Gli affari poco leciti della green economy

Camorra e ndrangheta nella realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici

Due modesti ristoratori di Bellona, paese in provincia di Caserta, erano coloro che, almeno formalmente, avrebbero dovuto occuparsi di produrre energia eolica attraverso la società Ictea. In realtà, secondo quanto emerso dai verbali di sequestro del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il direttore tecnico (e amministratore di fatto secondo gli investigatori della Dia) risulta essere Pasquale Pirolo. Nome che compare spesso nelle indagini investigative sull’economia criminale campana e su importanti operazioni di riciclaggio perché vicino alla Nuova Famiglia di Antonio Bardellino, di cui è stato prestanome.

Ictea, come sottolineato nel decreto del Tribunale, risulta essere stata costituita il 31 maggio 2011 con capitale sociale di 10.000 euro e attività nei settori, definiti strategici, delle energie rinnovabili e della depurazione delle acqua reflue da insediamenti zootecnici. Marginali invece le attività nell’edilizia civile in aree turistiche di grande pregio come l’area del borgo medievale di Casertavecchia. La società, intesta a Giuseppe Cloppa e al figlio Giuseppe jr che mai si sono interessati di ambiente o green economy e che hanno scarsissima disponibilità finanziaria, nei sette mesi di attività ha fornito impianti di depurazione ad alcune aziende bufaline e ha pianificato un investimento di due milioni di euro nel borgo e realizzato un parco eolico.

L’indagine Ictea è l’ultima in ordine di tempo che, secondo il Mattino, edizione di Caserta, ha avuto risvolti anche in Sardegna e in Molise. Tra i nomi emersi nei mesi scorsi quello di Antonio Caturano, autotrasportatore di Maddaloni sospettato, tra l’altro, di aver pilotato (per interesse mafiosi) lo sciopero dei camionisti del gennaio scorso. Caturano avrebbe avuto rapporti d’affari con la Essebiesse Power, società romana che, tra mille polemiche e ricorsi amministrativi, alla fine del 2010 aveva ottenuto il via libera all’installazione di 16 pale per la produzione di energia eolica a ridosso dell’area archeologica di Sepino.

Secondo il quotidiano campano altri elementi sono emersi a carico dell’avvocato Michele Santonastaso, difensore dei boss casalesi Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, autore del proclama, sotto forma di ricusazione, che segnò temporaneamente l’avvio della stagione stragista. Qualche mese prima dell’arresto  stava trattando, in rappresentanza di una non meglio cordata di imprenditori casertani, l’acquisto di strumenti per il funzionamento di un nuovo consorzio per il trattamento dei rifiuti. Tramite tra lui e gli Usa, Pasqualino Maurizio Sarlo, operatore del settore che nel corso di un interrogatorio avrebbe fatto anche il nome di Gianteresio Iacometti, manager di grandi imprese e coordinatore di un gruppo di lavoro interessato alla gestione dei rifiuti e all’energia alternativa.

Ma non è solo la green economy in provincia di Caserta ad essere a rischio di infiltrazioni mafiose. Anche in provincia di Modena, la Dia di Milano ha avviato delle indagini per verificare i cantieri di due impianti fotovoltaici nelle scuole Galilei-Luosi di Mirandola e Calvi Morandi di Finale Emilia.

Secondo i pm milanesi la società che aveva in subappalto la posa dei pannelli fotovoltaici, tale G.R. di Brescia, è “riconducibile a soggetti vicini alla criminalità organizzata”. E, come riporta la Gazzetta di Modena, la G.R. è collegata alla società Ig Impianti Elettrici e Tecnologici per la quale la prefettura di Brescia, nel maggio 2011, aveva emesso “un’informativa supplementare atipica”, ossia un documento con cui si allertano i committenti sul pericolo che una certa ditta possa essere portatrice di interessi mafiosi.

Secondo i verbali le ditte bresciane risultano essere di Giuseppe Iorianni, imprenditore calabrese residente da anni nel bresciano, condannato per usura, nel febbraio 2012, a due anni e otto mesi.

Una sentenza che ha fatto emettere alla Prefettura di Brescia una seconda informativa antimafia, questa volta per la G.R. Valore dell’appalto per la costruzione dei due impianti, oltre 4 milioni di euro vinto dal consorzio guidato dalla società Riese di Rio Saliceto che a sua volta aveva chiesto al committente, la Provincia di Modena, l’autorizzazione per affidare un subappalto di 140 mila euro alla G.R.

Cifra appena al di sotto della soglia per la quale diventa obbligatorio il certificato antimafia ma su cui i dirigenti della Provincia hanno comunque voluto chiedere accertamenti. Dopo un primo stop i lavori nelle due scuole sono ripresi e saranno completati direttamente dalla Riese.

Tags: ,

Nessun commento

Lascia una Commento