I silurati della green economy
A colpi di pannelli solari
martedì, maggio 21, 2013Continua la guerra dei pannelli solari tra Ue e Cina mentre arriva la risposta di Pechino.
“I dazi anti-dumping voluti dall’Unione Europea sui pannelli solari cinesi non salveranno i produttori europei e potrebbero portare a un “involontario disastro”.
E’ il messaggio contenuto in un editoriale comparso sull’agenzia di stampa statale Xinhua, alla proposta di imporre, dal prossimo 6 giugno, dazi pari al 47% agli esportatori di celle e moduli provenienti dal Dragone. La critica cinese si basa sulla constatazione che “persino i gruppi europei hanno ammesso che il vantaggio cinese sul prezzo finale è il risultato delle economie di scala, trainato in parte dalla crescita esponenziale nella domanda globale di energia solare negli ultimi anni“. Nel suo editoriale, la Xinhua giudica “fuorviante” attribuire ai produttori cinesi la colpa della mancanza di competitività dei produttori europei, e bolla come “protezionismo commerciale” la mossa dell’Ue.
La Lousiana della green economy
mercoledì, febbraio 20, 2013Schiavi del fotovoltaico: nuovo blitz in Salento, scoperti 564 irregolari. Le indagini partite due anni fa con lo scandalo della società Tecnova che sfruttava i migranti per la costruzione dei parchi energetici nelle campagne del Salento. Una storia che fece indignare tutta l’Italia e che oggi Repubblica, pagine di Bari, riporta alle cronache.
Costretti a lavorare nei campi di silicio, nei parchi fotovoltaici del Salento, sottopagati e pesantemente sfruttati; senza che gli fossero riconosciuti i diritti in materia retributiva, assistenziale e previdenziale. La piaga degli immigrati tenuti come schiavi dai padroni dell’energia segna un nuovo capitolo, dopo la pagina nera dell’aprile del 2011 quando scoppiò lo scandalo Tecnova e la rivolta dei migranti che si ribellarono per ottenere il pagamento della loro mano d’opera, denunciando le condizioni in cui venivano ridotti, pur di lavorare.
La guardia di finanza di Brindisi ha scoperto 329 lavoratori impiegati in nero nei campi fotovoltaici e altre 235 persone per le quali sono state riscontrate irregolarità di tipo contributivo. Di questi, moltissimi sono stranieri di origini africane. In tutto, sono state rilevate dai militari del nucleo di polizia tributaria 564 posizioni irregolari. Le nuove indagini scaturiscono proprio dagli arresti di 15 persone fatti due anni fa nell’ambito della complessa attività investigativa che portò alla scoperta di un’associazione per delinquere e interessava in particolare la società Tecnova, operativa tra Brindisi e Lecce.
Mentre gli accertamenti sono in corso, anche il Comune di Brindisi si è costituito parte civile con due distinte delibere della giunta municipale. Secondo il Quotidiano di Puglia, pur non essendo esplicitato quali sono i processi in questione, basta dare un’occhiata ai nomi delle persone contro le quali il Comune si è costituito, ossia Javier Ignacio Ledesma Romero (già implicato nel caso Global Solar Fund e nel frazionamento illegale dei terreni), oltre ad Antonio Colangelo (presumibilmente indagato nell’operazione Helios sulle attività dei fratelli DeGennaro). Il primo procedimento ha a che fare con i cosidetti “schiavi” del fotovoltaico della Tecnova, mentre il secondo riguarda la lottizzazione abusiva e la indebita percezione di contributi europei per undici milioni di euro.
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C’è chi scende e c’è chi sale
lunedì, febbraio 4, 2013Mentre i giornali veneti dedicano ampi spazi al primato del Nord Est d’Italia nel consumo di energia solare, è ufficiale la notizia che X Group, azienda veneta produttrice di celle solari, è in liquidazione
Una famiglia veneta su 30 autoproduce l’energia con pannelli solari, in Friuli Venezia Giulia la percentuale si alza a una su 20. Sono i dati pubblicati oggi dai principali quotidiani veneti e resi noti da Enel Distribuzione che nel 2012 ha concluso l’allacciamento di quasi 20.000 nuovi impianti fotovoltaici (record a Treviso e Padova), cinquemila nuovi impianti in Friuli. L’energia solare che si produce oggi soddisfa le necessità di 1,2 milioni di famiglia in entrambe le regioni, per un investimento complessivo di 7,5 miliardi di euro (due terzi in Veneto).
E mentre Enel festeggia un anno di importanti risultati c’è chi, proprio a pochi chilometri da Padova, deve fare i conti con la liquidazione di quello che è stato il primo produttore italiano di celle solari e moduli fotovoltaici e che fino allo scorso mese di febbraio impiegava circa 200 persone negli stabilimenti di San Pietro Viminario e Latina.
E’ di oggi infatti la notizia riportata da Photon che XGroup Spa ha avviato il processo di liquidazione, dopo aver dato il via alla procedura di concordato preventivo lo scorso 16 novembre 2012.
Rinnovabili Italia Serbia: c’è (troppo) fermento
sabato, febbraio 2, 2013Mentre le aziende italiane vanno in Serbia, Securum Equity Partners annuncia di voler entrare nel business delle autorizzazioni in Italia: chi partecipa all’operazione
Ecco che, a distanza di un anno, il tanto atteso accordo intergovernativo tra Serbia e Italia sulla collaborazione in campo energetico è entrato in vigore. Un accordo che consentirà alla Serbia di sviluppare ulteriormente la propria produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili e all’Italia di essere più vicina al raggiungimento al 2020 dell’obiettivo del 17% di fonti rinnovabili fissato in ambito europeo. Il tutto in nome e per conto della cooperazione industriale e dell’integrazione dei paesi balcanici nell’area europea.
Ed è proprio la produzione di energia il settore dove stanno confluendo i maggiori investimenti e dove alcune aziende italiane si sono già collocate. A luglio 2010 la Seci Energia ha siglato un accordo con Elektroprivreda Srbije (la Enel serba) che prevede la costituzione di una joint company “Ibarske Hidroelektrane”, con il 51% di partecipazione italiana per la costruzione di dieci centrali idroelettriche sul fiume Ibar (investimento iniziale stimato di 283,5 milioni di euro).
Ma gli scambi, almeno secondo quanto riportato da il Mondo, non sono solo dall’Italia verso la Serbia ma viceversa. “Il sole della Serbia splenderà in Italia”, così titolava il settimanale economico il 18 gennaio scorso, riportando un’intervista fatta a Dimitri Passaro, co-amministratore delegato e direttore finanziario di Securum Equity Partners, società di venture capital management che il 30 ottobre scorso ha ufficialmente sottoscritto un accordo quadro con la Repubblica di Serbia per la realizzazione del parco fotovoltaico più grande al mondo, denominato OneGiga, la cui costruzione è affidata all’italiana MX Group
Signori si chiude!
giovedì, dicembre 6, 2012Il Gruppo Aion Renewables (ex Kerself) annuncia il concordato preventivo per le controllate Helios Technology ed Ecoware
“Stress da quinto conto”così, Milano Finanza del 1 dicembre scorso, titolava l’articolo sulle vicissitudini finanziarie di Aion Renewables. Ma lo stress, che sia da quinto conto energia o meno, lo stanno vivendo ormai da quasi due anni i dipendenti di Helios Technology ed Ecoware, produttori di moduli fotovoltaici, entrambi controllati prima da Kerself e ora da Aion Renewables.
«Siamo veramente giunti al capolinea della produzione di pannelli fotovoltaici italiani», dicono al Mattino di Padova i lavoratori dell’azienda di Carmignano di Brenta, che hanno ormai perso ogni speranza di rilancio dell’azienda. «Quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle è stata la speculazione sul fotovoltaico da parte di pseudo-imprenditori e pseudo-manager, che per anni si sono riempiti la bocca di propositi, di progetti e di favole, per cercare di raggranellare più soldi possibile senza pensare affatto a uno sviluppo di questo settore. Ecco che adesso, quando è stato distrutta ogni speranza, iniziano a fiorire indagini che evidenziano la disonestà di chi ha sfruttato gli incentivi solo per ingrassare il portafoglio».
E ora, ecco arrivare il comunicato ufficiale che annuncia il ricorso al concordato preventivo per Helios Technology (quello di Ecoware era già stato annunciato in precedenza) e che mette la parola fine alla produzione di fotovoltaico in provincia di Padova. I lavoratori (circa un terzo della forza lavoro di Aion) potranno contare solo sulla cassa integrazione straordinaria per i prossimi dodici mesi.
Intanto, il management di Aion Renewables, guidato dall’ad Marco Giorgi, ha fatto sapere a Milano Finanza che, “è concentrato ad anticipare l’espansione estera rispetto a quanto previsto dal primo piano industriale: Est Europa, Sudamerica e Africa sono i mercati d’elezione. L’assegnazione di una gara in Sudan potrebbe portare altre importanti novità entro la fine dell’anno”.
Del resto, sappiamo che l’Italia è un paese troppo stressante per fare business ed era giusto tenere aperto finchè gli incentivi garantivano guadagni. Dopodichè, signori si chiude!
La Madonna pellegrina della delocalizzazione
lunedì, ottobre 15, 2012
E’ notizia di qualche giorno fa, apparsa sulla stampa locale che Solsonica, produttore italiano di moduli e soluzioni fotovoltaiche, voglia spostare i macchinari da Cittàducale in provincia di Rieti (dove produce dal 2007 ) in Brasile.
Notizia smentita da Solsonica che, tramite il proprio ufficio stampa, fa sapere che: “per quanto riguarda il possibile trasferimento in Brasile, Solsonica intende sottolineare che non è corretto parlare di delocalizzazione e spostamento dei macchinari. In realtà l’azienda guarda al Brasile – cosi come ad altri mercati quali Francia, Turchia o Romania – in ottica di internazionalizzazione del business perché ritiene sia importante, per mantenere la leadership acquisita, procedere ad una diversificazione di mercato anche geografica oltre che di prodotto (per quest’ultima ci sono progetti in corso)“.
Ma alla Solsonica, società controllata dal Gruppo Eems, ormai da qualche mese si respira aria di incertezza per i 250 operai che, ai primi di agosto, si sono visti annunciare la cassa integrazione ordinaria. Da allora ad oggi però, secondo le fonti sindacali, la situazione sembra essere precipitata.
Una situazione che, secondo Giuseppe Ricci segretario FIM Cisl di Rieti, “è dovuta sì al difficile momento di crisi del fotovoltaico a livello mondiale ma anche alla posizione finanziaria della società”. Secondo l’ultima relazione, il Gruppo EEMS (operatore a livello mondiale nell’assemblaggio, collaudo e finitura di memorie a semiconduttore) riporta un indebitamento di 48,7 milioni di euro. ”Tra l’altro”, ha proseguito Ricci, “le ultime scelte aziendali ci lasciano assai perplessi. Mi riferisco alla chiusura di Solsonica Energia dopo che sono stati fatti massicci investimenti per la campagna pubblicitaria. Soldi persi che oggi potevano tornare utili poiché il mercato – e gli incentivi – si stanno spostando sulle utenze domestiche”.
Occupazione e conti in rosso
giovedì, ottobre 4, 2012Produzione ormai ferma alla Helios di Carmignano del Brenta e cassa integrazione per la Ecoware, entrambe controllate da Aion Renewables
Ed eccomi di nuovo in quel di Padova, questa volta non come inviata ma come semplice “ripetitore” di notizie. E la notizia, ahimè, non smentisce la precedente, anzi la conferma.
Lunedì prossimo (8 ottobre nda) i lavoratori della Helios di Carmignano del Brenta (tra i primi produttori italiani di moduli fotovoltaici fino all’anno scorso) e della Ecoware (azienda padovana specializzata nella realizzazione di impianti solari) saranno in piazza, davanti alla sede della provincia, per protestare. Da più di due anni passano da una cassa integrazione all’altra.
Sul banco degli imputati, almeno secondo quanto riporta il Mattino di Padova, le politiche del Governo che non favoriscono le energie rinnovabili. Da più di una settimana il reparto di produzione della Helios è fermo mentre il reparto produzione celle è in cassa integrazione da agosto. Alla Ecoware invece tutti gli operai sono in cassa integrazione e insieme a loro qualche impiegato perchè, dicono le rappresentanze sindacali, “l’azienda ha ceduto dei cantieri”. Secondo un comunicato di Cgil e Cisl i magazzini sono pieni di materiale e da quando è arrivato il nuovo azionarato (Aion Renewables nda), si è smesso di lavorare sulla manutenzione, abbandonando un pacchetto importante di lavori”.
Ma come già detto la crisi di queste due aziende risale all’anno scorso e viene da molto lontano. Spinta, tra gli altri, dai venti freddi della Russia.
Power One, a casa gli interinali
lunedì, ottobre 1, 2012Secondo quanto riportato dall’Unità edizione di Firenze di oggi, anche alla Power One di Terranova Bracciolini, in provincia di Arezzo, c’è aria di incertezza. L’azienda, portata ad esempio dal Ministro Clini come fiore all’occhiello dell’innovazione su territorio italiano, divenuta negli ultimi 5 anni il secondo produttore mondiale di inverter fotovoltaici ed eolici e famosa per fatturati da record e nuove assunzioni, non vuole sentire parlare di lavoro a tempo indeterminato.
A lanciare l’allarme le rappresentanze sindacali e le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm che, fanno sapere, “nonostante i proclami sulle assunzioni fatte negli scorsi mesi, l’azienda non intende confermare i lavoratori a tempo determinato“.
L’indifferenza che ci uccide
giovedì, settembre 20, 2012La storia di oggi la possiamo definire “una come tante in Italia”. Già vista, già raccontata, già vissuta. Ormai non è neanche più notiziabile perchè ripetuta troppe volte. E’ la storia di tanti, troppi “Mimì metallurgici” feriti nell’onore e che, aggiungo rubando la battuta a Vergassola, in questa storia sono anche stati presi in giro “per benino” (come direbbero del resto i fiorentini).
Sto parlando di quei 350 lavoratori ex Electrolux, ex ISI, oggi quasi persino ex operai (a novembre scade la cassa integrazione straordinaria) che da tre anni aspettano delle risposte e di cui questo blog si è occupato più volte.
Le risposte non sono mai arrivate, le promesse invece sì e pure tante. L’area industriale di Scandicci, in cui gravitano centinaia di famiglie e un indotto che coinvolge almeno due province, avrebbe dovuto diventare un bell’esempio di riqualificazione industriale. Dall’industria impattante della produzione di frigoriferi a quella più pulita dell’energia solare. Chi aveva scommesso allora, su questo progetto, è oggi agli arresti domiciliari per truffa ma questo non basta a restituire il lavoro.
E’ l’Europa che ce lo chiede
martedì, settembre 18, 2012La deindustrializzazione dell’Italia passa anche dal costo dell’energia e dal sistema di scambio delle emissioni, troppo oneroso per le aziende.
“Un’economia a bassa CO2 non deve perdere di vista la necessità di mantenere la base industriale” così Guenther Oettinger, Commissario UE all’energia sugli obiettivi europei 20-20-20 aggiungendo che:”dovrebbero includere anche un altro target; il 20 per cento di contributo industriale al Pil”.
Ancora una volta sistema ambientale e sistema industriale sono in rotta di collisione e questa volta la posta in gioco è molto – troppo – alta. La vicenda Alcoa ha riportato alla luce il problema del costo dell’energia per le imprese italiane, in particolare per le cosidette energivore, tra cui i produttori di alluminio. In Italia utilizzare energia vuol dire spendere cinque volte di più di quello che spende un’impresa in Cina (120 euro il costo del megawatt italiano rispetto ai 23 euro del megawatt cinese). Se invece rimaniamo in Europa, in Germania il megawatt costa il 30 per cento in meno dell’Italia (85, 90 euro al MWh).

