Tutto il mondo è paese
La protezione del clima diventa cretiva
mercoledì, febbraio 13, 2013L’Unione Europea lancia un concorso per sostenere la campagna sul clima. Aperte le iscrizioni fino a maggio
Connie Hedegaard, Commissaria UE responsabile all’Azione per il clima, ha lanciato il concorso “Un mondo come piace a te” con cui si invitano i talenti creativi e innovativi di tutta Europa a presentare iniziative per ridurre le emissioni di carbonio. L’iniziativa rientra nell’omonima campagna di azione per il clima condotta dalla Commissione europea.
Verranno presi in considerazione tutti i progetti, grandi o piccoli, realizzati da singoli o da organizzazioni con sede in uno Stato membro dell’UE, purché il loro obiettivo principale sia la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. I progetti possono consistere ad esempio in una bicicletta elettrica per il trasporto di merci, un processo di produzione innovativo che contribuisce a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e a far scendere la bolletta dell’elettricità, oppure ancora soluzioni sostenibili nel campo dell’edilizia o del riscaldamento. In Europa gli esempi pratici di come sia possibile vivere a basse emissioni di carbonio, proteggendo il clima e migliorando nel contempo la qualità della vita, sono tantissimi. Il concorso intende costituire una piattaforma per dare visibilità a questi progetti e conferire un riconoscimento a quelli più creativi, pratici ed efficaci.
In Australia si può
giovedì, febbraio 7, 2013L’energia rinnovabile è ora più conveniente, rispetto alle fonti tradizionali. O almeno, lo è in Australia secondo l’analisi di Bloomberg Finance New Energy.
L’elettricità può essere generata da una wind farm in Australia al costo di 80 dollari per megawatt/ora, mentre quella prodotta tramite il carbone e il gas costa rispettivamente 143 e 116 dollari per megawatt/ora. Affidarsi ai carburanti fossili per produrre energia elettrica sta costando sempre di più per via delle tasse anti-inquinamento introdotte lo scorso anno in Australia, oltre ai costi di finanziamento più alti e all’aumento dei prezzi dei gas naturali. Al contrario, le energie rinnovabili costano sempre meno: i costi dei materiali per la costruzione di pale eoliche sono calati del 10% rispetto al 2011, mentre quelli per la costruzione di pannelli solari sono calati di ben 29 punti percentuali.
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La nuova frontiera dell’energia
martedì, gennaio 29, 2013
Per testimoniare l’enorme impatto ambientale dei giacimenti di gas il Financial Times ha pubblicato oggi un’immagine dallo spazio: le luci corrispondo ai fuochi accesi nei giacimenti di gas.
“L’America tra un ventennio non solo avrà smesso di importare una sola goccia di petrolio dal Golfo Persico, ma sarà diventata la nuova Arabia Saudita, autosufficiente ed esportatrice netta di energia”. Così scrive Federico Rampini sulle pagine de La Repubblica di oggi, citando i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia.
Un nuovo fenomeno energetico che vedrà l’America superare persino la Russia ma che porterà con sè conseguenze pesantissime. “Il North Dakota”, riferisce Rampini, “è invaso da lavoratori in nero, disposti ad accettare qualsiasi sfruttamento ed esposizione pur di partecipare alla nuova manna petrolifera. E gli ospedali locali sono travolti da ammalati e vittime di infortuni sul lavoro”.
Ma non solo. Per raggiungere la nuove frontiera di indipendenza energetica il gas bruciato nel North Dakota l’anno scorso è aumentato del 50 per cento e i permessi per la combustione in Texas sono cresciuti di sei volte rispetto al 2010. Questo vuol dire, secondo la Banca Mondiale, che gli Stati Uniti sono tra i peggiori paesi per svasatura dietro la Russia, la Nigeria, l’Iran e l’Iraq. E la tecnica del “flaring” - la tecnica usata per bruciare”i resti” del gas – è responsabile del 20% di emissioni di carbonio in più, solo nel North Dakota.
Il tranquillo ingegnere di Siviglia e i prepotenti dell’energia
venerdì, gennaio 25, 2013La storia di Antonio Moreno Alfaro che da anni promuove, attraverso il proprio blog, la trasparenza delle bollette elettriche
Un tranquillo ingegnere di Siviglia, in pensione, è il nuovo eroe dei consumatori spagnoli. Antonio Moreno Alfaro nel 2008 ha dichiarato guerra alle multinazionali
dell’energia elettrica aprendo un sito web (http://www.estafaluz.com/) per consentire a tutti di reclamare gli abusi. Grazie al suo software gli spagnoli hanno potuto risparmiare 500 milioni di euro.
La cosa ovviamente non è piaciuta ad Endesa, la principale società di energia elettrica in Spagna, che lo ha trascinato in tribunale accusandolo di aver danneggiato l’onore della società e chiedendo la chiusura del sito, oltre a 50 mila euro per i danni morali. Tra le accuse, quella di aver postato un articolo dal titolo “Endesa, l’impunità pirata” che riportava anche cartone animato dove compariva sull’edificio della multinazionale una bandiera pirata.
In soccorso di Antonio Moreno Alfaro (e della trasparenza delle bollette elettriche) è intervenuto però il giudice Manuele Pèrez Echenique che, senza alcun dubbio, ha emesso una sentenza a favore dell’ingegnere: il diritto all’informazione e alla libertà d’espressione è – almeno in Spagna – sacrosanta.
Si spegne il sole in Europa
venerdì, novembre 30, 2012Ancora fermo il progetto Desertec, il più grande parco solare al mondo che avrebbe dovuto portare l’energia dal Nord Africa a tutta l’Europa
Ottocentoventicinquemila enormi specchi rotanti avrebbero dovuto imbrigliare il sole del Sahara per portarlo in tutta Europa. Due gigawatt di energia (il doppio della media di un impianto nucleare) prodotti con il vecchio principio di Archimede per dare luce a settecento mila abitazioni europee. Un progetto dalle grandi aspirazioni che doveva sfruttare l’unica vera ricchezza del Marghreb: il sole. Un piano partito nel 2009 dalla Germania (nell’era d’oro del solare tedesco) che ha visto coinvolti nomi eccellenti quali Siemens, Albengoa, Munich Re, le italiane Enel Gp, UniCredit e Terna. Oggi però, a tre anni dall’annuncio, nel deserto del Sahara c’è solo il sole accecante che aspetta ancora gli specchi su cui riflettersi.
Non è stato costruito nulla e i soci se ne stanno andando: Siemens ha deciso di chiudere la propria divisione solare concentrandosi solo su eolico e idroelettrico mentre Bosch ha detto addio al progetto date le gravi difficoltà finanziarie del gruppo.
Nel piano la prima centrale (da 150MW) sarebbe stata costruita in Marocco ma la Spagna che doveva accogliere l’energia e distribuirla nel resto d’Europa, non ha potuto appoggiare il progetto: con la crisi economica non sarà possibile adeguare e sviluppare la rete già oggi sovraccaricata.
Ora si guarda con interesse ai cinesi e da Desertec fanno sapere che il progetto non è morto ma andrà avanti, nonostante l’attuale situazione politica dei paese del Nord Africa renda ancora più difficile fare previsioni a lungo termine.
E sull’intervento dei cinesi permane qualche dubbio: sono proprio i tedeschi che hanno alzato gli scudi contro i produttori asiatici, accusati di aver rovinato il mercato del solare a suon di sussidi e non è detto che vorranno tappare i buchi data, tra l’altro, la crisi che anche le loro aziende del settore stanno attraversando
Vedremo allora se in futuro l’energia che servirà all’opulenta Europa potrà arrivare dal sole del Sahara e se entro il 2050 – come previsto dal progetto – il 15% del fabbisogno energetico sarà soddisfatto dalla fonte più antica del mondo.
Il mondo va ancora a carbone
venerdì, novembre 30, 2012Record di domanda di carbone e, in futuro, la richiesta della fonte di energia più inquinante aumenterà ancora. Questo, nonostante i limiti imposti da alcuni governi per le emissioni e la discussione sul tema in corso a Doha. Questa la fotografia scattata da un rapporto dell’agenziaWood Mackenzie.
Secondo i numeri del rapporto nel 2010 la domanda di carbone è cresciuta del 6 per cento, il doppio del gas e quattro volte più del petrolio, superata soltanto dalle rinnovabili, e i dati preliminari sul 2011 sembrano ricalcare queste cifre.
A guidare il boom,i prezzi sempre minori. Paul McConnell, uno degli analisti della Wood Mackenzie ha spiegato alla Bbc: “Per la crisi economica c’è stato un vero collasso della richiesta di energia delle industrie. Ciò ha portato a una sovrapproduzione di carbone, che ha spinto in basso i prezzi. Il surplus di permessi di emissione di CO2, derivato da questa situazione, ha portato a un ribasso ancora maggiore”.
La produzione di acciaio dipende dal carbone
La situazione, afferma il rapporto, non è destinata a cambiare nel breve periodo, anche a causa della scoperta negli Usa di grandi quantità di shale gas, quello contenuto nelle argille, che ha un costo molto basso.
L’esperto sottolinea: “Il carbone che non va più negli Stati Uniti andrà probabilmente in Europa”.
Attualmente il carbone è usato nella produzione del 40 per cento dell’elettricità mondiale, e il 70 per cento della produzione di acciaio dipende da questo combustibile.
Oettinger contro il nazionalismo delle sovvenzioni
giovedì, novembre 15, 2012
L’Europa si prepara a un taglio netto delle energie pulite? Il commissario europeo all’energia , Günther Oettinger, sta per scatenare “un elettroshock da Bruxelles”, così titola la Süddeutsche Zeitung. Secondo il quotidiano di Monaco Oettinger vuole “esaminare i sistemi di sovvenzionamento nazionali per alcune risorse energetiche”.
Innervosito dai particolarismi dei 27 stati dell’Ue, il commissario tuona contro il crescente nazionalismo elettrico. Oettinger critica soprattutto la proliferazione selvaggia di sovvenzioni all’energia ‘verde’, suscitando il terrore dei nazionalisti.
A questo punto è possibile che agli stati sia proibito di sovvenzionare liberamente le energie rinnovabili, un privilegio di cui il settore ha largamente approfittato finora. Per la Germania è in gioco la legge sulla promozione delle energie alternative, che negli ultimi anni ha provocato un boom dell’eolico e del solare e un sostanzioso aumento delle bollette elettriche.
Secondo la Süddeutsche Zeitung l’esame degli aiuti statali fa parte del’“ambizioso progetto dell’Ue di dotarsi di un mercato interno dell’energia” entro il 2014, un progetto che però gli stati tardano a realizzare. Questo nuovo mercato dovrebbe garantire la fornitura di energia in ogni angolo d’Europa, ma anche abbassare i prezzi pagati dai consumatori.
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Petrolio, gli Usa primi produttori mondiali dal 2020
martedì, novembre 13, 2012Lo dice oggi l’Agenzia internazionale dell’energia, dato che ne estraggono sempre di più e ne consumano sempre meno, ma circola qualche scetticismo
Oggi l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha diffuso il suo rapporto annuale sulle fonti e i consumi energetici nel mondo, spiegando che entro il 2017 gli Stati Uniti diventeranno i più grandi produttori di petrolio al mondo, superando i maggiori attuali produttori come l’Arabia Saudita e la Russia. L’Agenzia è una organizzazione internazionale intergovernativa fondata dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) dopo la crisi energetica degli anni Settanta, e fino a ora non aveva mai prodotto previsioni così nette legate al futuro energetico degli Stati Uniti. Il rapporto sta facendo molto discutere e secondo diversi osservatori sovrastima le potenzialità effettive del paese nella produzione di petrolio.
Il rapporto AIE dice che «gli Stati Uniti, che attualmente importano circa il 20 per cento del loro fabbisogno energetico, diventeranno del tutto autosufficienti in termini netti», con un notevole cambiamento degli attuali flussi commerciali di petrolio. I principali paesi esportatori dirotteranno parte delle loro forniture verso l’Asia, con probabili cambiamenti anche nei rapporti politici internazionali.
Come spiegano sul Financial Times, gli Stati Uniti potrebbero quindi cambiare il loro atteggiamento in politica estera. Potrebbero disinteressarsi progressivamente alle principali rotte e oleodotti per trasportare il petrolio per il loro consumo interno. Altri paesi orientali, a partire dalla Cina, potrebbero invece fare il contrario per assicurarsi un maggiore controllo di una risorsa fondamentale per i loro ritmi di sviluppo. D’altra parte il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ripete da anni di essere convinto che l’indipendenza dal petrolio straniero sia indispensabile per la politica estera ed economica del paese.
A questo punto si tratterà di capire le prossime mosse di Barack Obama in materia di green economy e su come “intende gestire il cambiamento di un’economia basata sulle fonti fossili a quelle alternative”. Forse, con l’indipendenza energetica alle porte, le energie pulite potrebbero anche diventare molto meno interessanti. Del resto, parole di Obama, “il meglio deve ancora venire”.
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Se Obama non risponde…
giovedì, ottobre 11, 2012Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Francesco Ranci (da New York)
“Non sono un presidente perfetto, e sono certo che al mio avversario fara’ molto piacere sentire queste parole…, ma vi prometto che se mi rinnoverete la vostra fiducia continuero’ a battermi nel vostro interesse, esattamente come ho fatto in questi quattro anni”. Cosi’, guardando la telecamera, il Presidente Usa Barack Obama ha concluso il suo intervento al dibattito televisivo di mercoledi’ scorso, che lo ha messo a confronto con lo sfidante Mitt Romney. Il riferimento ai quattro anni e non ai novanta minuti precedenti poteva essere preparato o spontaneo, ma e’ risultato in ogni caso pertinente.
Nel corso del dibattito, infatti, contrariamente alle attese Obama ha mantenuto un profilo tanto pacato e scevro di spunti polemici da lasciare sconcertati i suoi sostenitori, scatenando entusiasmo e toni trionfalistici da parte dei suoi avversari. Persino quando Romney lo ha apertamente accusato di aver regalato miliardi ai finanziatori delle sue campagne elettorali nel quadro di uno spreco da 90 miliardi di dollari destinati a investimenti complessivamente fallimentari in “eolico e solare” il Presidente non ha battuto ciglio. Limitandosi ad un mezzo e mesto sorriso, scuoteva un po’ la testa ma abbassava lo sguardo in segno di resa, davanti a sessanta o settanta milioni di americani.
Anche in Cina le aziende falliscono
venerdì, luglio 13, 2012Continua il consolidamente del mercato fotovoltaico; prevista una produzione di 59 GW per il 2012 a fronte di una richiesta di 30 GW
Dopo gli Stati Uniti e l’Europa, è ora la volta della Cina. Secondo quanto dichiarato da John Lefebvre, presidente delle operazioni americane Suntech Power, nel corso di Intersolar tenutasi a San Francisco, “oltre 50 aziende cinesi del settore fotovoltaico hanno chiuso per fallimento.
Secondo Lefebvre, “prosegue così il trend di consolidamento del mercato che vede la scomparsa di produttori cinesi di medie dimensioni mentre i grandi produttori stanno conquistando quote importanti anche a livello mondiale. Cambiamenti che non hanno suscitato grande stupore anche se molte aziende, non quotate in borsa, non hanno mai annunciato la loro chiusura o dichiarato prima le difficoltà dovute alla discesa dei prezzi dei moduli. Diversamente da quanto sta accadendo in Europa e negli Stati Uniti”.
Ad oggi nessuno può prevedere quanti saranno i produttori di energia solare destinati a scomparire a livello mondiale. Vero è che l’eccesso di offerta persisterà anche nei prossimi anni; la GTM Research prevede che la produzione di pannelli solari sarà di 59 GW a fronte di una domanda di 30 GW per il 2012.


