Fotovoltaico

Il piano Sharp mette in allerta Enel

mercoledì, settembre 26, 2012

La crisi del gruppo giapponese porterà alla dismissione di parte del business fotovoltaico

Secondo quanto riportato da MF di oggi crescono attesa e timori per il piano di ristrutturazione del colosso giapponese Sharp, che prevede il taglio di circa 11mila dipendenti entro il 2014, il doppio di quelli inizialmente previsti.

Rumor e indiscrezioni si rincorrono, finendo inevitabilmente per tirare in ballo anche Enel, che vede la controllata Enel Green Power in affari con Sharp su ben due fronti: la joint venture paritetica Esse, per lo sviluppo del fotovoltaico nel Mediterraneo e lo stabilimento catanese 3Sun, che da dicembre scorso ha iniziato a produrre pannelli fotovoltaici e vede come terzo azionista StMicroelectronics.

Leggi qui l’articolo di Angela Zoppo pubblicato da MF di oggi

Niente di nuovo sotto il sole italiano

venerdì, luglio 13, 2012

Mentre tutti commentano il nuovo decreto nessuno parla di quanti lavoratori ad oggi hanno perso il posto di lavoro (con e senza V conto energia) e quanti altri lo perderanno e soprattutto, quale sarà il costo sociale.

Sembra un po’ la moda di questi ultimi giorni: stracciarsi le vesti e inserire la modalità lamento. Lamentarsi, si sa, è uno degli sport nazionali ma sappiamo anche che lamentandoci possiamo sempre rivendicare qualcosa che qualcun altro ci ha fatto mancare. Una richiesta che spesso fa perdere di vista la realtà e che innesca un ricatto infinito, su cui la classe politica ci marcia da anni.

Ma al di là di queste considerazioni di tipo generale la lamentatio, secondo alcuni come Stefano Agnoli esperto di energia del Corriere della Sera, non sta in piedi. Scrive Agnoli: “gli incentivi pubblici per le aziende produttrici di energia elettrica da fonte solare resteranno elevati, ma un po’ meno rispetto al troppo generoso «Quarto Conto Energia».  Ma alla fine, comunque, le tariffe italiane restano più alte di quelle di altri in Europa. «Rischio-Paese»? Può essere. Ma nessuno si può lamentare”.

Gli unici che si stanno davvero lamentando e di cui nessuno parla sono i lavoratori che solo quattro anni fa erano stati impiegati nella filiera delle rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico.

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Anche in Cina le aziende falliscono

venerdì, luglio 13, 2012

Continua il consolidamente del mercato fotovoltaico; prevista una produzione di 59 GW per il 2012 a fronte di una richiesta di 30 GW


Kaohsiung World Stadium - Taiwan

Dopo gli Stati Uniti e l’Europa, è ora la volta della Cina. Secondo quanto dichiarato da John Lefebvre, presidente delle operazioni americane Suntech Power, nel corso di Intersolar tenutasi a San Francisco, “oltre 50 aziende cinesi del settore fotovoltaico hanno chiuso per fallimento

Secondo Lefebvre, “prosegue così il trend di consolidamento del mercato che vede la scomparsa di produttori cinesi di medie dimensioni mentre i grandi produttori stanno conquistando quote importanti anche a livello mondiale. Cambiamenti che non hanno suscitato grande stupore anche se molte aziende, non quotate in borsa, non hanno mai annunciato la loro chiusura o dichiarato prima le difficoltà dovute alla discesa dei prezzi dei moduli.  Diversamente da quanto sta accadendo in Europa e negli Stati Uniti”

Ad oggi nessuno può prevedere quanti saranno i produttori di energia solare destinati a scomparire a livello mondiale. Vero è che l’eccesso di offerta persisterà anche nei prossimi anni; la GTM Research prevede che la produzione di pannelli solari sarà di 59 GW a fronte di una domanda di 30 GW per il 2012.

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Il riciclo che verrà

venerdì, dicembre 2, 2011

Bianco, rosso e green economy illustra nel dettaglio Sunmeet, il recente accordo tra produttori italiani di moduli fotovoltaici e Cobat

50 milioni di moduli fotovoltaici installati, pari a circa 75 chilometri quadrati, per una potenza di 11 GW. Sono questi i numeri del fotovoltaico italiano destinati al riciclo che, dallo scorso mese di ottobre, grazie ad un accordo di programma tra il Cobat, Consorzio nazionale raccolta e riciclo e, il Comitato IFI che raggruppa circa l’80% dei produttori italiani di pannelli fotovoltaici, sarà operativo a livello nazionale.

Un accordo che pone l’Italia all’avanguardia rispetto al resto dell’Europa poiché anticipa quanto la commissione ambiente europea sta discutendo in materia di smaltimento dei moduli fotovoltaici, cioè se considerarli a tutti gli effetti apparecchi elettrici ed elettronici.

Sunmeet, questo il nome dell’accordo, si propone di definire un piano di tracciabilità dei moduli esistenti e, soprattutto, di creare una filiera per il riciclo, oggi inesistente in Italia, che porti anche opportunità occupazionali attraverso la nascita di nuovi impianti per lo smaltimento sul territorio italiano.

L’auspicio è che, come ha dichiarato Filippo Levati, presidente Comitato IFI durante la conferenza stampa di presentazione dell’accordo: “non ci saranno camion che trasporteranno i nostri moduli in Germania per essere smaltiti, come invece già avviene per altri rifiuti”.

“Bianco, rosso e green economy” ha chiesto a Luigi De Rocchi, responsabile Divisione Studi e Ricerche Cobat, che cosa si aspettano dall’accordo e, quali saranno i prossimi passi per definire le migliori pratiche possibili e accompagnare la giovane filiera del fotovoltaico in un percorso di sostenibilità ambientale.

Contando sul fatto che un pannello dura almeno 20-25 anni, quali sono i volumi che prevedete,  ad oggi?

“Considerando che la vita media di un modulo fotovoltaico è di circa 20-25 anni e che l’inizio del periodo di forte crescita nell’installazione dei moduli fotovoltaici risale all’inizio degli anni 2000, attendiamo di doverci misurare con il problema dello smaltimento dei primi moduli fotovoltaici nei prossimi 5-10 anni. Lo smaltimento dei moduli non riguarderà solamente la cella fotovoltaica in senso stretto, ma anche tutti i materiali presenti in un impianto fotovoltaico, quali le strutture di supporto in metallo, gli inverter, la componentistica elettrica ed elettronica, ecc”.

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Rivoluzione in GIFI dopo l’assemblea straordinaria: esodo di associati e dimissioni dal consiglio direttivo

venerdì, aprile 8, 2011

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo del collega Evgeny Utkin, invitandovi a partecipare alla discussione.

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Non c’è pace per il Gifi, Gruppo Imprese Fotovoltaiche. Dopo le dichiarazioni di soddisfazione rilasciate da Valerio Natalizia, Presidente del  Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, all’indomani dell’assemblea straordinaria che aveva visto vincere la sua proposta in assemblea per il Quarto Conto Energia, con il 70% dei voti, un fulmine a ciel sereno si è abbattuto sull’associazione.

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Tutti divisi sotto il sole italiano

venerdì, aprile 8, 2011

Il ruolo della comunicazione per evitare il conflitto e prevenire le situazioni di crisi

“Il Gifi, (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane di Confindustria ANIE) comincia a perdere i pezzi”. Così MF del 7 aprile 2011, importante quotidiano economico finanziario titolava l’articolo dove si racconta dell’Assemblea di una delle quattro associazioni di categoria che oggi rappresentano gli operatori del fotovoltaico. Secondo l’articolo alcuni imprenditori, delusi dalla proposta che l’Associazione ha presentato al Governo per il IV conto energia, hanno deciso di abbandonare l’Associazione passando, secondo MF, ad Aper (Associazione per le Energie rinnovabili) e ad Assosolare (Associazione Nazionale Industria Fotovoltaica). All’appello manca la quarta associazione, AssoEnergie Future, nata l’anno scorso e che rappresenta altre aziende del settore.

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In Toscana “economy verde di rabbia”

lunedì, marzo 14, 2011

Non solo Easy Green in cassa integrazione. Ostaggi della politica, 20 mila posti di lavoro.

La Easy Green di ScandicciCon l’emanazione del decreto Romani l’Easy Green di Scandicci, in crisi dallo scorso mese di aprile, diventa improvvisamente uno dei “casi” più eclatanti di questi giorni e si conquista l’attenzione di alcuni rappresentanti politici che hanno chiesto al Governo di convocare un tavolo di confronto per discutere la situazione.

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Marcia indietro sugli incentivi alle rinnovabili

lunedì, febbraio 28, 2011

E’ di poche ore fa l’annuncio dato dal Ministro Romani di voler rivedere gli incentivi italiani destinati all’energia rinnovabile.

Secondo quanto riportato oggi dall’agenzia Ansa, il Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, nel corso di un incontro presso l’Unione Commercianti di Milano, ha dichiarato che: “le energie rinnovabili sono costate, dal 2000 al 2010, 20 miliardi di euro, in cambio del 4,5% di energia prodotta”. Secondo il Ministro: “bisogna interrompere questo meccanismo”.

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Accordi tra inglesi e cinesi con incentivi italiani

venerdì, febbraio 25, 2011

Nell’autunno 2010 stipulati  gli accordi commerciali tra Governo italiano e cinese.

Dieci gli accordi commerciali firmati dal Presidente del Consiglio Berlusconi e il Primo Ministro cinese, Wen Jiabao, nell’ambito del Forum Economico Italo cinese tenutosi il 7 ottobre 2010 a Villa Madama.

Tra questi,  quello per la produzione di energia solare fotovoltaica nel nostro Paese. Valore dell’accordo, 100 milioni, firmato da BP Solar Italia, BP Cina e The Export-Import Bank of China.

Il Bengodi europeo delle fonti rinnovabili che fa felici cinesi e fondi esteri, così Massimo Mucchetti, vicedirettore del Corriere della Sera ha definito l’Italia in un articolo sul suo giornale del 15 febbraio scorso. Terra promessa per la generosità degli incentivi – superiori dell’80% rispetto alla media europea per i piccoli impianti e del 40-50% per quelli più grandi  – e, terra di conquista per chi vuole accaparrarsi territorio senza rispettare troppo le regole.

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Riparte la produzione di Helios

lunedì, febbraio 21, 2011

Meno di un anno fa  l’annuncio dell’AD Masselli per la nascita di un nuovo polo del fotovoltaico italiano, oggi operai a 800 euro mensili.

Lunedì 21 febbraio, dopo mesi di contrattazioni e incertezze, finalmente hanno riaperto i cancelli della Helios Technology, “il leader italiano nella produzione di celle e moduli fotovoltaici” di Carmignano del Brenta, in provincia di Padova.  Dopo uno stop forzato di due mesi sono tornati in fabbrica i 200 operai per continuare a produrre “i pannelli Made in Italy” anche se, secondo i comunicati Fim-Cisl, l’emergenza non è ancora finita. Il 15 marzo è previsto un altro incontro per fare il punto della situazione.

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