Il pacchetto sul clima dell’Unione Europea e il “nodo aiuti di Stato”

In vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo, che discuterà tra le altre cose di politiche energetiche e climatiche, il Ministro Guidi e i suoi omologhi francese, tedesco e inglese hanno scritto al Commissario Almunia per manifestare le proprie perplessità in materia di aiuti di Stato per l’ambiente e l’energia.
wi_3Il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, insieme ai ministri competenti di Francia, Germania e Regno Unito, ha inviato una lettera al commissario alla Concorrenza Joacquin Almunia per sollevare dubbi sulle proposte dell’Esecutivo Ue in materia di aiuti di Stato per l’ambiente e l’energia e sul loro impatto sugli obiettivi europei per il 2020: 20% di riduzione di gas serra, rispetto ai livelli del 1990, 20% in più di energia rinnovabile e calo del 20% dei consumi grazie all’efficientamento energetico.

Secondo i ministri, “le linee guida possono limitare la facoltà degli Stati membri di definire la propria politica energetica nazionale”. In particolare, per quanto riguarda il sostegno alle rinnovabili, i quattro ritengono che ciascun Paese dovrebbe poter scegliere le soluzioni appropriate per ogni tipo di tecnologia, mentre relativamente ai criteri per le esenzioni delle industrie energivore i ministri temono che norme troppo restrittive le espongano alla concorrenza internazionale e alle rilocalizzazioni delle emissioni di carbonio.

Inoltre, si legge nella lettera, il progetto contrastarebbe con gli obiettivi dell’Iniziativa di modernizzazione degli aiuti di Stato, che è diretta a semplificare le regole e a ridurre le barriere e gli ostacoli burocratici nei due settori. Le linee guida, invece, sostengono i ministri, non ridurranno il numero di notifiche alla Commissione, soprattutto per i progetti di scala più ampia. In particolare, osservano i firmatari della lettera, la soglia di notifica individuale di 125MW prevista dalla Commissione per i progetti di energia rinnovabile “potrebbe avere conseguenze molto gravi per il dispiegamento di fonti rinnovabili su larga scala e può scoraggiare gli investimenti nelle tecnologie chiave”.

Un nodo, quello aiuti di Stato, di cui aveva parlato anche il sottosegretario Claudio De Vincenti durante l’ultimo Consiglio Energia tenutosi a Bruxelles il 3 marzo scorso. Bene – aveva sottolineato in quell’occasione il sottosegretario – “l’attenzione alla flessibilità” della Commissione, in particolare l’idea di piani d’azione nazionali che permettano a ciascun paese di definire autonomamente “gli strumenti migliori per raggiungere gli obiettivi europei”. Ma ancora non è chiaro in che misura ciascun paese concorrerà al target complessivo, come potrà finanziare gli investimenti – De Vincenti menziona, non a caso, il “rapporto con le linee guida in materia di aiuti di stato” e la possibilità di compensazioni per i settori esposti al rischio delocalizzazione – e in che modo Bruxelles monitorerà e valuterà gli sforzi dei 28

Infine, alcuni dei requisiti di trasparenza e rendicontazione fissati nelle linee guida sono ritenuti “sproporzionati” e “incompatibili con le esigenze di riservatezza e tutela dei dati, in particolare per quanto riguarda la tassazione”.

In vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo, che discuterà tra le altre cose di politiche energetiche e climatiche, l’appello dei ministri è quindi a rivedere, alla luce di queste osservazioni, il progetto di linee guida sottoposto agli Stati membri.

Leggi qui il documento sul “pacchetto clima energia UE 2030”

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