Archivio di marzo, 2012
La bozza del nuovo decreto sulle rinnovabili
venerdì, marzo 30, 2012Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del quotidiano Italia Oggi la parte del leone la faranno il termico e l’efficienza energetica

Gli aspetti più importanti, previsti dalla bozza di decreto dello Sviluppo Economico sulle energie pulite (escluso il fotovoltaico), saranno:
- 30 giugno apertura iscrizione nei registri GSE per accedere agli incentivi per le fonti di energia rinnovabile
- incentivi prioritari per settore termico ed efficienza energetica
- 17% di energie rinnovabili entro il 2020
- il valore degli incentivi sarà di 11,5 miliardi
- prevista la conversione dei certificati verdi in incentivi e il ritiro degli stessi per le produzioni fino al 2015
Sul decreto, composto da 26 articoli e 6 allegati, si dovranno esprimere anche il Ministero delle Politiche Agricole, l’Authority per l’Energia e la Conferenza unificata
Scarica qui l’articolo completo di Italia Oggi
Nulla si distrugge, tutto si trasforma
giovedì, marzo 29, 2012La storia della Scalvenzi che è riuscita a superare una crisi aziendale grazie ai propri dipendenti e che oggi opera nel settore dei servizi ecologici
Da Pontevico (BS)
E’ il workers by out, un modello nato negli Usa, conosciuto in Argentina con le Fabricas Recuperadas e da qualche anno, presente anche in Italia. Per legge, i dipendenti che vogliono proseguire l’attività in fallimento possono costituirsi in coop e ricevere dall’Inps l’anticipo di tutto il periodo di mobilità da destinarsi al capitale sociale dell’azienda. Una pratica virtuosa che consente di salvare posti di lavoro e di risparmiare soldi pubblici destinati agli ammortizzatori sociali.
Ed è a Pontevico, un paese sul fiume Oglio, tra l’agricoltura di Cremona e l’acciaio di Brescia che già nel 1982 la Scalvenzi ha precorso i tempi diventando, dopo due anni di occupazione della fabbrica, una Cooperativa di lavoratori. Una storia, oggi raccolta in un libro dal titolo“Cinquecentottantaquattrogiorni, 25 anni” che inizia con le Officine Fratelli Scalvenzi. Allora erano le macchine agricole e le ruote per i carri il core business dell’azienda che, negli anni ’70, arriva a dare lavoro a 130 operai. Sono anni di cambiamenti importanti anche per il settore agricolo: per la F.lli Scalvenzi inizia una crisi profonda che si chiude, alla fine degli anni ’80, con la messa in liquidazione dell’azienda e il suicidio di uno dei titolari.
Si è spento il sole, chi l’ha spento sei tu
sabato, marzo 24, 2012Le “cinque mosse” del buon padre di famiglia raccontate in una metafora: come distruggere l’autonomia di un mercato appena nato
…”Adesso occorre lavorare perché la legge venga applicata bene, venga compresa dai cittadini, dalle aziende e tanto altro ancora. Siamo ottimisti. Insomma è l’inizio di una nuova era per il fotovoltaico…”.
Così recitava un comunicato stampa di Assosolare del febbraio 2006. Proprio allora infatti muoveva i primi passi il conto energia (il meccanismo di incentivi statali destinati agli impianti fotovoltaici). Un neonato che ha visto nella sua fase di crescita e sviluppo dei genitori permissivi che poi, per cercare di riparare agli errori fatti, sono diventati fin troppo severi.
Un metodo educativo che di solito non porta grandi risultati per chi lo subisce e soprattutto non aiuta a costruirne l’autonomia. La “creatura”, anche nel caso dell’industria fotovoltaica, è oggi un soggetto il cui futuro dipende quasi completamente dagli umori di un educatore che nel corso degli anni ha cambiato più identità (politiche, ovviamente).
I cinesi latitano e il denaro fresco per Kerself non arriva
giovedì, marzo 22, 2012
20 milioni di euro entro il 14 marzo è la cifra che il Gruppo Zongyi avrebbe dovuto versare alla Kerself di Correggio, società quotata sul segmento standard di Borsa Italiana e attiva nell’ingegneria, progettazione, produzione, installazione e distribuzione di impianti solari fotovoltaici. L’ultimo degli adempimenti previsti dagli accordi, siglati il 31 dicembre con i creditori finanziari del gruppo, è oggi ancora un’incognita. Dalla società fanno sapere che: “sono in corso contatti e verifiche con il Gruppo Zongyi al fine di determinare l’effettiva data di sottoscrizione dell’aumento di capitale. A tal proposito, la società continuerà a farsi parte diligente in termini di informativa nei confronti del mercato“.
Incognita che pesa sul futuro dei dipendenti delle due controllate del Gruppo, Helios Technology e Ecoware dove, secondo quanto riportato dal Mattino di Padova non sono stati pagati gli stipendi di febbraio. Kerself aveva già investito 33 milioni di euro per la costruzione di impianti fotovoltaici in Africa, puntando così all’internazionalizzazione del Gruppo.
L’altro ieri il titolo ha chiuso sopra la parità a 1,81 euro e il prezzo rimane così più basso di quello che i cinesi avevano concordato. Zongyi, infatti, si era impegnata ad ottobre a pagare 1,85 euro per azione.
Intanto il 21 febbraio Victor Vekselberg, così come riportato dal sito della Consob, ha aumentato la propria partecipazione nel capitale sociale di Kerself salendo al 44,556% dal precedente 26,7833%; quota detenuta per il 34,380% come Avelar Energy e per il 10,176% come Finman.
La scommessa del solare
martedì, marzo 20, 2012Cinque operatori cinesi, un europeo, un americano e un giapponese: questi i futuri player che domineranno il mercato del fotovoltaico mondiale secondo Marco Achilli, managing partner di EnergyLink, società italiana attiva nei prodotti e servizi per l’energia rinnovabile che recentemente ha presentato al mercato italiano un innovativo micro inverter.
“E’ la dura legge del mercato“, ha spiegato Marco Achilli a “Bianco, rosso e green economy”, “che porterà nei prossimi 3-5 anni ad una selezione naturale dei produttori e ad una inevitabile concentrazione. E’ sotto gli occhi di tutti: il 90% dei produttori di moduli FV hanno avuto pesanti perdite operative nel corso del 2011“.
Il trucco c’è…..e si vede
lunedì, marzo 19, 2012
Speravano di farla franca truccando le foto e aggirare così gli iter autorizzativi necessari per attivare un impianto fotovoltaico. E’ quanto scoperto dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce che a Mesagne, in provincia di Brindisi, hanno posto sotto sequestro un impianto fotovoltaico della potenza nominale di circa un megawatt e del valore di cinque milioni di euro. I “furbetti” non hanno tentato di aggirare la legge con il solito trucco di tanti piccoli impianti realizzati ma in questo caso, prima hanno costruito l’impianto e poi, tentato di ottenere le autorizzazioni necessarie. In Comune hanno pensato di depositare solo delle foto truccate dove risultava che l’impianto non esistesse ancora. Secondo il Noe però quelle foto non sono state scattate nello stesso luogo dove l’impianto è stato costruito e dove, peraltro, non era mai stata rilasciata nessuna autorizzazione. Ora i pannelli verranno rimossi e la società indagata.
Del resto, sia sa, in provincia di Brindisi su 12mila e 200 ettari di terreno agricolo, il fotovoltaico ne ha sottratti ben mille e le indagini di Carabinieri e Procura di Brindisi ormai non si contano neanche più. Oltre 200 sono infatti le Dia (Dichiarazione inizio lavori) giunte al solo Comune di Mesagne nell’ultimo anno che hanno scatenato, come definita dal Nuovo Quotidiano di Puglia, la “Guerra Santa” contro gli impianti fotovoltaici. Secondo i tecnici del Comune nulla è stato “risparmiato” dai Lanzichenecchi degli specchi di silicio: nè zone a rischio idrogeologico, nè zone di interesse storico archeologico.
L’ informazione che crea confusione
lunedì, marzo 19, 2012Quando si parla di green economy sui media spesso tutto è il contrario di tutto a discapito della reale comprensione dei temi ambientali
“Shampoo e mascara fanno bene al clima”, è il titolo di un articolo de La Stampa sul nuovo stabilimento a emissioni zero de L’Oreal. Premesso che nelle intenzioni del titolista poteva esserci quella di catturare l’attenzione del pubblico femminile, è naturale chiedersi cosa c’entrano lo shampoo per capelli e il rimmel con duecentoquaranta parabole a specchio, quindici chilowatt di energia prodotta e 7800 tonnellate della fantomatica CO2 risparmiate. Un progetto di sicuro prestigio, con importanti valenze ambientali (l’azienda pensa di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2015), che prevede persino l’utilizzo di fonti rinnovabili combinate.All’innovazione le briciole del PIL
giovedì, marzo 15, 2012Solo l’uno per cento degli incentivi erogati fino ad oggi è stata destinato allo sviluppo della ricerca sul fotovoltaico. A rischio chiusura il centro di ricerca sul silicio della Memc di Sinigo
L’1,26% del Pil è quanto il nostro paese investe in ricerca e sviluppo, secondo gli ultimi dati dell’Istat.
Nel 2010 sono stati stanziati circa 19 miliardi di euro, di cui oltre la metà da parte delle imprese. Lo Stato, le Regioni e le province autonome hanno finanziato solo 8,8 miliardi di euro, un cifra che negli anni precedenti era di 9 miliardi di euro. In Italia si spende troppo poco per la ricerca rispetto all’Europa, dove la media della spesa si attesta intorno al 2% del Pil. Dopo di noi, solo la Grecia, l’Ungheria e la Polonia.
Secondo il rapporto, più del 53% della spesa 2010 per la ricerca è stata sostenuta dalle imprese, il 14% dal settore pubblico e il 3% dal settore privato no profit. Tra i settori in cui si investe di più troviamo quelli legati alla fabbricazione di computer e prodotti elettronici, alla progettazione di veicoli e apparecchiature meccaniche. A tutti gli altri, nonostante gli impegni presi in sede europea in materia di ricerca e innovazione, non vanno neanche le briciole.

“Nel nostro Paese”, secondo Nicola Baggio, product manager di Silfab, multinazionale italiana che progetta e realizza componenti e sistemi per la filiera del solare “sul fronte di una tecnologia nuova come quella del fotovoltaico, abbiamo avuto una politica di incentivi che ha puntato solo all’installazione trascurando l’importanza della ricerca tecnologica. A fronte di 5 miliardi all’anno di incentivi erogati, possiamo dire che la ricerca e lo sviluppo hanno ricevuto una cifra inferiore all’uno per cento. Troppo poco se pensiamo alle enormi potenzialità dell’elettronica integrata ai moduli o alle infinite possibilità offerte dall’integrazione architettonica. Oggi ci troviamo nella situazione paradossale che noi abbiamo aumentato il volume produttivo e altri, ad esempio Taiwan con la ricerca sulle celle, ha migliorato le proprie prestazioni tecnologiche”.
La verità su Solyndra
lunedì, marzo 12, 2012Francesco Ranci, amico e collega che per anni ha collaborato con il Quotidiano Energia, ora vive negli Stati Uniti. Da lui ricevo e, volentieri pubblico, la storia di Solyndra raccontata da chi ne ha seguito gli sviluppi in diretta

Di Francesco Ranci
Avvicinandosi le elezioni presidenziali Usa 2012, nella speranza di mandare a casa Barack Obama, i repubblicani cercano di dimostrare che quello dei “green jobs” è un mito, utilizzato da Obama per trasferire milioni di dollari dalle casse federali alle tasche dei suoi sostenitori (leggi: finanziatori della campagna elettorale). O dei suoi amici, come il diabolico Al Gore.
Il “caso Solyndra” funge da esempio paradigmatico: linea di credito da 500 milioni di dollari garantita dal contribuente, bancarotta, immediata distruzione dei circa 1.000 posti di lavoro in un primo momento creati. E fra gli investitori privati eccolo, in primo piano, il finanziatore di Obama, il multimiliardario George Kaiser.
Paradossalmente, l’unico politico statunitense ad aver previsto in tempo che il costo del silicio sarebbe crollato fu proprio Al Gore. Ma questo “piccolo particolare” viene ovviamente dimenticato, insieme ad altri “piccoli particolari” che qui di seguito elencherei.
Easy Green, il giudice cancella l’asta
domenica, marzo 11, 2012
Non sono stati versati i soldi, svaniscono i posti per i 373 operai dell´ex Electrolux e Presa Diretta non manda in onda il servizio girato a Scandicci il 26 febbraio
Domani mattina, lunedì 12 marzo alle 11.00, andrà in scena l’ultimo atto per salvare il progetto industriale del sito di Scandicci.
Ora non è più la speranza. E neanche la paura. Ora è il «terrore», come dice Franco Nigi, 47 anni, due figli, un mutuo, in cassa integrazione da tre anni. E´ delegato della rsu e operaio ex Electrolux, ex Isi. Ora apprende di non stare più neanche per diventare dipendente di Easy Green come aveva creduto. Il giudice fallimentare Isabella Mariani, su istanza del curatore fallimentare Vincenzo Pilla, così come riportano le fonti sindacali, ha dichiarato decaduta l´aggiudicazione dell´asta con cui la nuova società Easy Green doveva rilevare l´azienda. I termini erano scaduti il 18 febbraio scorso, quando l´azienda avrebbe dovuto versare 12 milioni e 600 mila euro per rilevare lo stabilimento e non lo aveva fatto. Il giudice però aveva atteso, evidentemente pensando ai 373 operai



