Il mio sogno nel cassetto

Corsi e ricorsi dell’ambientalismo

venerdì, giugno 7, 2013

L’ambientalismo torna alla ribalta delle cronache dei giornali. Mentre  la Germania e l’Inghilterra pensano di rivedere i piani per ridurre le emissioni, in Italia si discute se accellerare con le politiche di riduzione delle emissioni. Sul piatto quasi due miliardi che fanno gola a tanti.

Da qualche giorno alcuni autorevoli quotidiani, in primis il Corriere della Sera stanno dedicando intere pagine ai temi dell’ambiente e dell’energia più o meno pulita. Il 5 giugno scorso si è festeggiata la Giornata mondiale della Terra ma, aldilà delle ricorrenze ufficiali, la discussione sembra essere andata oltre. Autorevoli firme del quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, Danilo Taino ((statistical editor) e Stefano Agnoli (vice capo redattore economia ed esperto di energia),  hanno espresso il proprio pensiero che di ambientalista ha ben poco. Sul banco degli imputati ci sono le rinnovabili e le politiche per arginare i cambiamenti climatici, cavallo di battaglia dell’Unione Europea che per anni ha sostenuto con le unghie e con i denti il Protocollo di Kyoto. Oggi però tutto ciò sembra avere un costo troppo elevato. Per le aziende che producono in Europa, secondo l’analisi di Danilo Taino, fatto 100, l’elettricità costa 137, in Giappone 117 mentre negli Stati Uniti 96.

Le politiche ambientali dell’Unione Europea (e la produzione discontinua di energia da parte degli impianti alimentati da fonti rinnovabili), hanno messo in crisi tantissimi produttori energetici. La battaglia che si sta consumando in Italia, a suon di sondaggi e articoli su autorevoli quotidiani, è ancora una volta tra gli eroi che lottano per un mondo più pulito di fronte a chi invece lo sporca. In realtà se il nostro paese decidesse di puntare dritto verso le politiche virtuose di riduzione delle emissioni potremmo dover mettere sul piatto altri due miliardi. E per ridurre la Co2, oltre a ridurre i consumi, dovremmo sostenere l’ efficientamento energetico e lo sviluppo delle rinnovabili. Una strada che non piace certo a chi produce energia da fonti tradizionali e che non ha nessuna intenzione di stare alla porta a guardare.

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“Il sole, le ali e la civetta” da settembre in libreria

martedì, maggio 7, 2013

Un’inchiesta che alterna momenti di fiction alla ricostruzione giornalistica. Otto episodi di invenzione si accompagnano alla realtà dei fatti, per far meglio comprendere come sono andate le cose negli ultimi anni in Italia sul fronte delle energie rinnovabili e chi ne sono stati i protagonisti. 

Collana A Voce Alta – Alpine Studio Editore – Prezzo di copertina, 13,00 euro

Leggi qui la quarta di copertina del libro

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Ci stiamo perdendo il treno

lunedì, aprile 15, 2013

Il senso di responsabilità: uno dei punti da cui ripartire per riprenderci il nostro futuro. Dobbiamo iniziare a chiedere come vengono spesi i nostri soldi e soprattutto è nostro dovere chiederlo

Nella rassegna stampa di stamattina un articolo di Affari & Finanza (l’inserto economico del lunedì di Repubblica) riportava una lettera di Giuseppe Recchi, presidente dell’Eni. L ‘intervento, titolato “Il mondo è ripartito senza aspettare l’Italia”, inizia con: “contrariamente alla sensazione che si ha in Europa, viaggiando per il mondo si percepisce che qualcosa è cambiato e sta cambiando. C’è un ottimismo diffuso e ormai quasi palpabile, è tornata la voglia di intraprendere, di investire”.

Giuseppe Recchi è un manager che il mondo lo conosce e, senza entrare nel merito delle politiche dell’azienda che rappresenta, è importante notare che proprio dal presidente di una delle più importanti aziende italiane arriva questo appello disperato. “L’Italia è un laboratorio tragico”, così Recchi definisce il nostro paese aggiungendo che, “spegne qualunque iniziativa o fiamma d’entusiasmo”.

Ed è proprio su questo “castrare” ed essere “castrati” che vorrei soffermarmi. Le colpe le conosciamo è inutile discuterne e soprattutto è ormai inutile continuare a ripeterlo: il colpevole, le Istituzioni, in questo momento non ci sono neanche più.  Siamo noi che dobbiamo gestire il cambiamento assumendoci, tutti per la propria parte, le nostre responsabilità. Se tu sei la causa dei miei mali posso prendermela con te. Ora però non c’è più nessuno con cui possiamo prendercela. E allora cosa fare?

E’ necessario tornare al concetto di responsabilità, ormai dimenticato da tutti. Il “buon padre di famiglia” di cui Berlusconi è andato raccontandoci per anni, siamo tutti noi. E’ inutile negarlo.

Come scrive ancora Recchi, “nessuno è più chiamato a portare la responsabilità di quello che fa. Moriamo di irresponsabilità diffusa. Dal parlamentare senza vincoli di mandato a chi è proposto a incarichi determinanti per il funzionamento dell’amministrazione, della fornitura di servizi o a chi esce dai binari della legalità”.

E’ da qui che vengono le più grosse disfunzionalità del sistema Italia ed è da qui che dobbiamo ripartire. Tutti o ognuno per sè non ha importanza. Non possiamo più permetterci di aspettare tempi migliori e rimandare le decisioni. Alzarsi al mattino e anzichè prendersela con chi in metropolitana non ti lascia il posto, è forse più utile pensare che quel posto è costato a tutti noi e se ora è sporco e imbrattato di scritte noi ci rimettiamo.

Se così non inizieremo a fare, a occuparci cioè della cosa pubblica a tutti i livelli, ci ritroveremo sempre qualcuno che se ne appropria in modo più o meno lecito. E’ giusto iniziare a chiedere come vengono spesi i nostri soldi e soprattutto è nostro dovere chiederlo. Questo è, almeno a mio avviso, uno dei punti da cui partire. Il resto viene di conseguenza. Se così non faremo il treno con le nostre eccellenze, la nostra cultura, il nostro sapere, la nostra bella Italia insomma, passerà portandosi via anche il nostro futuro.

Arriva Wikispesa, enciclopedia degli sprechi aperta a tutti

lunedì, novembre 5, 2012

Aeroporti abbandonati, spese inutili, enti fantasma: d’ora in poi basta un clic per andare a vedere di persona e tenere sotto controllo la spesa pubblica

C come Comiso. I come Inail. T come Tirrenia. Vi piace Wikipedia? Avete informazioni sugli sprechi nella vostra città? Vi piace scrivere? Da oggi potete dilettarvi con Wikispesa dell’Istituto Bruno Leoni. Wikispesa è un’enciclopedia collaborativa e liberamente modificabile della spesa pubblica italiana per zona (Nord-Centro-Sud-Italia) e per enti (Regioni, Province, Comuni, altri enti).

Una sorta di contabilità anche ambientale, aggiornata in tempo reale, condivisa e partecipata. Del resto i soldi sono anche nostri e quindi è giusto capire dove vanno a finire e soprattutto, a cosa servono effettivamente.

Leggi l’articolo su La Stampa.it

Siamo un paese di falegnami

venerdì, settembre 28, 2012

Senza rendercene troppo conto negli ultimi anni l’Italia ha sviluppato una competenza o, come si direbbe in gergo aziendale, un vero e proprio know how: costruire tavoli. Tavoli a cui si siedono commissari, tecnici, funzionari ministeriali per discutere di regolamenti, valutazioni di impatto ambientale e studi, ovviamente con verifiche e contro verifiche, pareri e relazioni tecniche. Tavoli che passano da sedi ministeriali a regionali, provinciali o comunali (e viceversa) e che ogni volta che vengono “costruiti” comportano un gettone di presenza per chi ha la fortuna di partecipare al progetto.

Tavoli che durano almeno dieci anni. Se a partecipare poi è un nuovo soggetto (istituzionale o privato, poco importa) ecco che il problema del nuovo venuto è subito l’occasione per convocare un altro tavolo. E così all’infinito.

Peccato però che le carte (perchè solo di quello stiamo parlando) finiscono quasi sempre in un bel cassetto (e qua sviluppiamo un altro know how) e alla fine non si decide mai nulla.

A forza di non decidere, oltre a rimanere un paese di falegnami (lavoro assolutamente decoroso che ha fatto la ricchezza di molti distretti industriali) ci troviamo a dover scegliere tra comprare un pezzo di parmigiano o regalare un vestito nuovo ai nostri figli. Le due spese non si possono fare contemporaneamente perchè lo stipendio è lo stesso di quindici anni fa e nessun tavolo si è mai occupato di sviluppare una vera e propria politica industriale degna di un paese moderno. Al contrario tanti, anzi tantissimi, sono stati i tavoli per definire casse integrazioni e contratti di solidarietà.

L’energia è sicuramente uno di quei temi dove il tavolo dovrebbe lasciare finalmente il posto a un piano strategico di politica energetica nazionale che, ci auguriamo, non finisca in un bel cassetto. Il dubbio è che, passati i tenici tanto criticati, i prossimi amministratori preferiscano lasciarci nelle incertezze con un futuro fatto di sacrifici e…..di altri tavoli. Del resto per quello siamo riconosciuti in tutto il mondo e non dobbiamo certo lamentarcene.

Vi racconto una storia….anzi una fiction

venerdì, maggio 11, 2012

Me, myself and IPer una volta non voglio scrivere di dati economici, di kilowatt o di crescita del mercato ma raccontarvi una storia, virtuale. Quella che in narrativa si chiama fiction e dove i riferimenti a fatti e persone sono puramente casuali. L’unica cosa non casuale è il tempo in cui questa storia si svolge: gli ultimi tre anni.

Prendi un imprenditore, meglio se italiano, un mercato nuovo e fortemente incentivato, una filiera tutta da costruire, delle fabbriche da far nascere sul territorio, degli operai che hanno bisogno di lavorare perché hanno già perso, in passato, il posto di lavoro ed ecco, la docu-fiction.

Se pensate di riconoscervi in qualcuna di queste storie continuate a leggermi e cliccate su “leggi tutto”, se no, fermatevi qua.

Un’iniezione di creatività che vuole anche essere di speranza e positività. Qualcuno, dall’altra parte del mondo, è anche riuscito a tradurlo in realtà.

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L’ informazione che crea confusione

lunedì, marzo 19, 2012

Quando si parla di green economy sui media spesso tutto è il contrario di tutto a discapito della reale comprensione dei temi ambientali

“Shampoo e mascara fanno bene al clima”, è il titolo di un articolo de La Stampa sul nuovo stabilimento a emissioni zero de L’Oreal. Premesso che nelle intenzioni del titolista poteva esserci quella di catturare l’attenzione del pubblico femminile, è naturale chiedersi cosa c’entrano lo shampoo per capelli e il rimmel con duecentoquaranta parabole a specchio, quindici chilowatt di energia prodotta e 7800 tonnellate della fantomatica CO2 risparmiate. Un progetto di sicuro prestigio, con importanti valenze ambientali (l’azienda pensa di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2015), che prevede persino l’utilizzo di fonti rinnovabili combinate.

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La city più smart? E’ Barcellona

mercoledì, febbraio 8, 2012

“Smart city: nuvola o realta?, questo il titolo della conferenza di chiusura tenutasi ieri a Milano e organizzata dal Forum della Comunicazione Digitale per l’edizione 2012.

E, quando si parla di città intelligenti in Europa, Barcellona batte tutti. La capitale catalana infatti dallo scorso mese di novembre si è dotata di contatori intelligenti, nuovi impianti di illuminazione pubblica, micro-grid e una rete di infrastrutture per la carica delle auto elettriche. Il progetto, per un investimento complessivo di oltre 100 milioni di euro, fa parte di un piano più ampio che prevede l’implementazione di un sistema di mobilità elettrica sistemi di stoccaggio delle energie rinnovabili per gli edifici. Nella prima fase queste riqualificazioni andranno a diretto beneficio di 50.000 abitanti, di cui circa 43.000 sono famiglie, 600 clienti industriali e 6.400 servizi, per un totale di 85 linee di media tensione, 568 centri di distribuzione e una capacità contrattuale di 527.000 kW.

“Barcellona”, ha spiegato Fabio Florio, Business Development Manager di Cysco Systems Italia, “non è nuova ad iniziative dedicate all’innovazione ma in questo caso è riuscita ad utilizzare importanti investimenti ripensando, in maniera strategica, i servizi obsoleti. E’ stata seguita da Londra, spinta dalle Olimpiadi e, ora, anche Milano si sta muovendo in previsione di Expo 2015. Oggi stiamo lavorando con il Comune di Milano, grazie a dei fondi europei, per monitorare i consumi energetici di tre edifici pubblici e, renderli più intelligenti ed efficienti”. “I comuni italiani” ha concluso Florio, “potrebbero fare molto rendendo più efficiente il sistema esistente, iniziando anche da un’area specifica. Purtroppo il patto di stabilità non ha incentivato i Comuni ad investire su nuovi servizi”.

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Bye Bye Silvio Berlusconi

domenica, novembre 13, 2011

Dodici novembre 2011: una data storica. E’ finita un’era durata 18 anni. Domani sarà il giorno di Mario Monti.

DA OGGI, COME SCRIVE IL FATTO QUOTIDIANO IN COPERTINA, SIAMO TUTTI PIU’ LIBERI

Le immagini della piazza in festa davanti al Quirinale ieri sera, all’annuncio delle dimissioni di Silvio Berlusconi

Jeremy Rifkin: la Spagna potrà creare migliaia di nuovi posti di lavoro grazie ai suoi edifici

domenica, novembre 6, 2011

Jeremy Rifkin, in occasione della pubblicazione del suo libro in lingua spagnola, La Terza Rivoluzione Industriale ( ed. Paidós ), ha rilasciato un’intervista a Marina Meseguer, giornalista de La Vanguardia, il quotidiano in lingua spagnola e in lingua catalana, pubblicato a Barcellona.

Di seguito l’intervista in versione integrale.

Internet e le rinnovabili sono la coppia di economia del futuro?

Sì, questa è una nuova rivoluzione industriale, la Terza Rivoluzione Industriale, che creerà milioni di posti di lavoro in Spagna e una miriade di opportunità per le piccole e medie imprese. La seconda rivoluzione industriale è finita, il petrolio si sta esaurendo, la tecnologia è molto vecchia. Stiamo assistendo ad una crisi economica che ha lasciato milioni di persone in Spagna senza lavoro e, a  migliaia di giovani per le strade di tutto il mondo per dire “basta” . La Terza Rivoluzione Industriale, basata su energia verde e organizzata e gestita da Internet, è la speranza per le generazioni future.

Quali provvedimenti intende prendere l’Europa per adattarsi a questa nuova rivoluzione industriale?

L’Unione europea ha formalmente approvato questo passo in avanti e la Germania sta conducendo questo cambiamento. Fino a dodici mesi fa la Spagna si stava muovendo in modo veloce verso questa direzione ma ora tutto è bloccato.

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