno e soprattutto, quale sarà il costo sociale.

Sembra un po’ la moda di questi ultimi giorni: stracciarsi le vesti e inserire la modalità lamento. Lamentarsi, si sa, è uno degli sport nazionali ma sappiamo anche che lamentandoci possiamo sempre rivendicare qualcosa che qualcun altro ci ha fatto mancare. Una richiesta che spesso fa perdere di vista la realtà e che innesca un ricatto infinito, su cui la classe politica ci marcia da anni.

Ma al di là di queste considerazioni di tipo generale la lamentatio, secondo alcuni come Stefano Agnoli esperto di energia del Corriere della Sera, non sta in piedi. Scrive Agnoli: “gli incentivi pubblici per le aziende produttrici di energia elettrica da fonte solare resteranno elevati, ma un po’ meno rispetto al troppo generoso «Quarto Conto Energia».  Ma alla fine, comunque, le tariffe italiane restano più alte di quelle di altri in Europa. «Rischio-Paese»? Può essere. Ma nessuno si può lamentare”.

Gli unici che si stanno davvero lamentando e di cui nessuno parla sono i lavoratori che solo quattro anni fa erano stati impiegati nella filiera delle rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico.

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Anche in Cina le aziende falliscono

venerdì, luglio 13, 2012

Continua il consolidamente del mercato fotovoltaico; prevista una produzione di 59 GW per il 2012 a fronte di una richiesta di 30 GW


Kaohsiung World Stadium - Taiwan

Dopo gli Stati Uniti e l’Europa, è ora la volta della Cina. Secondo quanto dichiarato da John Lefebvre, presidente delle operazioni americane Suntech Power, nel corso di Intersolar tenutasi a San Francisco, “oltre 50 aziende cinesi del settore fotovoltaico hanno chiuso per fallimento

Secondo Lefebvre, “prosegue così il trend di consolidamento del mercato che vede la scomparsa di produttori cinesi di medie dimensioni mentre i grandi produttori stanno conquistando quote importanti anche a livello mondiale. Cambiamenti che non hanno suscitato grande stupore anche se molte aziende, non quotate in borsa, non hanno mai annunciato la loro chiusura o dichiarato prima le difficoltà dovute alla discesa dei prezzi dei moduli.  Diversamente da quanto sta accadendo in Europa e negli Stati Uniti”

Ad oggi nessuno può prevedere quanti saranno i produttori di energia solare destinati a scomparire a livello mondiale. Vero è che l’eccesso di offerta persisterà anche nei prossimi anni; la GTM Research prevede che la produzione di pannelli solari sarà di 59 GW a fronte di una domanda di 30 GW per il 2012.

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Braccio di ferro tra Cina e Europa per Tlc e fotovoltaico

mercoledì, giugno 27, 2012

Anche l’Europa vuole imporre delle sanzioni punitive ad alcuni colossi cinesi delle telecomunicazioni e del fotovoltaico

Secondo quanto riportato venerdì scorso dal Financial Times, l’Unione Europea è pronta ad aprire un caso contro Huawei e Zte, i due maggiori fornitori di apparati di networking cinesi. Grave l’accusa di Bruxelles, che sta per contestare alle due aziende di aver usufruito di finanziamenti illegali dallo Stato cinese grazie ai quali avrebbe praticato un forte dumping commerciale nell’area Ue. La Commissione Europea ha raccolto indizi per mesi. Gli stati membri dell’Ue sono stati informati in un incontro a porte chiuse il 24 maggio. Le autorità Ue disporrebbero di “prove solide” del fatto che le due aziende abbiano ottenuto illegalmente aiuti dal Governo e che abbiano commercializzato i loro prodotti nell’area Ue sottocosto.

La vicenda rappresenta un precedente, perché è la prima volta che la Commissione agisce sua sponte sul fronte del commercio internazionale, e non in risposta alla segnalazione di un’azienda privata.

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